Decennale del sisma, il ricordo che mancava: “Non dimentichiamo gli Ufficiali di Stato Civile”

25/08/2026 | Attualità, Notizie in evidenza, Storie e persone

hangar aeroporto salme terremoto 2016

Nel decennale del terremoto, sono state numerose le persone e le categorie ricordate per il lavoro svolto nei giorni della tragedia. Ma, come segnala il nostro lettore Fabrizio Chiaretti, c’è una categoria che rischia di essere rimasta nell’ombra: gli Ufficiali dello Stato Civile che, nei giorni successivi al sisma, operarono presso un hangar dell’Aeroporto Ciuffelli di Rieti, alle prese anche con gli atti di morte e con le pratiche burocratiche legate alle vittime.

Un lavoro silenzioso e particolarmente delicato, svolto in condizioni umane e professionali eccezionali. Chiaretti affida a questa lettera il suo appello affinché, a dieci anni di distanza, venga riconosciuto anche il loro impegno.

La lettera di Fabrizio Chiaretti

Per non dimenticare o, per meglio dire, per ricordare.
Per ricordare, oggi, a 10 anni dal tragico sisma c.d. di Amatrice, anche il lavoro svolto dai tanti Ufficiali dello Stato Civile che, tra innumerevoli e oggettive difficoltà prestarono il proprio lavoro presso un hangar dell’Aeroporto Ciuffelli di Rieti, nel silenzio di una comunicazione mediatica talvolta “concentrata” su altre tipologie di situazioni e personaggi e/o personalità, ignorando figure invece fondamentali e, nel caso specifico, con indubbie e incontrovertibili doti umane.

Da collega mi corre l’obbligo professionale, di amicizia e solidarietà ma, ancor più etico e morale di riconoscere pubblicamente la straordinaria dedizione di colleghi chiamati a svolgere la funzione di Ufficiali di Stato Civile non senza coinvolgimenti emozionali nel formulare atti di morte, altre pratiche burocratiche ad essi legate, che coinvolsero anche conoscenti e amici.

Questo ricordo non coinvolge il sottoscritto, in quanto proprio in quei giorni stavo uscendo da un incidente che mi era occorso e quindi impossibilitato a potermi rendere utile, ma vuole rappresentare di nuovo, oggi come allora, un riconoscimento che desidererei venisse concesso, oggi per allora, al lavoro di tutti coloro che erano lì, provenienti e accorsi anche da altre Regioni, compresi coloro che attualmente si trovano in pensione.

Colleghi per i quali auspico che S.E. il Prefetto e perché no, lo stesso Presidente della Repubblica, facciano pervenire loro, oggi per allora, formale encomio, ovvero altro adeguato riconoscimento non soltanto per un lavoro svolto in condizioni psico-fisiche davvero eccezionali, ma soprattutto per sigillarne un indiscutibile e assoluto valore morale.

25_08_26

foto il Messaggero

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