Un silenzio raro, quasi tangibile, ha accompagnato la proiezione del film Anna, omaggio ad Anna Magnani, opera prima alla regia della straordinaria Monica Guerritore.
In sala c’erano 450 studenti delle scuole superiori, invitati dal Circolo dei Lettori dell’IIS C. Rosatelli, da anni impegnato nei progetti ABC. Eppure nessun brusio, nessuna distrazione. Solo attenzione, emozione, ascolto. La vita travagliata, imprevedibile, potentissima di “Nannarella” riempiva lo schermo e la sala insieme.
Alla Guerritore va il merito di aver saputo attraversare visioni, ricordi, dialoghi e piani temporali diversi, momenti cruciali della sua esistenza: i successi, le cadute, la disperazione, racchiudendoli in scene che da sole rappresentavano un intero racconto. C’era Monica sullo schermo, ma era Anna. Suoi quegli occhi ardenti, suo quell’urlo sgraziato e vero, sue quelle lacrime che non chiedono permesso.
“È una figura femminile che mi ha sempre accompagnato” ha raccontato ai ragazzi che le hanno rivolto numerose domande “Quando, grazie ai proventi di Inganno su Netflix, ho fondato una casa di produzione con mio marito, ho deciso che il primo film sarebbe stato dedicato a lei. Perché rappresenta un modello estetico e umano diverso. Una nuova ipotesi. Lo dice lei stessa dopo l’Oscar per La Rosa Tatuata: “Sono ingombrante!”.”
Gli studenti restano colpiti dalla parabola di un’attrice che recitava oltre il copione, che non si fidava della qualità di autori le cui frasi le uscivano sputate, che cuciva ogni personaggio sulla propria pelle. Faticano a comprendere come un Oscar possa averla, paradossalmente, isolata. “Il cinema stava cambiando – spiega la Guerritore, accompagnata dal critico cinematografico Pontiggia in veste di moderatore che rilanciava con nuove domande il dibattito – Nel ’57-’58 si decise di estromettere i “dinosauri”: Fabrizi, la Magnani. Si voleva un’epoca più moderna. Persino Pasolini, dopo due anni, rinnegò, ferendola, la sua straordinaria interpretazione in Mamma Roma.”
Dentro Anna convivono molte donne, molte attrici, molte contaminazioni. In Francia il film è stato accolto con dieci minuti di applausi ininterrotti. “Perché il linguaggio del cuore non ha bisogno di traduzioni”.
“Ho fatto l’attrice per avere quella carezza che mi è mancata”: l’amore più grande di Anna Magnani fu Roberto Rossellini: un amore assoluto, doloroso, mai davvero sanato. Nel film non c’è il Rossellini pubblico, brillante e celebrato, ma quello dell’assenza. E poi il figlio Luca, colpito dalla poliomielite: i sensi di colpa, la necessità di lavorare per garantirgli cure adeguate, la distanza. Straziante la scena della corsa in ospedale con il bambino tra le braccia, sovrapposta alla celebre sequenza di Roma città aperta: la vita privata che si fonde con quella artistica, e nell’arte trova una forma di sopravvivenza.
La Guerritore non risparmia una riflessione dura sul presente: “Contesto il mondo del cinema di oggi. Gli attori valgono talmente poco che non c’è più tempo per provare. Ti vogliono non ingombrante, fai quello che dico e poi ti doppio. Dobbiamo combattere questo. Il professionismo è dignità, in ogni settore. Ci salva dalla schiavitù e dal servilismo”.
E confessa di essersi scoperta con una dolcezza nuova: “Conosco la fragilità di chi sta davanti alla macchina da presa. Le umiliazioni, il mancato rispetto. Da regista mi è venuta spontanea una delicatezza che non sapevo di avere”.
Per una di quelle coincidenze che sembrano scritte dal destino, Monica Guerritore, che come la Magnani detesta volare, sarà in aereo proprio il 7 marzo, giorno del compleanno di Anna. Il giorno successivo, a Los Angeles, nell’ambito del 21° Los Angeles, Italia – Film, Fashion and Art Festival, si celebreranno due ricorrenze simboliche: i 70 anni dall’Oscar alla Magnani per La rosa tatuata e gli 80 anni di Roma città aperta, capolavoro del Neorealismo. Sarà Anna ad aprire la rassegna.
Anna continua a vivere. Nelle immagini, nella memoria, nelle ferite trasformate in arte. “Una donna non muore se da un’altra parte un’altra donna riprende il suo respiro”. Con questa citazione Monica Guerritore ha concluso il suo intenso dialogo con i ragazzi. Poi l’applauso, lungo e convinto.
Subito dopo i selfie, le strette di mano, le ultime domande affidate ai nostri microfoni.
Per molti di loro, per molti davvero, Anna è nata oggi. E forse è questo il senso più profondo del film: non custodire un mito, ma restituirgli voce.
19_02_26
ph M. D’Alessandro
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