Si è svolta domenica 1 febbraio a Roccantica l’ultima assemblea del Comitato Acqua Bene Comune – Sabina, nato nei mesi scorsi mentre maturava, per dieci comuni sabini, il passaggio del loro acquedotto dal Consorzio Media Sabina all’APS spa.
Un passaggio avviato lo scorso 15 marzo 2025 sulla base di ragioni mai ben chiarite e proseguito nella più totale mancanza di trasparenza. Basti pensare che nei mesi scorsi il Consorzio ha tenuto tre assemblee deliberative in videoconferenza senza presenza di pubblico, nonostante le norme di legge e lo statuto del consorzio stesso, nascondendosi di fatto ancora una volta dai cittadini nei momenti decisionali. Né il Consorzio ha mai dato risposta alla petizione firmata da oltre 200 persone, che chiedeva un incontro pubblico di chiarimento sugli aspetti oscuri (es.: il passivo di bilancio maturato negli ultimi anni dal Consorzio) e sulle conseguenze per gli utenti della confluenza in APS spa.
Di fronte a queste inadempienze e opacità, diversi aderenti al Comitato hanno presentato a dicembre un circostanziato esposto alla Corte dei Conti per verifica delle eventuali responsabilità, che verrà integrato sulla base del bilancio 2024 approvato nell’ultima assemblea consortile a porte chiuse, appena pubblicato.
I partecipanti all’assemblea di domenica, provenienti dai vari comuni del Consorzio, ma anche da Comuni che fanno parte già da tempo di APS, a dimostrazione dell’interesse diffuso nei confronti della tutela dell’acqua, hanno alimentato il Comitato con nuove adesioni e hanno deciso di procedere con richieste formali di incontro con le figure responsabili, a partire dal segretario consortile (Dott.ssa Filma di Trolio), al fine di ottenere chiarimenti su diversi punti, fra i quali: mancata comunicazione ai cittadini durante il passaggio ad APS spa; negligenze e responsabilità che avrebbero portato al debito; notevole ritardo nella pubblicazione dello schema di rendiconto 2024; recupero dei canoni verso gli utenti finali, ma anche recupero di quanto dovuto dai Comuni che partecipano al Consorzio; mancate risposte da parte del Consorzio sulle Pec di segnalazione guasti (come segnalato da alcuni cittadini in assemblea), ecc.
L’assemblea del Comitato ha anche deciso che interloquirà direttamente con APS spa, chiedendo un incontro formale circa il futuro del Consorzio e dei suoi utenti, comprese le future bollette, nella preoccupazione che il ripianamento del debito possa gravare su queste ultime, ma anche chiedendo conto delle risorse investite per la manutenzione della rete e della loro effettiva gestione.
Peraltro il giorno stesso dell’assemblea, si è verificata un’interruzione idrica improvvisa a Casperia, durata almeno 10 ore; è stata una nuova occasione per rendersi conto di quanto l’acqua sia un bene prezioso nel quotidiano e di quanto sia fondamentale la manutenzione dell’acquedotto, voce a cui si dovrebbero dedicare la maggior parte degli investimenti previsti.
Il Comitato, che si richiama al referendum italiano per l’acqua pubblica nel 2011 (con la grande vittoria dei sì), ricorda che la legge regionale n.5 del 2014, tuttora vigente, ribadisce il rispetto dell’esito referendario; l’articolo 7 prevede un Fondo di solidarietà per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato per aiutare aziende speciali e consorzi di comuni a riprendere il controllo della gestione del servizio.
Infine viene sottolineato che l’adesione al Comitato è aperta a tutte le interessate e gli interessati, anche abitanti in comuni esterni a quelli del fu Consorzio e già gestiti da APS spa. Le finalità del Comitato non si limitano infatti a fare luce sugli accadimenti che hanno portato alla fine del Consorzio, ma comprendono tutti gli aspetti che riguardano la tutela dell’acqua come bene comune, escludendo le logiche di profitto dalla sua gestione e rivalutando l’importanza della partecipazione della collettività nei processi decisionali.
Saranno quindi approfondite le questioni legate al raddoppio dell’acquedotto del Peschiera, al raccordo dell’infrastruttura tra Peschiera e Tuscia via Bassa Sabina e la proposta di legge per la creazione di un Ato unico regionale.



