Una camera ardente rimasta aperta per tutta la notte al PalaCordoni per Gioacchino Fusacchia, allenatore amato e punto di riferimento per intere generazioni. Quel palazzetto era la sua casa ed è lì che, dietro la bara, il canestro e i loghi della NPC e de La Foresta fanno da sfondo al racconto della sua vita: la bacheca con articoli, messaggi e comunicati, la coppa di una vittoria storica, quella di Matera, i fiori, le foto dei suoi ragazzi. Tra queste anche quella di un giovanissimo Kobe Bryant, allievo agli esordi. Gli stessi ragazzi che continuano a lasciare un pensiero scritto, una lettera, una preghiera.
Per tutto il pomeriggio di ieri il palazzetto è stato attraversato da una folla silenziosa e composta, sgomenta per una scomparsa tanto improvvisa, annunciata ufficialmente dalla cancellazione della prossima partita. Gioacchino non è rimasto solo.
Nelle ore che precedono i funerali, accanto a lui si alternano i familiari – la moglie Maura, i figli Irene e Federico, la sorella Laura, i fratelli Giuseppe e Gianni e i nipoti – insieme agli amici e ai rappresentanti della Npc. Tutti continuano a ringraziare quanti varcano le porte del PalaCordoni per un ultimo saluto.
Le pagine del quaderno dei messaggi sono ormai colme, ma non si fermano i ricordi, gli abbracci e le testimonianze di stima per chi non è stato soltanto un allenatore, ma un vero maestro di vita per vecchie e nuove generazioni.
Oggi, domenica 25 gennaio, l’ultimo saluto alle ore 12.30 nella chiesa di Regina Pacis.



