di Massimo Palozzi – Passata la festa gabbato lo santo, recita un antico detto popolare. Attualizzando il concetto, si potrebbe dire passate le feste gabbati li commercianti.
All’interno della categoria c’è grosso fermento. Le vendite natalizie non sono andate affatto bene e ora è scattata la caccia ai colpevoli. In un quadro macroeconomico tutt’altro che roseo, le principali responsabilità vengono sostanzialmente ricondotte a due filoni: da un lato, lo scarso appoggio ricevuto dalle pubbliche amministrazioni, Comune in primis. Dall’altro, l’insufficiente presenza di iniziative a livello associativo.
Quanto al primo punto, la mancanza di strumenti per attrarre clienti, soprattutto nel centro storico, è un dato oggettivo. Tanto più impattante, considerando le difficoltà di movimento causate dai cantieri. Fatte salve alcune limitatissime aree, per tutto il periodo festivo Rieti è apparsa dimessa come mai prima e letteralmente spenta. Anche il fiume, che in passato era stato agghindato con luminarie d’effetto, ha mostrato uno spettacolo desolante, salvato solo dalla naturale suggestione dei suoi scorci. Lo spirito del Natale si è insomma sentito poco. In giro le poche persone infreddolite hanno offerto la dimensione plastica di una vitalità collettiva ridotta al minimo, mentre le attività commerciali hanno dovuto fare i conti con un’affluenza di clientela davvero risicata.
In tempi di magra va pure bene stringere i cordoni della borsa. Se le luci e gli addobbi sono considerati un lusso è giusto rinunciarci. Ma davvero un bell’aspetto vuol dire soltanto civetteria? In un approccio del genere si legge una pericolosa sottovalutazione del versante promozionale (che per definizione è un investimento, non un semplice costo) e un’ancor più accentuata mancanza di visione sui reali problemi del territorio. In un momento di estrema difficoltà causata dai tanti lavori in corso, non era difficile capire che sarebbe stato necessario uno sforzo di creatività per prevedere percorsi agevolati in grado di far godere al meglio la città favorendo il transito di residenti, turisti e potenziali acquirenti. Invece niente. Il Comune si è inabissato in un silenzio assoluto in attesa che passasse la nottata. Come se le festività di fine anno fossero una calamità di cui liberarsi rapidamente, invece che una straordinaria opportunità. E infatti, passate le feste, sono puntualmente riprese le attività di proiezione esterna come la presentazione martedì nel foyer del teatro Flavio Vespasiano degli eventi legati a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.
Tra gli esercenti circola molto malumore, in parte indirizzato anche verso Confcommercio per non aver saputo sopperire alle mancanze del pubblico. Dal canto suo, il presidente Leonardo Tosti ha chiarito che gli ottomila euro messi a disposizione per Rieti sono stati interamente spesi e che più di tanto non si poteva fare. Alla fine i mugugni restano, anche perché la categoria non è per niente compatta. Più di qualcuno ha notato come la scelta di lasciare i negozi chiusi durante i festivi non abbia aiutato a stimolare l’interesse della gente, alimentando un circolo vizioso di cui è difficile capire cause ed effetti.
Nemmeno la bella mostra su Miró allestita in piazza a Palazzo Dosi dalla Fondazione Varrone è sembrata aver inciso più di tanto. In attesa di conoscere il numero finale di visitatori, l’impressione è che abbia contribuito solo in misura marginale alla promozione di Rieti e del suo centro storico, soprattutto per non essere stata integrata in un programma di iniziative coerente e variegato.
Il basso profilo dell’amministrazione comunale ha suscitato la presa di posizione del Pd che martedì ha denunciato “il fallimento delle politiche messe in campo dalla giunta Sinibaldi. Una situazione di grave difficoltà economica e sociale, lo svuotamento progressivo del centro storico e la perdita di attrattività del cuore della città non sono eventi casuali, ma il risultato diretto di scelte amministrative sbagliate, improvvisazione e assenza di una visione complessiva sul futuro di Rieti. Emblematico”, accusano i Dem reatini, “è il disastro delle iniziative natalizie: come attestano gli stessi commercianti, dati di cassa alla mano, si è registrato il peggior risultato dai tempi dell’emergenza Covid”.
Nel frattempo, il presidente di Asm Vincenzo Regnini ha annunciato la prossima installazione dei cassonetti intelligenti per la raccolta differenziata dei rifiuti proprio nel centro storico. I primi quattro erano stati piazzati a Porta d’Arce a fine novembre ma non sono ancora entrati in funzione, in attesa del dispiegamento dell’intero lotto di 56 contenitori forniti dalla ditta marchigiana che si è aggiudicata la gara. Ai residenti verrà quindi consegnata una tessera per il conferimento dei rifiuti sotto l’occhio vigile delle telecamere che monitoreranno il corretto utilizzo degli impianti da parte degli utenti. L’auspicio è che i nuovi cassonetti, se non proprio intelligenti, siano meno stupidi di quelli ampiamente in uso ora che non dispongono del pedale per l’apertura, costringendo le persone a usare una mano per sollevare il pesante coperchio e l’altra per gettare la spazzatura all’interno. Facile se si ha una sola busta e non piove. Ma se si deve buttare un paio di sacchetti e/o reggere l’ombrello, è tutta un’altra musica (per tacere dell’antigienica procedura di toccare il bidone con le mani). Dettagli, per qualcuno. Ma è proprio nei dettagli che notoriamente si annida il diavolo.
18-01-2026



