“Partirei dalle parole del sindaco Sinibaldi sulle strategie, sulla qualità delle collaborazioni istituzionali, sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo per l’Appennino e, soprattutto, sull’attenzione alle giovani generazioni e sul diritto di restare. Quelle parole potrei sottoscriverle e metterci la mia firma, perché sono esattamente il pensiero che è alla base di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura – ha dichiarato oggi Pierluigi Biondi, sindaco de L’Aquila, ospite della nostra città – Per L’Aquila la scelta di partecipare alla competizione per il titolo non è stata casuale, non è stata “proviamoci per vedere che effetto fa”. È stata una scelta strategica. Nel 2019, a dieci anni dal sisma, abbiamo sottoscritto un impegno con altri sindaci di territori che, in momenti diversi, hanno vissuto una frattura profonda come quella dell’evento sismico. Da lì è nata la consapevolezza che la cultura dovesse diventare uno degli assi strategici per il rilancio socioeconomico dei territori.
Intorno alla cultura abbiamo deciso di costruire politiche pubbliche di sviluppo. Per questo la candidatura a Capitale Italiana della Cultura nasce da una visione precisa, non da un’occasione colta al volo.
Il secondo passaggio fondamentale è stato scegliere di farlo insieme. All’inizio avevamo coinvolto anche Ascoli, ma per ragioni burocratiche non è stato possibile. Tuttavia, l’idea di una proposta di territorio è rimasta centrale. Da qui nasce lo slogan “Un territorio, mille capitali”: valorizzare le diversità che ci distinguono, ma anche ciò che ci tiene uniti.
Sarebbe stato più semplice candidare una sola città, occuparsi solo di ciò che accade dentro i confini comunali, gestire da soli il budget. Sarebbe stato più rapido, più conveniente, forse anche più facile da vincere. Ma sarebbe stata una sfida meno ambiziosa e meno entusiasmante.
Il nostro compito, come amministratori, non è occuparci delle ambizioni personali o politiche, ma del futuro delle giovani generazioni, del loro diritto di restare. Per questo la sfida doveva essere più ampia. Non è tanto importante quello che faremo nel 2026: Capitale Italiana della Cultura non sarà un “eventificio”. Sarà anche un grande progetto scientifico e un modello di sviluppo che vogliamo proporre al resto del Paese.
Non a caso, nel tempo, città come Pordenone, Catania e altre si sono interessate a questa esperienza, proprio perché l’obiettivo è costruire un modello replicabile di rilancio per territori che hanno vissuto una frattura capace di mettere in discussione il tessuto comunitario, i legami e il destino dei giovani. Siamo davvero contenti di fare questo percorso insieme. Lo dico anche con una nota personale: mio padre, che lavorava nel commercio, mi diceva che alcuni territori, pur non essendo vicinissimi, si sentono naturalmente legati. L’Aquilano e il Reatino sono così: territori storicamente connessi, non solo per ragioni geografiche o amministrative, ma per una profonda affinità umana e culturale. Devono vivere il loro destino insieme.
Inizieremo ufficialmente nella mia città sabato 17 gennaio, alle ore 11, con l’accoglienza del Presidente della Repubblica: una giornata storica, che segnerà ufficialmente l’inizio dell’anno dedicato alla cultura, all’arte e al territorio. Riaprirà l’auditorium della Guardia di Finanza dopo sei anni: anche questo è il senso della Capitale della Cultura, riconquistare luoghi e spazi. Un evento diretto artisticamente dal maestro Leonardo de Amicis e condotto da Francesca Fagnani e Paride Vitale, con la partecipazione di Pietrangelo Buttafuoco, Giorgio Pasotti, Simone Cristicchi, Fabrizio Mancinelli, Simona Molinari, Aloisia De Nardis, Viola Graziosi, Amara, Riccardo Della Sciucca e Lorenzo Martelli, donne e uomini che hanno la nostra terra nelle radici e nel cuore.
Alle 18.15, proprio davanti alla cattedrale, andrà in scena lo spettacolo “Molecole e Dundu”, con l’accensione dell’installazione artistica“Faro 99”. Vi aspettiamo tutti all’Aquila. Gli aquilani si aspettano molto da Rieti e dal Reatino” ha concluso Biondi



