“Con 2 assemblee clandestine, convocate il’11 e il 31 dicembre in video conferenza, per cui senza testimoni, come si addice alle cose di cui vergognarsi, si è decretata la cessione del Consorzio Acquedotto Media Sabina, finora gestito dai dieci comuni serviti dall’acquedotto, alla Società per azioni APS – denuncia il Comitato “Acqua bene comune – Sabina”. – Il percorso, avviato lo scorso 15 marzo, è stato motivato come “atto dovuto”: i debiti maturati negli ultimi anni rischiavano di ricadere sui bilanci comunali, con conseguente commissariamento. Inoltre, l’approvazione delle tariffe era subordinata all’assunzione della gestione salvaguardata da parte di APS dal 1 gennaio 2026.
Gli amministratori del Consorzio hanno dato prova di una gestione opaca. Dell’ammontare del debito non sono mai state comunicate le cifre precise, né le cause, salvo quella dell’aumento dei costi dell’elettricità, al quale non sono estranee precedenti scelte discutibili e inadempienze che configurano responsabilità da parte di diversi soggetti.
Con il passaggio ad APS delle utenze e delle infrastrutture del consorzio, i debiti maturati graveranno sugli utenti. I quali tuttavia non sono stati minimamente coinvolti.
Alla luce di questa situazione, una petizione con oltre 200 firme di abitanti dei comuni serviti dal Consorzio è stata consegnata il 3 ottobre al Consorzio stesso, e protocollata. I firmatari chiedevano un’assemblea pubblica per conoscere: l’esatto ammontare del debito maturato; le responsabilità e le cause; come sarà diviso il debito fra i paesi investiti del problema.
Ricevuta la petizione, il Consorzio avrebbe dovuto rispondere entro due mesi, come previsto dall’articolo 11 della Convenzione tra i Comuni aderenti al Consorzio Media Sabina.
A questa iniziativa della cittadinanza, il Consorzio non ha mai risposto, dimostrando totale indifferenza nei confronti dei suoi cittadini e spregio del suo stesso Statuto.
Di conseguenza il Comitato “Acqua bene comune – Sabina” ha presentato un esposto alla Corte dei Conti per segnalare i punti oscuri dell’operato degli organi dirigenti del Consorzio, e annuncia due iniziative: un’assemblea pubblica da tenersi il 17 Gennaio alle 17.30 nella Sala della Cultura di Casperia, e la partecipazione a una marcia per il giorno della Befana alle 10.30 dalla sede dell’ormai ex Consorzio fino al forno crematorio di Montasola, per celebrare il funerale del Consorzio Acquedotto Media Sabina e denunciare le speculazioni che causano un impatto ambientale negativo sul territorio sabino.
Il Comitato, denunciando questo modo fallimentare di gestione del bene pubblico e del rapporto fra abitanti e istituzioni, richiama il referendum del 2011, che ha espresso chiaramente la volontà popolare di mantenere l’acqua pubblica, e la legge regionale n. 5 del 2014, che fornisce strumenti per una vera ripubblicizzazione del servizio idrico. Si sottolinea la necessità di una gestione trasparente e pubblica del bene comune acqua, che dovrebbe rimanere sotto il controllo della collettività.



