di Massimo Palozzi – Ieri mattina a Pian de Valli è stata inaugurata la rinnovata sede della Scuola Sci Terminillo. Fondata nel 1960, la Scuola rappresenta da sempre un punto di riferimento per i turisti e gli appassionati di sport invernali. La nuova sede, più accogliente e funzionale, assume quindi un significato particolare di rilancio delle attività legate alla montagna e in qualche misura di una sfida che guarda con fiducia al futuro.
A proposito di iniziative per potenziare l’offerta del Terminillo, un paio di settimane fa è stato annunciato un finanziamento di 2.110.000 euro da parte del ministero del Turismo per la manutenzione straordinaria dell’impianto di innevamento programmato, mentre ulteriori 300mila euro sono stati stanziati per lo Snowfarm, un sistema che serve a generare neve su superfici limitate anche in assenza di temperature sotto zero.
La scorsa settimana è stato invece reso noto un altro intervento che sarà realizzato prossimamente. Sempre il ministero del Turismo ha infatti finanziato con 180mila euro il progetto del Comune di Rieti per la realizzazione di un’area di sosta destinata ai camper. La notizia è stata accolta con gioia dal vicesindaco e assessore allo Sport e Turismo Chiara Mestichelli, che ha parlato di “un’altra ottima notizia per la città e il settore turistico. Il Terminillo ha bisogno di investimenti per tornare a recitare il ruolo primario che gli compete nell’offerta delle eccellenze del territorio”.
La nuova area camper è stata individuata in prossimità del Residence Tre Faggi, attualmente utilizzata come parcheggio. Proprio questo dettaglio ha suscitato le proteste dell’associazione “Camperisti in quota e turismo all’aria aperta”. Secondo il suo presidente Emanuele Oliverii, la scelta è stata calata dall’alto senza alcun confronto e “manca di visione strategica in un contesto territoriale delicato e complesso”. Peraltro, nota ancora Oliverii, un’area camper esiste già a poche centinaia di metri e non ha molto senso privare il Terminillo di un parcheggio per le auto, oltretutto in una zona interessata da una frana.
Al di là delle valutazioni sul merito di queste azioni, il tema centrale rimane l’elemento fondamentale attorno al quale ruota tutto: la neve. O, meglio, la sua assenza. Il bilancio dell’anno scorso è stato deludente, per quanto migliore del precedente. E i segnali attuali non lasciano presagire un’inversione di tendenza. L’auspicato avvio della nuova stagione sciistica per il ponte dell’Immacolata è già saltato a causa della mancanza della materia prima, che nemmeno i cannoni sono stati in grado di compensare. Gli occhi di operatori e turisti sono ora tutti puntati sul Natale, nella speranza di abbondanti precipitazioni capaci di restituire al Terminillo quel manto bianco rimasto ormai solo sulle cartoline d’epoca.
La prima neve di fine novembre aveva illuso su una possibile apertura delle piste. Le piogge dei giorni successivi l’hanno però rapidamente sciolta, anche perché non era stata battuta. Intatta, ma insufficiente, è rimasta solo quella prodotta con l’innevamento artificiale da parte di Asm.
L’attesa di una bella nevicata o, quantomeno, delle condizioni meteo ideali per l’attivazione dei cannoni, torna dunque ad essere la costante che ormai da anni domina la scena terminillese. Le prospettive però sono tutt’altro che rosee. Martedì sera la temperatura registrata a Punta Rocca, sulla Marmolada, è stata di 2,3 gradi centigradi, mentre quella alla foce del Po era di mezzo grado inferiore. Faceva insomma più freddo al livello del mare che non in quota, a oltre 3.200 metri di altezza. Il fenomeno è conosciuto con il nome di inversione termica e non è certamente una novità, anche se con l’accelerazione del cambiamento climatico si manifesta con sempre maggior frequenza.
Per far fronte alla latitanza di neve naturale e alle avverse condizioni che hanno impedito di azionare in loco gli impianti per l’innevamento programmato, sempre in Trentino la scorsa settimana hanno organizzato uno spettacolare trasporto sul monte Bondone di neve artificiale presa in un’altra zona con l’elicottero. L’operazione ha scatenato le ire delle associazioni ambientaliste che l’hanno bollata come una dannosa forzatura degli equilibri montani, oltretutto inutile visto il contesto climatico che si è ormai instaurato.
Se queste sono le condizioni di rinomate stazioni sciistiche, non c’è da farsi troppe illusioni che il Terminillo possa beneficiare a breve di copiose e durature nevicate. Gli sforzi fatti dalle amministrazioni e dai privati sono encomiabili, ma di fronte alla situazione data sarebbe forse più proficuo cominciare a esplorare soluzioni alternative.
La montagna può non essere solo sci e sport invernali. Andrebbe vissuta e sfruttata (nel senso migliore della parola) durante tutto l’anno attraverso iniziative capaci di emanciparla dalle formule tradizionali.
Aspettare la neve come un Godot che non arriva mai (o molto di rado) sembra insomma una strategia priva di sbocchi. E pure inseguirla con soluzioni tecnicamente non in grado di stare al passo con i tempi del cambiamento climatico mostra limiti strutturali di cui sarebbe bene prendere atto.
14-12-2025



