di Massimo Palozzi – Lunedì la Cisl ha rilanciato l’allarme sulla desertificazione bancaria in provincia di Rieti, dove nel giro degli ultimi dieci anni è stata tagliata la metà degli sportelli, passati dai 76 del 2015 agli appena 38 del 2025 (i dati sono aggiornati al 30 settembre). L’ultima in ordine di tempo ad essere soppressa è la filiale di Intesa San Paolo di Contigliano meno di un mese fa, il che aggrava il computo degli effetti di un fenomeno la cui portata interessa l’intero territorio provinciale in misura ancora più marcata rispetto al pur critico quadro nazionale.
Secondo l’Osservatorio sulla desertificazione bancaria della Fondazione Fiba di First Cisl, nei primi nove mesi di quest’anno in Italia hanno chiuso 268 sportelli. Le regioni più colpite sono state Basilicata, Marche e Veneto con una tendenza verso un ulteriore ridimensionamento, anche se già adesso il 43,3% dei comuni italiani non dispone nemmeno di un’agenzia.
In questo difficile scenario, per Rieti sembra essere notte fonda. Tra le 107 province italiane, la nostra si posiziona al 101° posto per numero di comuni dotati di sportelli bancari e ovviamente all’ultimo nel Lazio con un indicatore molto più alto non solo della capolista Latina, ma anche in rapporto a Roma, Viterbo e Frosinone.
Su 73 comuni, solo 15 dispongono infatti di uno sportello bancario attivo, il che significa che quasi l’80% dei nostri borghi ne è sprovvisto. Come sottolinea la Cisl, la desertificazione bancaria rappresenta un acceleratore di impoverimento del territorio e insieme di esclusione sociale, soprattutto per le persone anziane. Per le microimprese la mancanza di istituti di credito di prossimità costituisce invece un ulteriore elemento critico nel contesto di una congiuntura già di suo sfavorevole, in particolare per quanto riguarda le aree interne.
Le pesanti ristrutturazioni dei grandi gruppi e la progressiva digitalizzazione dell’operatività stanno inoltre avendo ricadute pesanti in termini occupazionali. Le banche assumono col contagocce e, dismettendo filiali a un ritmo vertiginoso, riducono contestualmente il personale in servizio.
Rieti probabilmente paga, almeno in parte, le eccessive aperture degli anni passati, quando il numero di sportelli appariva sproporzionato rispetto alla consistenza economica del territorio. La presenza di banche era infatti indicativa di depositi e flussi finanziari importanti, in apparente controtendenza rispetto ai dati relativi allo sviluppo locale. Oltre a questo fattore, giocano ora un ruolo importante i nuovi assetti che gli istituti di credito si stanno dando per reggere la concorrenza, nonostante i lusinghieri risultati di bilancio registrati negli ultimi anni.
Nel caso di Rieti la fuga sembra però essere determinata principalmente da un tessuto economico che non garantisce più grandi margini. E questo innesca una micidiale spirale recessiva: si fanno pochi affari, quindi le banche si ritirano, causando così un’ulteriore contrazione degli investimenti.
Per chi ha finalità meramente speculative, il ragionamento non fa una grinza. Del resto, nell’ultimo decennio la provincia ha subito la tempesta perfetta delle crisi internazionali, degli effetti del terremoto e degli insufficienti interventi sulle infrastrutture (viarie ma non solo).
Giusto un anno fa l’Ufficio Studi della Cgia segnalava l’aumento del rischio usura per le imprese italiane, con una situazione fortemente peggiorata a Benevento, Chieti, Savona, Rieti e Lecce.
L’aumento dell’usura è una logica conseguenza della restrizione sui finanziamenti legali. Quando un’impresa non può accedere al credito attraverso il circuito bancario, diventa inevitabilmente una potenziale vittima della criminalità più o meno organizzata.
La dematerializzazione delle procedure genera poi altre conseguenze pericolose. Venerdì la prefettura ha ospitato un nuovo convegno sul tema delle truffe finanziarie, replicando quanto già fatto negli ultimi anni in altri comuni della provincia. L’evento rientrava nell’ambito delle attività del Comitato di coordinamento per la prevenzione dei reati di truffa, costituito sulla base di un Protocollo nazionale sottoscritto dal ministero dell’Interno e dall’Associazione bancaria italiana per intensificare il dialogo e la collaborazione tra istituzioni, banche e forze dell’ordine sui temi della sicurezza antifrode e dell’educazione finanziaria. L’obiettivo dell’iniziativa era contrastare e arginare la dilagante diffusione delle truffe con un particolare focus su quelle commesse in ambito finanziario, su quelle telefoniche e informatiche, oltre che sui reati predatori in casa e in strada e su quelli in materia fiscale, con consigli sul corretto utilizzo degli strumenti di pagamento, dei social e di internet.
La consapevolezza dei rischi nell’era digitale è in effetti la base per fronteggiare un fenomeno aggressivo e di magnitudine sempre più ampia, inevitabilmente agevolato dall’irreversibile marginalizzazione del fattore umano nei rapporti tra le banche e i loro clienti.
09-11-2025



