Alle 7:40 del mattino di domenica 30 ottobre 2016, una nuova devastante scossa di terremoto sconvolge il Centro Italia. È la più potente di tutta la lunga sequenza sismica che da agosto sta tormentando le regioni di Lazio, Marche e Umbria: una magnitudo 6.5, superiore sia al 6.0 del 24 agosto, che colpì Amatrice causando decine di vittime, sia al terremoto dell’Aquila del 2009.
Questa volta, incredibilmente, non ci sono morti, grazie alle scosse precedenti del 24 agosto e 26 ottobre che avevano costretti molti ad allontanarsi ulteriormente, ma i danni sono incalcolabili.
Il sisma colpisce un territorio già ferito, con epicentro tra i comuni di Norcia e Preci, facendo crollare ciò che era rimasto in piedi. Strade interrotte, ponti lesionati, case sventrate. A Norcia, cuore simbolico dell’Umbria, crollano la Cattedrale e gran parte della Basilica di San Benedetto, di cui resta in piedi solo la facciata, diventata il simbolo di una città: verrà restituita ai fedeli proprio in queste prossime ore. Le antiche mura medievali cedono, mentre nella frazione di Castelluccio le poche abitazioni rimaste si sbriciolano sotto l’urto della scossa.
Le infrastrutture subiscono nuovi guasti: il fiume Nera esonda sulla statale della Valnerina, isolando ulteriormente la zona.
Ad Amatrice, già ridotta in macerie dal sisma di agosto, la nuova scossa fa collassare ciò che era rimasto in piedi: il palazzo municipale, la torre civica, parte della Chiesa di Sant’Agostino.
Ad Arquata del Tronto, un’intera porzione del borgo viene inghiottita da una frana, cancellando le ultime tracce del paese di pietra.
Anche le strutture sanitarie non vengono risparmiate. A Rieti, la scossa viene percepita con una forza impressionante: le persone fuggono in strada, i vetri tremano e nelle corsie dell’ospedale San Camillo de Lellis si vivono minuti di puro terrore. Reparti evacuati, pazienti spostati in fretta all’esterno o dimessi per precauzione. Il ponte romano viene chiuso al traffico per consentire le verifiche dei tecnici.
Per i reatini è un ritorno della paura, quella che sembrava essersi placata dopo il sisma di agosto.
Le scosse di assestamento continuano per ore, mentre dai paesi dell’Appennino arrivano immagini di nuovi crolli, polvere e macerie. La ricostruzione nelle aree colpite dal sisma del 2016, può essere definita in miglioramento, ma ancora non conclusa.



