Effetti Collaterali: il teatro come cura e forza delle donne

26/10/2025 | Notizie in evidenza, Storie e persone

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di S. Santoprete – Nasce quasi per caso, attorno a una tavola imbandita, il progetto teatrale ‘Teatro è benessere’. Un’idea semplice: trasformare la fragilità di una malattia in energia condivisa, trovare nel teatro uno spazio di leggerezza, di scoperta e di cura. A crederci per prime sono state la dottoressa Roberta Pace, oncologa, e l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Rieti: la regista-attrice Giovanna Palomba.
“Quando Giovanna mi propose di coinvolgere alcune pazienti in un laboratorio teatrale – racconta la dottoressa Pace – capii subito che poteva essere un’occasione concreta per integrare le terapie con attività di socializzazione e benessere”. Visto il successo del collaudato progetto “Movimento è benessere”, promosso da ALCLI Donna coordinato da Marisa Sciarrini, progetto di Alcli Giorgio e Silvia e ASL Rieti, coach l’encomiabile Maurizio De Marco, ne venne elaborato uno nuovo che esaltasse gli effetti benefici e terapeutici del teatro: “Donne più serene e motivate affrontano meglio anche i trattamenti, e persino gli effetti collaterali pesano meno”.

Le adesioni al progetto sono state immediate e spontanee. Non tutte le donne hanno completato il percorso, ma quelle che lo hanno fatto hanno dato vita a un gruppo solido, che oggi conta tredici rappresentazioni e due repliche della commedia in vernacolo “Dura lex sed lex” di Mario Travaglini. “Il primo spettacolo del gruppo ‘Effetti collaterali’ andò esaurito in poche ore – ricorda l’oncologa – la gente litigava per i biglietti. È stata un’emozione enorme, per loro e per me”.

Dai locali dell’ex Piaggio, sala di prova, al piccolo teatro di quartiere, ‘Effetti Collaterali’ ha spiccato il volo fino a calcare palcoscenici più grandi come il Teatro Flavio Vespasiano e, recentemente, entrare in una scuola. Lì, davanti a centinaia di studenti, le attrici hanno trovato un’accoglienza straordinaria: “Sul finale in cui Monica Cherubini interpreta il brano ‘Amo la vita’ che porta tutte in scena, i ragazzi hanno acceso le torce, cantato e ballato con noi. Un’atmosfera unica, che resterà nel cuore di tutte”.

Se la spinta iniziale è arrivata dalla dottoressa Pace, a dare forma teatrale al progetto Effetti Collaterali è stata Giovanna Palomba, regista, attrice e oggi assessore ai Servizi sociali del Comune di Rieti. La scomparsa improvvisa di una delle protagoniste storiche, Daniela Angelucci, l’ha portata sul palco, in un ruolo che le stesse donne le hanno chiesto di assumere. “Esprimo grande soddisfazione e ringrazio tutte le mie fantastiche compagne di viaggio – racconta – C’è stato e c’è un notevole impegno da parte di tutte ed anche per me, la prima volta come regista, ha rappresentato uno sforzo diverso. Abbiamo lavorato insieme per regalare spensieratezza, ma anche per trasmettere un messaggio di luce e positività. L’arte ha il potere di unire, curare, ricordare. Tutto è stato un atto d’amore, anche nel ricordo di chi non c’è più”.

La regia di Giovanna Palomba si è basata su un lavoro di caratterizzazione prezioso. Palomba ha cucito i personaggi addosso a ciascuna attrice, esaltando tratti caratteriali già presenti nella vita

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reale e trasformandoli in chiavi comiche e narrative. C’è chi ha portato sul palco il proprio passato contadino, chi si è reinventata cameriera impicciona e chi ha preferito restare dietro le quinte come suggeritrice. “Per noi operatori sanitari questa esperienza è un valore aggiunto – spiega Maria Grazia – ci permette di vivere le pazienti fuori dal contesto della malattia, condividendo momenti di leggerezza e risate. Io, da infermiera, le ho conosciute in ambulatorio, ma qui si crea un rapporto più umano e sincero. È davvero bellissimo.”

Il teatro è diventato specchio e gioco: un modo per raccontarsi e ridere insieme, scoprendo parti di sé che nessuna avrebbe mai pensato di avere. “Abbiamo tirato fuori una forza che non conoscevamo – dicono – e l’abbiamo fatto insieme”.

Effetti Collaterali non è solo teatro. Attorno al progetto ruotano altre iniziative di benessere: corsi di nutrizione, attività sportive, psicologia, fisioterapia, e persino la raccolta fondi per acquistare il casco di crioterapia, utile a prevenire la caduta dei capelli durante le terapie oncologiche. “Abbiamo già trattato diverse donne con ottimi risultati – spiega Pace – ma servono risorse per acquistarne uno nuovo il cui costo è di 30mila euro. Ci piacerebbe poi dotare il gruppo teatrale di strumenti di base, come microfoni e impianti acustici”.

Oggi il progetto continua a crescere, con nuove donne pronte a salire sul palco. Per alcune è troppo impegnativo, per altre è diventato un punto di forza imprescindibile. Per tutte, è la prova che anche dagli effetti collaterali della malattia può nascere una forma di resistenza, comunità e bellezza.

Gli ‘Effetti collaterali’ sul palco sono: Daniela Forlani, Elisa Maietta, Tiziana Granato, Maria Grazia Boscardini, Giovanna Palomba, Santina De Angelis, Assunta Scatoletti, con la partecipazione straordinaria di Monica Cherubini. Presentatori Davide Melchiorri e Isabella Sulpizi, suggeritori: Damiano Chionni, Maria Luisa Fara e Monica Bonato. Illustratrice Nicole Ampola. Collaboratori: Cinzia Lunari, Marisa Sciarrini, Federica Samperna.

Dalle loro voci emerge come il teatro sia stato un’occasione per scoprire lati inaspettati di se stesse. Chi non avrebbe mai pensato di salire su un palco ha trovato forza, energia ed entusiasmo. “Ci siamo scoperte più forti di quanto credevamo – raccontano – abbiamo tirato fuori una parte che non conoscevamo”.

Al pubblico portano due messaggi forti: l’importanza della prevenzione, attraverso diagnosi precoce e stili di vita sani, e la forza della socializzazione come parte della cura. “Da una malattia – spiegano – può nascere anche qualcosa di bello. Questi sono i nostri veri ‘effetti collaterali’”.

‘Effetti Collaterali’ non è solo palcoscenico. È un modo di affrontare la malattia senza retorica. “Quando ci definiscono guerriere io mi arrabbio – confessa una delle protagoniste – perché non lo siamo. La forza arriva, sì, ma perché sei costretta. Quando arriva la diagnosi, ti crolla il mondo addosso. La vita si ferma. Poi, piano piano, impari a rialzarti”.

Il momento più duro? “Ho capito davvero di essere malata quando ho perso i capelli. Finché stavo bene fisicamente, nonostante la diagnosi, mi sembrava quasi irreale. Poi, davanti allo specchio, ho preso coscienza. Quando raccoglievo i capelli dal cuscino ho detto: cavolo, sono malata davvero.”

Eppure, nonostante la fatica, non c’è mai stata vergogna. “Io non mi sono mai nascosta. Non me lo sono comprato, il male. Sono andata in giro calva, a testa alta. Mi sono alzata ogni mattina, anche quando non avevo la forza di fare due passi, e ho continuato a vivere. Perché in fondo, dietro la malattia, restavo io”.

Il percorso, per molte, ha significato anche una rinascita personale. “La malattia mi ha fatto capire chi voglio accanto e chi no. Ho tolto dalla mia vita le persone tossiche. Ho imparato a dire no. Ho messo me stessa al centro, senza sensi di colpa. Prima davo priorità a tutti gli altri, ora la priorità sono io. Mio figlio, il mio gatto, e poi quello che mi fa stare bene. Se una cosa non mi piace, non la faccio. Punto”.

Anche per i medici e operatori questa esperienza è stata una lezione di umanità: “Ho imparato che l’accoglienza è tutto. Una parola sbagliata può rovinare la relazione. E ho capito che anche io devo prendermi cura di me stessa, fare cose che mi alleggeriscono – confida l’oncologa – per questo dico sì a qualsiasi progetto innovativo in una girandola di impegni extra”.

Il teatro, con la commedia messa in scena, ha trasformato la fragilità in un gioco collettivo, in energia condivisa. Alla fine resta l’effetto collaterale più importante: scoprire che fragilità e bellezza possono convivere, che dal dolore nasce una comunità vitale, e che non servono eroi.

foto in copertina di G. Wind

 

 

 

 

 

 

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