di L. Volpone – Rieti, 12 Agosto 2026. Ci sono giornate che immagini per settimane. Le costruisci nella testa, ne prepari ogni dettaglio, fai prove, controlli collegamenti, sistemi telecamere, pagine web, grafiche, streaming. Cerchi di prevedere tutto quello che potrebbe andare storto. Poi arriva la natura e, con una semplicità quasi disarmante, ti ricorda che l’unica cosa che non puoi programmare è proprio lei. La giornata dell’eclissi, a Rieti, è cominciata molto prima di oggi. È cominciata circa un mese fa, quando abbiamo deciso io, Stefania Santoprete e la redazione di FormatRieti che avremmo provato a raccontare questo evento dalla città attraverso una diretta streaming dedicata. L’idea era semplice, almeno sulla carta: permettere a chiunque di seguire l’eclissi attraverso la webcam di Rieti in Diretta, trasformando per qualche ora quello sguardo quotidiano sulla città in una piccola finestra sul cielo. Dietro quella semplicità, però, c’era un mese di lavoro. Prove tecniche che abbiamo effettuato due giorni prima e quindi configurazioni, test di trasmissione, verifiche della stabilità dello streaming, preparazione delle schermate, collegamenti con FormatRieti. Nei giorni precedenti avevamo provato praticamente tutto quello che poteva essere provato. Tutto funzionava. Mancava soltanto il Sole. Poi è arrivato il grande giorno e purtroppo anche le nuvole. Abbiamo sperato che fossero nuvole di passaggio e chi osserva il cielo lo sa bene: una previsione non è una sentenza e, soprattutto in giornate instabili, può bastare uno squarcio tra le nubi nel momento giusto. Per vedere un’eclissi bastano pochi minuti di cielo aperto. Questa volta quei minuti non sono arrivati. Più si avvicinava l’orario previsto, più diventava evidente che da Rieti il Sole non si sarebbe mostrato. Ed è difficile spiegare la sensazione di quel momento. Razionalmente sappiamo benissimo che nessuno può controllare il meteo. Tutta la parte tecnica è pronta e funzionante. Eppure la sensazione è quella di una sconfitta. Perché quando si lavora per settimane a qualcosa, a un certo punto si smette di considerarlo soltanto un progetto. Diventa una piccola sfida anche personale.
Ce lo eravamo immaginato per giorni: il Sole lentamente divorato dalla Luna sopra Rieti e le immagini trasmesse in diretta, le persone collegate, la città sotto una luce sempre più strana. Invece sul monitor c’erano solo nuvole. Impossibile utilizzare da qui il telescopio. Per osservare l’eclissi avevamo predisposto il SeeStar S50, il piccolo telescopio intelligente che viene utilizzato per le foto della rubrica “Sotto questo cielo”. Seestar, però, non è soltanto un telescopio. Fa parte di una comunità internazionale di strumenti e osservatori che condividono le proprie immagini. E mentre sopra Rieti continuavano a esserci le nuvole, da qualche altra parte qualcuno non aveva questo problema: aveva davanti a sé il Sole e un cielo sufficientemente libero per osservarlo. Così quella che inizialmente sembrava una soluzione di ripiego è diventata la parte più bella della giornata. Abbiamo iniziato a ricevere le immagini provenienti dai Seestar posizionati nelle zone dove il meteo era più favorevole e le abbiamo inserite nella nostra trasmissione. La diretta che sembrava perduta è ripartita. Non stavamo più mostrando la nostra eclissi. Stavamo mostrando ‘l’eclissi’. Ed è una differenza che, ripensandoci adesso, racconta molto più dell’evento astronomico stesso. Una finestra aperta altrove: sul monitor c’era il Sole che da Rieti non potevamo vedere. Quelle immagini stavano arrivando da altri strumenti, da altri luoghi, da persone che probabilmente non incontreremo mai. Eppure, per qualche minuto, stavamo osservando tutti la stessa cosa. Un telescopio sotto un cielo sereno diventava gli occhi di tutti quelli rimasti sotto le nuvole. La tecnologia, che per settimane avevamo preparato pensando soprattutto alla trasmissione da Rieti, aveva improvvisamente assunto un significato diverso. Non serviva più soltanto a mostrare qualcosa. Serviva a condividerla. È stato probabilmente il momento in cui la sensazione di sconfitta ha iniziato a scomparire. Perché la diretta non era andata come avevamo progettato. Ma stava funzionando lo stesso anche se in modo imprevisto.
Madre natura, 1. Noi, forse, 1
È una delle ragioni per cui l’astronomia continua ad affascinare tante persone: puoi conoscere con straordinaria precisione il movimento di corpi celesti distanti milioni di chilometri, puoi sapere con anni di anticipo a che ora inizierà un’eclissi e quale percentuale del Sole verrà coperta sopra una determinata città. Ma non puoi ordinare a una nuvola di spostarsi di qualche chilometro. E forse va bene così. A distanza di qualche ora ci siamo accorti che quella che avevamo vissuto inizialmente come una giornata persa è diventata, invece, una delle esperienze più interessanti da quando portiamo avanti questo progetto. Non abbiamo visto l’eclissi dal cielo di Rieti. È un dato di fatto e sarebbe inutile raccontarla diversamente. Ma siamo riusciti comunque a seguirla. Una rete di piccoli telescopi sparsi sotto cieli diversi ha permesso alle immagini di viaggiare là dove la luce del Sole non riusciva ad arrivare. E forse questa giornata ci ha ricordato qualcosa che va oltre l’astronomia. Possiamo preparare tutto. Possiamo impegnarci, programmare, prevedere, costruire sistemi sempre più sofisticati e convincerci, per qualche momento, di avere ogni cosa sotto controllo. Non è così.
Il cielo oggi ce lo ha ricordato con una certa decisione. Ma ci ha ricordato anche qualcos’altro: non poter controllare ciò che accade non significa necessariamente dover rinunciare a viverlo. A volte basta cambiare punto di osservazione. O, semplicemente, permettere a qualcuno che in quel momento vede più lontano di noi di prestarci i suoi occhi.
Questa volta l’eclissi, da Rieti, non l’abbiamo vista.
Ma l’abbiamo vissuta lo stesso.



