di Massimo Palozzi – Meglio fare, anche male, o evitare danni se non si riesce a fare bene? Sembra una domanda oziosa, ma nella scelta fra le due alternative è sintetizzato molto del dibattito pubblico di queste settimane a Rieti.
L’ultima segnalazione in ordine di tempo riguarda il rifacimento di via Garibaldi, dove insieme alla strada sono state asfaltate le caditoie per lo scolo dell’acqua piovana. Quello della manutenzione delle “ceculette” è un tema annoso, che puntualmente riemerge alle prime piogge quando il sistema fognario non si dimostra in grado di smaltire la pioggia proprio perché tombini e bocche di lupo sono tappati dai residui che non vengono rimossi con sufficiente regolarità. Se oltre alla sporcizia ci si mette pure il catrame, allora sono guai seri.
Un mero incidente di percorso (uno dei tanti, a dire il vero) non vale certo a neutralizzare un intervento come la riasfaltatura di via Garibaldi, ma rappresenta un po’ il simbolo di quelle imperfezioni che, sommate tutte insieme, danno l’idea di un modus operandi quantomeno discutibile.
Applicando il concetto a questioni più strategiche, da alcuni giorni tiene banco il tema dell’utilizzo dei proventi della vendita delle farmacie comunali per ripubblicizzare Asm. Nel corso della precedente consiliatura, la (dolorosa) cessione di asset così importanti era stata presentata come la via pressoché obbligata per ottenere le risorse necessarie alla liquidazione del socio privato. Scopriamo oggi per bocca di diversi consiglieri di minoranza che i 5 milioni di euro incassati, non solo non sono stati utilizzati per acquistare le quote detenute dalla Azimut di Otello Rinaldi, ma non sarebbero nemmeno più disponibili, essendo stati dirottati almeno in parte verso altre destinazioni. Secondo le opposizioni si sarebbe consumato un vero e proprio tradimento delle promesse fatte ai reatini, mentre sul piano contabile le cose sembrano essersi complicate parecchio. “Il Comune è in deficit strutturale per il secondo anno e non può coprire un buco da 5 milioni”, ha denunciato Carlo Ubertini. Dal canto suo, il presidente del consiglio comunale e candidato sindaco in pectore Claudio Valentini, che da assessore nell’ultima giunta Cicchetti si è occupato in prima persona della ripubblicizzazione della multiservizi, ha individuato la causa dello stallo nelle perdite registrate da Asm per la gestione del Terminillo. “Anche nell’anno migliore ha perso 100mila euro”, ha sottolineato Valentini, “Asm non può occuparsi del Terminillo”. Una lettura in un certo senso confermata dallo stesso presidente dell’azienda Vincenzo Regnini, che pur difendendo i passaggi burocratico-amministrativi dell’intera operazione, ha spiegato come parte dei fondi incamerati per la vendita delle farmacie sia stata impiegata per finanziare investimenti destinati a migliorare e ottimizzare i servizi affidati dal Comune.
“La risposta del presidente Regnini non smentisce nulla di quanto abbiamo detto”, è stata la replica di Paolo Bigliocchi, Sferzante il commento di Antonio Emili, per il quale “questa cattiva gestione di Asm negli ultimi quattro anni la pagheranno i cittadini, insieme alla quota da liquidare al socio privato, con una Tari al massimo e con l’aumento delle imposte, delle tariffe dei servizi e dei parcheggi a pagamento”.
Il ritorno a un controllo totalmente pubblico dell’azienda che in città si occupa di trasporto pubblico, cura del verde e igiene urbana è stato un obiettivo largamente condiviso da un ampio ventaglio di forze politiche. Meno pacifico il metodo scelto, ovvero il sacrificio delle tre farmacie comunali. Una strategia ancor più criticata oggi che i ricavi dalla loro vendita non sono serviti allo scopo.
Il numero di chi pensa che sarebbe stato meglio soprassedere, invece di procedere in questa maniera, continua di conseguenza a crescere. Il quesito se sia meglio fare bene, piuttosto che fare tanto per fare, assume quindi contorni sempre più concreti, anche alla luce di episodi minori ma non meno rilevanti. Per rimanere in ambito Asm, davvero poco giustificabili appaiono i malfunzionamenti dei contenitori per la raccolta differenziata dei rifiuti installati pochi mesi fa nel centro storico di Rieti.
Il complicato meccanismo studiato per stanare gli evasori della Tari (cassonetti che si aprono unicamente con una tessera digitale) si sta trasformando in una fonte di crescente disagio per molti cittadini ancora preda degli interminabili cantieri e delle improvvise chiusure al traffico di strade a larga percorrenza.
Nella sua ultima seduta il Consiglio comunale ha approvato qualche giorno fa la variante alle norme tecniche di attuazione del Piano regolatore per l’area produttiva di Vazia e per quella ricompresa tra via Tancia e il Velino. Per la giunta l’ampliamento della gamma delle destinazioni d’uso nella Zona annonaria risponde meglio all’attuale contesto socio-economico, garantendo maggiori possibilità di investimenti privati. In pratica, l’area artigianale potrà da ora in poi ospitare anche insediamenti commerciali, estendendo a questo quadrante cittadino la fortissima spinta impressa negli ultimi anni a favore della grande distribuzione. L’inaugurazione prevista per ieri e rinviata a giovedì di un ipermercato proprio in via Tancia potrebbe quindi essere solo la prima di diverse iniziative del genere, mentre procedono i lavori per il parco commerciale di 7mila metri quadrati a Villa Reatina.
La desertificazione del centro, con la chiusura di un gran numero di negozi, e la tutela dei piccoli imprenditori alle prese con un contesto difficilissimo restano sullo sfondo. Al massimo rimandate alla prossima campagna elettorale.
12-07-2026
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