di Massimo Palozzi – Quella appena trascorsa è stata una settimana di difficile decifrabilità su un tema peraltro piuttosto sensibile: la sicurezza urbana. All’esito dell’ultima riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica tenutosi martedì, il giorno successivo è stato infatti diffuso un comunicato per fare il punto e mandare alla popolazione un messaggio tranquillizzante sulla base dei dati relativi all’andamento in decrescita dei reati commessi sul territorio.
Venerdì, il centrodestra unito ha invece partecipato alla manifestazione convocata da Area in piazza Mazzini sotto lo slogan “Riprendiamoci la città. Basta violenza. Chi non rispetta le nostre regole non può rimanere a casa nostra”, con l’intento di “restituire ai cittadini gli spazi pubblici e riaffermare il valore della comunità, della sicurezza e dell’identità”. “Negli ultimi anni”, hanno spiegato gli organizzatori, “il centro storico di Rieti è stato oggetto di un importante lavoro di riqualificazione. Proprio per questo è fondamentale non lasciare che episodi di degrado e violenza, causati da comportamenti incivili, compromettano quanto costruito”.
Le due iniziative hanno prodotto un certo smarrimento perché nel giro di 48 ore hanno inteso illustrare due realtà diametralmente opposte. Il comunicato della Prefettura ha intrecciato dati e misure poste in essere per contrastare la criminalità con una rasserenante visione dello status quo, accompagnata dall’invito a non cedere alle descrizioni fuorvianti dei mezzi di comunicazione che racconterebbero vicende prive di riscontro. “La sicurezza pubblica e urbana rappresenta una priorità assoluta per la Prefettura, che proseguirà nell’azione sinergica con tutte le componenti istituzionali e territoriali, privilegiando una lettura equilibrata dei fenomeni, basata su dati concreti, evitando rappresentazioni che possano generare allarmismi non supportati da evidenze oggettive”. Per i massimi responsabili dell’ordine pubblico locale, dunque, la percezione di timore e insicurezza che serpeggia tra la popolazione sarebbe in buona sostanza frutto di suggestioni mediatiche: “alcuni recenti articoli apparsi sulla stampa locale, finalizzati a rappresentare una presunta situazione di crescente insicurezza nel centro storico del Comune capoluogo, fanno riferimento a fatti dichiarati ma non riscontrati o a situazioni che ragionevolmente suscitano preoccupazione perché affondano le loro radici in un malessere giovanile generalizzato o in condizioni di marginalità sociale, ma che – allo stato – non spostano la valutazione della città di Rieti come una città sicura”.
Stando all’autorevolezza della fonte e alla precisione delle cifre (86 furti nel primo trimestre dell’anno contro i 146 dello stesso periodo del 2025, arresti di spacciatori e contrasto alla mala movida), ci sarebbe da stare tranquilli. Senonché pare piuttosto azzardato e semplicistico liquidare come invenzioni le notizie riportate dai giornali. Del resto non tutti gli episodi finiscono in un verbale di polizia, quindi non è detto che un articolo non riporti il vero solo perché mancano le “evidenze oggettive” da far valere in sede giudiziaria. Una molestia dura un attimo, così come una piccola cessione di droga. Una rissa, un duello rusticano a volte solo qualche minuto e non sempre ci si rivolge alle forze dell’ordine per denunciare. E anche quando vengono allertate, magari arrivano che è già tutto finito.
Non si spiegherebbe altrimenti l’adesione alla manifestazione di venerdì di tutti i partiti appartenenti alla maggioranza di governo nazionale e locale. Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati tengono il timone di Comune, Provincia e Regione e da loro dipendono gli organismi periferici dello Stato. Se hanno deciso di scendere in piazza in una data significativa come la vigilia del 25 aprile, qualcosa che non va ci deve pur essere. E poco importa che la manifestazione sia andata praticamente deserta. Domani, infatti, la Lega terrà una conferenza stampa per illustrare il Controllo di vicinato, altra iniziativa a tutela della sicurezza perduta del territorio “a seguito dei recenti episodi di microcriminalità e degrado che hanno interessato diverse aree della città”.
Insomma, delle due l’una: o la situazione è pacifica e sotto controllo come pretende la Prefettura, oppure esistono forti ragioni di preoccupazione come quelle espresse dal centrodestra reatino che invoca, in pratica a sé stesso, misure ben più efficaci rispetto ai blandi interventi adottati finora. Il punto critico è chiaramente l’immigrazione, ma episodi anche recenti registrati dalle cronache (e ammessi dal Comitato) insegnano che la degenerazione esplosa nelle zone del centro è ascrivibile in quota parte a molte giovani risorse locali. Il problema dunque esiste, e se è giusto intervenire per riequilibrare laddove c’è stato un eccesso di drammatizzazione, allo steso modo è necessaria una buona dose di coerenza nel raccontare la realtà senza nascondere la polvere sotto il tappeto.
La differenza tra reale e percepito è una questione antica. Alcuni anni fa Altan ne fece per L’Espresso il tema di una celeberrima vignetta, divenuta iconica della distanza tra l’affabulazione di chi detiene il potere e la quotidianità concreta delle persone comuni. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo e mai come in questo caso la propaganda non fa bene a nessuno.
26-04-2026



