Diritto, modelli matematici e Fede cattolica

16/04/2026 | Attualità, Notizie in evidenza

di Gianluca Ludovici* – Nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale applicata al diritto, una delle questioni più delicate (e non solo nel nostro ordinamento giuridico) riguarda la convivenza tra l’uso degli algoritmi o modelli matematici tout court ed i principi etici ed antropologici propri della tradizione cattolica.

Lungi dall’essere un contrasto insanabile già in astratto, tale rapporto a ben vedere può tradursi in una feconda collaborazione, capace di rafforzare la giustizia sostanziale e la tutela della persona. L’impiego di modelli computazionali, infatti, non deve essere inteso come una sostituzione della coscienza giuridica umana, bensì come un supporto tecnico capace di rendere più coerente, prevedibile ed equa l’applicazione delle norme giuridiche: l’interpretazione e la corretta applicazione del diritto in generale e delle clausole dei negozi giuridici in particolare, possono essere formalizzate, come ormai noto, attraverso algoritmi fondati su criteri logici e scientifici e l’obiettivo, soprattutto per i modelli logico-deduttivi, non è quello di sostituire il giurista, ma di rendere il processo interpretativo-applicativo più coerente, verificabile e prevedibile.

Un algoritmo “giuridico”, correttamente fondato su di un modello logico-deduttivo, infatti, non elimina l’interprete umano, ma lo supporta, offrendo uno schema razionale entro cui collocare l’analisi giuridica: in tal senso, l’algoritmo diventa un mezzo per migliorare la comprensione della norma e della clausola negoziale, non certo per sostituire la coscienza del giurista.

Questa impostazione appare coerente con una visione cristiana della tecnica: la tecnologia è lecita, e persino auspicabile, quando è ordinata al bene dell’uomo e rispettosa della sua dignità. Non a caso, nel dibattito contemporaneo sull’intelligenza artificiale, si insiste sempre più sulla necessità di un’etica dell’algoritmo, cosiddetta “algoretica”, capace di evitare derive disumanizzanti. Dal punto di vista della dottrina cattolica, infatti, il diritto non è mai riducibile a una mera tecnica, ma si fonda su una concezione della persona come soggetto dotato di dignità intrinseca: in questa prospettiva appare evidente, quindi, come l’uso degli algoritmi possa risultare compatibile con la fede cattolica nella misura in cui rimanga subordinato al giudizio umano ed orientato al bene comune. Nella visione cristiana o più propriamente cattolica della tecnologia, dunque, questa non è e non può essere neutra, ma deve essere guidata da criteri etici chiari, tra cui la giustizia, la solidarietà e la tutela dei più deboli.

È proprio in quest’ultima direzione che si possono inserisce soprattutto le analisi di applicazione di algoritmi in materia contrattuale; un’interpretazione delle clausole negoziali mediante algoritmi avanzati può infatti contribuire a ridurre le asimmetrie informative tra le parti, uno dei principali fattori di squilibrio nei rapporti giuridici. In primis, attraverso una precisa corretta interpretazione delle norme che regolano l’ermeneutica dei contratti, comunque caratterizzate dalla necessità di preferire per prima la volontà delle parti e non elementi di provenienza estranea alle stesse, nonché di far ricorso ausiliario alla cosiddetta buona fede e solo per ultimo ad ulteriori criteri oggettivi, nonché in secondo luogo per mezzo dell’elaborazione di grandi quantità di dati giurisprudenziali e contrattuali, i modelli matematici sono in grado di individuare schemi ricorrenti, clausole vessatorie e potenziali criticità che potrebbero sfuggire a un’analisi per così dire tradizionale ovvero “analogica”.

Particolarmente rilevante è l’applicazione di questi sistemi ai contratti bancari, ambito nel quale il divario tra istituti di credito e clienti è storicamente marcato. In questo contesto, gli algoritmi possono favorire una maggiore trasparenza e contribuire all’individuazione di pratiche scorrette,  incluse le ipotesi di usura, rilevabili anche a posteriori. L’analisi automatizzata dei tassi di interesse, delle condizioni economiche e delle clausole accessorie permette di segnalare situazioni anomale, offrendo così uno strumento ulteriore per la tutela del contraente debole, contribuendo in un’ottica cristiana alla realizzazione di quelle che vengono definite dalla teologia come “opere”.

Una simile evoluzione tecnologica, che muove in ogni caso dalla millenaria esperienza giuridica italiana e dai dogmi che questa presuppone ed incarna ben prima e ben oltre della entrata in vigore della Costituzione repubblicana, si pone in linea con i principi di equità e giustizia sociale promossi dalla tradizione cattolica. L’attenzione verso le parti più vulnerabili, infatti, rappresenta un punto di convergenza tra etica religiosa e innovazione giuridica e l’algoritmo, se correttamente progettato e utilizzato, ma soprattutto se debitamente considerato nella sua esatta portata, può diventare un alleato nella realizzazione di un diritto più giusto, anziché un fattore di disumanizzazione, alleato nella realizzazione delle cosiddette “opere” sopra ricordate.

Resta tuttavia imprescindibile il ruolo del giurista e del giudice, chiamati a vigilare sull’uso di tali strumenti e a garantirne la conformità ai valori fondamentali dell’ordinamento. L’automatizzazione dell’interpretazione giuridica di norme e clausole negoziali non può mai prescindere, infatti, da una valutazione critica e contestuale, che tenga conto delle specificità del caso concreto e della dimensione umana del diritto.

Il dialogo tra fede cattolica e tecnologia algoritmica nell’ambito del diritto, quindi, non solo è possibile, ma appare auspicabile, se non necessaria, sempre a condizione che l’innovazione resti al servizio della persona. Come già evidenziato in alcuni studi, l’integrazione tra modelli matematici (che non coincidono necessariamente con la realizzazione di una intelligenza artificiale generalista) e interpretazione giuridica può rappresentare un’opportunità per rafforzare l’equità nei rapporti sociali e/o giuridici e garantire una maggiore protezione delle parti deboli, contribuendo così a una visione del diritto più aderente ai principi di giustizia e dignità umana.

 

*Avvocato Cassazionista, Dottore di Ricerca Luiss Guido Carli, già Professore a contratto e membro Gruppo di Ricerca sulla “giustizia aumentata” del Research Centre in European Private Law presso Unisob Napoli
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