di Massimo Palozzi – Parlare del presepio alla vigilia di Pasqua sembra l’effetto di una distorsione temporale. In realtà, è di questi giorni la notizia della sua candidatura a patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Nell’anno in cui ricorrono gli otto secoli dalla morte di San Francesco, il ministero della Cultura ha infatti ufficialmente promosso l’inserimento nella lista Unesco del “presepe, dalle origini a tradizione culturale, e l’arte di crearlo”.
Risale invece a mercoledì la notizia che, nell’ambito delle celebrazioni nazionali del Comitato per gli Ottocento anni della morte di San Francesco, Rieti è stata individuata tra le dieci città che ospiteranno il progetto “Sculture-Nuovi Segni”. Si tratta in particolare di una statua di Francesco in estasi con le stimmate, sospeso in aria tra rami d’ulivo. Commissionata a Ernesto Lamagna, l’opera sarà collocata nel complesso dell’Ospedale vecchio, prossimo ad essere destinato a campus universitario dopo il suo recupero. La sera dello stesso mercoledì il presidente del Comitato Davide Rondoni ha poi tenuto al teatro Flavio Vespasiano la lectio magistralis “La ferita, la letizia. Faccia a faccia con San Francesco. Poeta di Dio e del mondo”.
Come noto (o come dovrebbe esserlo), il primo presepio della storia venne allestito da San Francesco a Greccio la notte di Natale del 1223. Da allora ha preso piede una tradizione che dal piccolo centro del Reatino si è diffusa in tutto il mondo. Non a caso, a Natale del 2023 il presepio di piazza San Pietro ha inteso rievocare quello grecciano in occasione dell’ottocentesimo anniversario dalla prima “messa in scena”. Insieme alla culla con il Bambino, la Vergine, San Giuseppe, il bue e l’asinello, sono così apparsi inediti personaggi come lo stesso San Francesco, tre frati suoi compagni, Giovanni Velita con la moglie, cioè coloro che lo aiutarono a realizzare la sua fortunata intuizione.
Da fenomeno prettamente religioso la rappresentazione della nascita di Gesù si è quindi trasformata in vera e propria forma d’arte. Persino attraverso adattamenti localistici, magari lontani dalla fedeltà storica, ma pur sempre portatori dell’autentico messaggio legato all’arrivo sulla terra del Figlio di Dio (per chi ci crede. Per gli indifferenti, gli atei, gli agnostici o i fedeli di altre religioni poco cambia. Il presepio resta pur sempre un simbolo di pace e speranza).
Il ministro Alessandro Giuli ha definito il presepe “elemento qualificante della identità culturale italiana, un collante sociale per le nostre comunità e una testimonianza eccelsa dell’artigianato artistico tradizionale”. La candidatura non riguarda infatti solo il presepio in sé, ma anche l’abilità dei maestri che in Italia e nel mondo si dedicano alla sua realizzazione reinterpretando di continuo una scena universalmente conosciuta.
L’aspetto artistico accompagna e si fonde dunque con il portato di una tradizione che alla fine di ogni anno entra in tutte le case fino all’Epifania, senza tuttavia neutralizzarne il significato più intimo. In questo senso, poco importa che in molti casi i personaggi vengano prodotti in serie o addirittura siano “made in China”. L’essenza di quella consuetudine si mantiene immutata, suscitando sempre la partecipe meraviglia dei bambini affascinati da un “rito” che trasmette condivisione, creatività e presa di coscienza delle proprie radici.
La candidatura del presepe non è un’iniziativa solo italiana, essendo stata inoltrata in compartecipazione con Spagna e Paraguay: un aspetto secondario ma non esattamente di contorno, come vedremo in seguito. Dettagli a parte, della proposta ci sentiamo di rivendicare un po’ la paternità. Proprio da queste colonne, già nel lontano 2018 avevamo lanciato l’idea di candidare la Valle Santa a patrimonio dell’umanità Unesco leggi qui. E il presepio era uno degli elementi fondanti di un percorso che avrebbe finalmente reso nella sua reale dimensione il ruolo di Rieti nella vita e nella predicazione di San Francesco, ancora oggi molto (troppo) confinato in maniera identitaria con Assisi.
Che Assisi sia il luogo di nascita e di morte del Patrono d’Italia nessuno lo contesta. Così come nessuno dotato di buon senso potrebbe minimizzare l’importanza della cittadina umbra nella straordinaria vicenda umana del Poverello. L’operazione culturale da compiere è piuttosto di allargare gli orizzonti della conoscenza per affermare un dato storico incontrovertibile collegato alla presenza di Francesco e alle tracce da lui lasciate nei luoghi della Valle Santa reatina. Il presepio di Greccio, innanzitutto, ma pure la scrittura della Regola dell’Ordine nel Sacro Speco di Fonte Colombo e la composizione, almeno parziale, del Cantico delle Creature dove oggi sorge il santuario de La Foresta.
A partire da quell’articolo di quasi otto anni fa, abbiamo condotto una campagna di sensibilizzazione rilanciando più volte la proposta di candidare la Valle Santa a patrimonio dell’umanità Unesco, senza mancare di evidenziare gli effetti concreti sull’indotto che avrebbe generato in termini di rinomanza. L’odierna formalizzazione della candidatura del presepio coglie, almeno in parte, la nostra sollecitazione e comunque, al di là dell’esito finale, si iscrive a giusto titolo nel novero delle iniziative ben indirizzate. Ora si tratta di essere protagonisti, approfittando dell’occasione per un’azione coordinata e lungimirante di promozione territoriale, finalmente emancipata dal formato ancillare spesso seguito in queste circostanze. L’aggancio a L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026 rappresenta ad esempio una buona prassi per lucrare un po’ della visibilità (e dei finanziamenti) di cui gode il capoluogo abruzzese. Ma si limita pur sempre alla partecipazione a un’impresa altrui. Con il presepio, le premesse per andare ancora una volta a rimorchio degli altri e vivere solo di luce riflessa raccogliendo le briciole ci sono tutte, visto il respiro internazionale del dossier. Se da un lato rafforza la posizione di partenza, il partenariato con altri due paesi rischia infatti di marginalizzare il Reatino. Sarà quindi fondamentale la capacità di approfittare del momento, valorizzando lo straordinario potenziale rappresentato dal presepio e dal francescanesimo nella Valle Santa.
29-03-2026



