Un cielo sempre più affollato: l’altra faccia del progresso

22/03/2026 | Notizie in evidenza, Sotto questo cielo

satelliti Elon Musk inquinano cielo ph L. Volpone

 

 

di Luca Volpone – C’è un momento preciso, in astrofotografia, in cui capisci che qualcosa è cambiato. Non è quando perdi un dettaglio, o quando il seeing non collabora. È quando una scia attraversa il campo e ti rovina l’integrazione. Una, due, dieci. Non è più un’eccezione. È la nuova normalità. Quello che fino a pochi anni fa era un disturbo occasionale oggi è diventato un segnale chiaro: il cielo notturno, così come lo abbiamo conosciuto, sta cambiando. E non in modo neutro. Il tema non è solo estetico, e nemmeno romantico. Non riguarda soltanto chi osserva il cielo per passione. Riguarda la qualità del dato scientifico. Riguarda la possibilità stessa di fare astronomia da Terra. Le grandi costellazioni di satelliti hanno già introdotto un livello di inquinamento luminoso orbitale che si somma a quello terrestre. Le superfici riflettenti dei satelliti, illuminate dal Sole anche durante la notte, producono scie che contaminano le immagini. Non sempre sono eliminabili, non sempre sono prevedibili e, soprattutto, aumentano con l’aumentare del numero degli oggetti in orbita. Ma questo è solo il primo livello del problema. C’è un secondo aspetto, meno visibile ma ancora più critico: le interferenze radio. I radiotelescopi, strumenti fondamentali per studiare l’universo nelle lunghezze d’onda non visibili, operano su segnali estremamente deboli. Parliamo di emissioni che arrivano da miliardi di anni luce di distanza. In questo contesto, anche una minima contaminazione artificiale può rendere inutilizzabili intere bande di osservazione. Le costellazioni satellitari, con trasmissioni continue e diffuse, rischiano di saturare proprio quelle frequenze. Non è un rischio teorico. È già un problema concreto, che obbliga osservatori e centri di ricerca a sviluppare tecniche sempre più complesse per filtrare segnali che, semplicemente, non dovrebbero esserci. Poi c’è il tema più ampio, quello che spesso resta sullo sfondo: l’ecosistema delle orbite basse. Parlare di orbita terrestre come di uno spazio “vuoto” è un errore. È un ambiente dinamico, limitato, in cui ogni oggetto influisce sugli altri. Aumentare il numero di satelliti in modo esponenziale significa modificare questo equilibrio.

Le conseguenze sono molteplici:
– aumento del rischio di collisioni
– crescita dei detriti spaziali
– maggiore complessità nella gestione del traffico orbitale

In uno scenario estremo, ma non impossibile, si può arrivare a una condizione in cui l’orbita bassa diventa progressivamente meno utilizzabile. Non per scelta, ma per saturazione. In questo contesto l’Accademia Nazionale dei Lincei ha scritto, nei giorni scorsi, un’accorata lettera alla FCC Americana (Agenzia per le Telecomunicazioni) commentando la possibilità di lancio di oltre un milione satelliti da parte della società StarLink di Elon Musk. Una presa di posizione fondata. Il progetto a cui si fa riferimento riguarda un sistema di data center orbitali proposto da Elon Musk, ancora in fase di valutazione, e che rappresenta uno scenario potenziale (fortunatamente non ancora approvato). Ma è proprio questo il punto: una costellazione dell’ordine del milione di satelliti non rappresenta un semplice passo avanti tecnologico. Rappresenta una trasformazione strutturale dell’ambiente orbitale, con conseguenze dirette sull’astronomia e, più in generale, sulla ricerca scientifica. Il punto, allora, non è fermare il progresso. Sarebbe ingenuo e irrealistico. Il punto è chiedersi che tipo di progresso stiamo costruendo. Perché se per migliorare le infrastrutture digitali sulla Terra compromettiamo la capacità di osservare l’universo, il bilancio non è così scontato come sembra. Il cielo è sempre stato uno spazio condiviso, silenzioso, libero, accessibile a tutti.

Per la prima volta nella storia, rischiamo di perderlo non per cause naturali, ma per scelta.

E questa, più che una questione tecnologica, è una responsabilità collettiva.

Nota. L’Accademia Nazionale dei Lincei, fondata nel 1603 a Roma, è la più antica accademia scientifica al mondo. Promuove e diffonde le scienze e le discipline umanistiche ed è consulente scientifico del Presidente della Repubblica Italiana.

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