L’Associazione di Promozione Sociale Orizzonti Sabini di Rieti esprime profondo dispiacere per la notizia della possibile chiusura dell’Open Hub nel Lazio, sottolineando come questo spazio rappresenti un punto di incontro, cultura e partecipazione essenziale per la comunità locale e per i giovani.
“L’Associazione di Promozione Sociale ORIZZONTI SABINI di Rieti apprende dai giornali la notizia della prossima chiusura dell’Open Hub in tutto il Lazio e, quindi, anche da noi.
È un fatto che ci rattrista molto dal momento che noi, insieme a tantissime altre realtà cittadine, abbiamo trovato in quelle stanze un luogo accogliente ed estremamente fattivo.
Abbiamo avuto modo di organizzare delle importanti serie di conferenze molto seguite dal vivo e online.
Abbiamo avuto modo di conoscere altre realtà culturali con le quali siamo entrati in contatto progettando insieme attività che altrimenti non sarebbero mai potute nascere.
Abbiamo avuto modo di apprezzare il lavoro e la competenza di chi opera in quel luogo.
Riteniamo questa, qualora se ne desse seguito, una decisione sbagliata che toglierebbe alla città e a tutto il territorio provinciale un punto di riferimento ormai (e in un breve lasso di tempo) divenuto essenziale e necessario.
Chiudere l’Open Hub vorrà dire togliere ai tantissimi giovani che lo frequentano, tra cui molti universitari anche stranieri, uno dei pochi punti di aggregazione, al di fuori dei pub e delle pizzerie
e lascia un senso di vuoto difficile da colmare. Non si tratta soltanto della perdita di uno spazio fisico, ma della fine improvvisa di un punto di riferimento che ha custodito, proposto e creato idee, relazioni, progetti e speranze condivise. Qui sono nate amicizie, si sono intrecciate storie, si è respirata quella vitalità sociale che rende una comunità più consapevole, più viva, più unita.
Per questo la scelta appare tanto più dolorosa: non è solo un errore amministrativo, ma un impoverimento collettivo. Si spegnerebbe una luce che illuminava percorsi di crescita, dialogo e partecipazione. Si interromperebbe un flusso di energie che aveva saputo generare cultura, solidarietà e senso di appartenenza. Il rammarico è profondo perché ciò che si potrebbe perdere non sarà facilmente sostituibile. Un luogo come questo non è un semplice contenitore: è un organismo vivo, fatto di persone e di possibilità. La sua, eventuale, chiusura rappresenta un passo indietro, un segnale che ferisce chi crede nel valore della condivisione e della costruzione comune. Resta la speranza che questo errore venga riconosciuto e corretto, e che la comunità possa tornare ad avere uno spazio in cui ritrovarsi, confrontarsi e immaginare insieme il proprio futuro. Perché privarsi di un presidio culturale significa rinunciare a una parte di sé, e nessuna comunità merita di perdere ciò che la rende più forte e più umana”.



