Studiare le persecuzioni naziste incontrando dal vivo i parenti delle vittime ha un valore aggiunto storico senza eguali. Lo sanno bene gli alunni della Scuola Secondaria di primo grado “Angelo Maria Ricci” che ha ospitato Katharina Diepenbruck, tedesca bavarese che ha di recente scoperto una parentela stretta con Ernst Lossa (cugino della madre). Al centro dell’incontro con gli studenti, organizzato dalla docente Antonella Bernardini, è stata infatti proprio la storia di questo ragazzo tedesco, appartenente alla comunità Jenisch che, a soli quattordici anni, fu ucciso nella clinica psichiatrica di Irsee con due iniezioni letali durante la seconda fase dell’eutanasia nazista. Ma nella sua cartella clinica – hanno ben appreso gli alunni – i medici nazisti scrissero che la morte era stata causata da broncopolmonite. La triste vicenda, raccontata nei minimi particolari con grande partecipazione e trasporto, ha commosso intensamente tutti: relatori, alunni e docenti. “E non poteva essere diversamente – ha commentato il dirigente scolastico, professoressa Luisiana Corradi, che ha plaudito la valenza formativa dell’iniziativa didattica – la storia vista attraverso lo sguardo di parenti coinvolti dal punto di vista emotivo ha fatto sì che i personaggi apparissero vivi e reali e che la loro sofferenza fosse percepita ancor più da vicino, con una proiezione diretta nella realtà osservata”. Katharina Diepenbruck è stata accompagnata dal figlio Luis, anch’esso intervenuto durante l’incontro da cui sono scaturiti molti spunti di riflessione anche in relazione al presente. In primo piano, arrivando a trattare pure le questioni dell’eutanasia e dell’aborto, sono balzati i temi del rispetto e della salvaguardia della vita nella malattia, nella disabilità e nella vecchiaia. Il tutto sullo sfondo di una lezione completa e dettagliata su una delle pagine piu’ dolorose della storia del ‘900 che gli alunni hanno avuto modo di interiorizzare attraverso riferimenti diretti ed in quanto tali decisamente pregnanti.



