Terremoto, il Comune batte cassa

15/02/2026 | Il domenicale, Notizie in evidenza

 

di Massimo Palozzi – Lunedì si è registrata una primizia assoluta nel panorama politico reatino, abituato negli ultimi tre-quattro anni ai ricorrenti ringraziamenti incrociati tra sindaco, deputato, assessore regionale, consiglieri alla Pisana e Commissario al sisma. La contiguità partitica (sono tutti esponenti di Fratelli d’Italia) spiega le reciproche carinerie, ma qualcosa di grosso deve essere successo se il Comune di Rieti, per bocca dell’assessore al Bilancio e Patrimonio Andrea Sebastiani, ha deciso di uscire da questo consolidato schema comunicativo per protestare senza mezzi termini contro l’esiguità delle dotazioni stanziate dall’ultima legge di Bilancio per la ricostruzione post-sisma che, parole sue, “non bastano a coprire i bisogni reali dei territori colpiti”.

Il casus belli è rappresentato dalle esenzioni e dai rimborsi legati al Canone unico patrimoniale (Cup). Secondo Sebastiani “è ormai evidente l’insufficienza delle risorse assegnate al Commissario straordinario per la ricostruzione, soprattutto se rapportate alle esigenze ancora aperte nei territori colpiti dal terremoto 2016”.

Sono ben 140 i comuni ricadenti nel cratere sismico, quindi si tratta di una problematica ad ampio raggio. Per sbrogliare la matassa resta ancora da capire quali imposte e tributi potranno rientrare nel regime di esenzione e quali criteri verranno adottati in relazione al numero della attività economiche coinvolte, anche in base alla dimensione demografica dei singoli Comuni.

Sul punto quello di Rieti sta lavorando per garantire un meccanismo di rimborso per la parte di tributi che non rientreranno nelle esenzioni. In questo senso è partita un’interlocuzione con lo stesso Commissario perché riconosca ai Comuni una quota tale da compensare le minori entrate e ampliare la platea dei beneficiari, includendo anche categorie oggi escluse, come le attività che utilizzano i dehors.

Il Canone unico patrimoniale è stato introdotto con la legge di Bilancio 2020 per semplificare il prelievo fiscale locale, accorpando in un unico tributo diverse forme di imposta. Al momento, spiega Sebastiani, l’orientamento del Commissario sarebbe di limitare le esenzioni ai soli ponteggi legati alla messa in sicurezza delle aree colpite dal terremoto. Una scelta giudicata riduttiva “perché non considera le persistenti difficoltà economiche che ancora gravano sui territori del cratere, ben oltre la presenza fisica dei cantieri”.

Per l’assessore è dunque indispensabile allargare la platea delle agevolazioni, modulandola anche in base alla consistenza della popolazione, così da permettere alle amministrazioni locali di intervenire in modo più incisivo e, allo stesso tempo, ottenere il rimborso delle minori entrate nei rispettivi bilanci. In sintesi, lo Stato dovrebbe elargire più fondi al Commissario, che a sua volta li girerebbe ai Comuni per dare i ristori ai contribuenti e rimpinguare le proprie casse. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi.

Al di là delle buone intenzioni, nel ragionamento di Sebastiani (evidentemente avallato dal sindaco e dalla giunta) si colgono due aspetti critici. Il primo riguarda banalmente le disponibilità finanziarie. Chi ha un minimo di dimestichezza con la legge di Bilancio sa bene quali e quante esigenze deve portare a sintesi e quali e quante trattative si instaurino prima della sua approvazione. A volte si parla di “mercato delle vacche”, un’espressione sicuramente greve che tuttavia descrive bene il clima delle negoziazioni che precedono il provvedimento annuale di indirizzo economico-finanziario più rilevante per la vita del Paese. Se dunque quelli sono gli accrediti riconosciuti alla struttura commissariale, sarà piuttosto difficile ottenerne un ampliamento in grado di soddisfare i desideri dell’amministrazione reatina.

La seconda criticità presenta confini più sfumati ma con chiari riflessi sull’attualità: l’idea di fare le cose con i soldi degli altri. Intercettare finanziamenti partecipando a bandi o per ogni altra via consentita va benissimo. È anzi un motivo d’orgoglio per l’amministrazione e di soddisfazione per la cittadinanza che vede realizzati miglioramenti strutturali. Pensare però di limitarsi a gestire l’esistente, attivandosi solo in presenza di finanziamenti esterni, denuncia una visione pericolosamente limitata dall’agire pubblico.

La scontata obiezione per cui con le casse vuote non si può fare niente, regge infatti fino a un certo punto. L’esperienza del Pnrr insegna innanzitutto che, senza una visione di futuro, una ripavimentazione stradale o la realizzazione di un campo da gioco servono solo nell’immediato. Ma più nel profondo, va evidenziato come la capacità di allocare con efficacia le scarse risorse disponibili sia la vera arma vincente nei periodi ordinari. È in questo difficile gioco di incastri che si vede la mano del buon amministratore. La gente del resto vive la città ogni giorno e non si può pensare di intervenire solo quando si possono spendere i trasferimenti ricevuti una tantum o con vincolo di scopo.

 

15-02-2026

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