Italia-Scozia: il Tatau degli Azzurri

14/02/2026 | Notizie in evidenza, Rugby

Italia XV Scozia A a Rieti

di Alessandro Toniolli – Italia – Scozia al Manlio Scopigno: 6 gennaio 1996, 6 febbraio 2026, la storia passa ancora da Rieti.  Quello di 30 anni fa è stato definito dal maestro Paolo Ricci Bitti “un trionfo contro l’ipocrisia”, la partita del 6 febbraio scorso potrebbe essere “il tatau degli Azzurri”. Nelle popolazioni polinesiane il passaggio all’età adulta viene celebrato con un tatau, tattoo in inglese, tatuaggio in italiano. Ora il rugby azzurro può tatuarsi, con il pareggio 24 a 24 tra Italia XV e Scozia “A” la Federazione Italiana Rugby è diventata definitivamente grande, e non potevano essere altri a certificarlo: la Scozia a Rieti nel ’96 dette all’Italia la forza di guadagnare l’ingresso in quello che da Cinque divenne Sei Nazioni, quella stessa nazionale dei Cardi che l’Italia batté nel suo esordio nel più importante torneo continentale riservato alla palla ovale.

Ma perché vi chiederete questo sprovveduto cronista di provincia crede che il risultato maturato a Rieti, per di più un pareggio, possa essere una consacrazione?

Perché riuscire ad avere una selezione nazionale in grado di competere è un grande risultato, ma averne addirittura due è una legittimazione bella e buona. E la vicinanza tra le due selezioni e l’osmosi tra di loro è presto rappresentata: dopo la prestazione ai piedi del Terminillo Simone Gesi è stato convocato con la Nazionale maggiore per affrontare l’Irlanda a Dublino.

Questa è l’importanza dell’Italia XV e questo racconta di una Federazione Italiana Rugby che sta facendo un buon lavoro. Poi sì, è vero, il giorno dopo la partita di Rieti all’Olimpico di Roma la squadra allenata da Gonzalo Quesada ha fatto trepidare e poi esultare tutti gli appassionati italiani, ma vuoi mettere con l’importanza del pareggio a Rieti?

Chiamatemi folle, e mettetevi in fila per farlo, ma questo è quello che penso. Poi possiamo raccontarci altro, per esempio di un movimento rugbistico reatino che a tratti è stato commovente nell’affannata preparazione di un evento che sembrava poterli schiacciare. Abbiamo visto un presidente Nicola Iacoboni vivere settimane intere in simbiosi col suo telefono, un campione d’Italia come Alfredo De Angelis armeggiare con saldatori e smerigliatrici e, contro ogni pronostico, mantenere le dieci dita degli arti superiori e tanti tanti altri, di cui non farò i nomi solo per continuare ad essere antipatico, impegnarsi per ore che sono diventati giorni interi. Ma alla fine la tribuna dello Scopigno era piena, i piccoli rugbisti reatini con gli occhi luccicanti hanno cantato l’inno e sognato quello che potranno meritare di essere e l’Italia, finalmente, potrà avere il suo tatuaggio.

(da Format gen/feb 2026)

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Format Rieti Maggio-Giugno 2026

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