di Luca Volpone – A prima vista ricorda il celebre personaggio dei videogiochi anni ’80. In realtà è una vasta regione di gas in cui le stelle stanno nascendo adesso. La Nebulosa Pac-Man, catalogata come NGC 281, è una regione H II situata nella costellazione di Cassiopea, a circa 9.500 anni luce dalla Terra. Il suo nome popolare deriva dalla caratteristica forma “aperta”, scolpita dall’interazione tra radiazione stellare e materia interstellare. NGC 281 si trova lungo il piano galattico e si inserisce in una linea di vista che attraversa regioni interne del disco della Via Lattea e del braccio di Perseo, dove la densità stellare appare particolarmente elevata. L’enorme numero di stelle visibili nell’immagine non è un effetto artificiale dell’elaborazione, ma il risultato della reale concentrazione di astri lungo questa direzione della Galassia. All’interno della nebulosa, un gruppo di stelle giovani e massicce emette una radiazione ultravioletta intensa che ionizza il gas circostante, facendolo brillare. Il colore rosso dominante è la firma dell’idrogeno ionizzato, mentre le zone più scure non sono vuoti, ma nubi di polveri dense che assorbono la luce alle loro spalle. Proprio all’interno di queste regioni compatte il gas può collassare sotto l’effetto della gravità, dando origine a nuove stelle. La Nebulosa Pac-Man è quindi una vera fabbrica stellare, dove la radiazione erode il gas più rarefatto mentre le parti più dense resistono e alimentano nuovi processi di formazione.
La forma irregolare della nebulosa è il risultato di questo equilibrio dinamico: da un lato l’energia delle stelle tende a ionizzare e disperdere la materia, dall’altro la gravità lavora in senso opposto, frammentando le nubi e favorendo la nascita stellare. È un ambiente instabile, in continua evoluzione. Osservare NGC 281 significa quindi guardare non solo una nebulosa, ma un’intera regione galattica in attività, affollata di stelle e attraversata da processi fisici fondamentali. Qui la materia interstellare viene trasformata in nuove stelle, arricchendo la Galassia e preparando il terreno per le generazioni future.
L’immagine pubblicata è il risultato dell’elaborazione (stacking) di 160 scatti acquisiti in 70 minuti con un telescopio Seestar S50, installato a Rieti. I dati sono stati successivamente ottimizzati tramite riduzione del rumore e miglioramento del segnale utilizzando SIRIL, software dedicato all’elaborazione di immagini astronomiche.



