Come Eravamo – dal 13 dicembre presso Utopia in mostra le fotografie di Nicola Sansone

9/12/2025 | Eventi, Foto e video, News

Utopia propone per il periodo natalizio una vera e propria strenna culturale. L’associazione fotografica reatina festeggia il suo terzo Natale offrendo alla città un nuovo appuntamento di prestigio. Nella sede di via del Duomo 2 ad accogliere il pubblico dal 13 dicembre alle ore 18,  saranno le fotografie di Nicola Sansone, uno dei più autorevoli rappresentanti della fotografia neorealista italiana, che guideranno i visitatori in un viaggio nella memoria del Paese nel pieno del dopoguerra. In mostra saranno oltre settanta immagini, molte delle quali inedite e selezionate appositamente per l’esposizione reatina. Tutte le fotografie sono state scattate nel periodo compreso tra gli anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, la stagione del boom economico, e mettono in risalto lo sguardo di Sansone sull’Italia che cambia, colta nei suoi contrasti tra modernità e arretratezza.

La mostra di Rieti segue quelle tenute a Brescia nel 2023, al Mo.Ca – Centro delle nuove culture, e a Roma nel 2024, ospitata dal Museo di Roma in Trastevere. Si distingue dalle precedenti per la scelta di focalizzarsi esclusivamente sugli scatti realizzati in Italia, selezionati anche tra numerosi inediti provenienti dall’Archivio Sansone. Le fotografie esposte, stampate dal curatore bresciano Renato Corsini su carta baritata ai sali d’argento, sono state messe generosamente a disposizione da Lea Sansone, figlia del fotografo, che ha sostenuto con convinzione il progetto, garantendone la realizzazione.

Il percorso espositivo, concepito con taglio divulgativo e curato da Fabrizio Bagnoli e Alessia Parisse di Utopia, sotto la supervisione di Lea Sansone, offrirà uno sguardo diretto e sincero sulla vita quotidiana dell’epoca: volti, gesti, riti e trasformazioni che diventano strumenti preziosi per comprendere la storia del nostro Paese e per riflettere sul presente.

La mostra, a ingresso libero, resterà aperta fino al 10 gennaio: dal mercoledì al sabato, dalle 17.30 alle 19.30 (il sabato fino alle 20). Sono previste aperture straordinarie il 26 dicembre e il 6 gennaio. Unica eccezione: il 31 dicembre, giorno di chiusura. Sarà inoltre possibile concordare ingressi in orari differenti, compresi quelli per gruppi o per visite scolastiche, contattando Utopia all’indirizzo utopia.rieti@gmail.com o via WhatsApp al numero 378 0658892.

Come eravamo: l’Italia di Nicola Sansone

In questo percorso fotografico, Nicola Sansone, uno dei maggiori esponenti della fotografia neorealista del secondo dopoguerra, ci restituisce uno sguardo autentico sull’Italia tra gli anni ’50 e ’60, un paese che si rialza e cambia. Attraverso scene di vita quotidiana, momenti di lavoro e di svago, riti religiosi, le immagini raccontano un’Italia fatta di volti, gesti semplici e trasformazioni profonde. Dietro l’obiettivo della sua Leica, Sansone documenta senza artifici ciò che vede: l’umanità presa nei piccoli eventi che fanno la storia di un tempo, non solo un viaggio nella memoria ma anche un invito a osservare il passato per comprendere meglio il presente.

In occasione della mostra di Rieti, il percorso espositivo si arricchisce di molti scatti inediti provenienti dall’archivio familiare e non presenti nelle precedenti esposizioni di Brescia e Roma, sottolineando il carattere unico e irripetibile di questa nuova presentazione dell’opera di Sansone e permettendo di approfondirne ulteriormente la ricerca visiva e umana.

Testo critico

Il lavoro di Nicola Sansone ci accoglie con la delicatezza di uno sguardo che non vuole imporre, ma rivelare. Le sue fotografie non gridano: sussurrano storie, in esse non c’è ricerca dell’effetto, ma il desiderio profondo di comprendere l’essere umano nella sua quotidianità, nei suoi silenzi, nelle sue piccole ritualità.

Sansone percorre l’Italia degli anni ’50 e ’60 come un testimone rispettoso, capace di fermarsi davanti a ciò che spesso passa inosservato: un gesto, un volto, un’attesa, e in questa attenzione ai dettagli minimi risiede la forza del suo linguaggio. Le sue fotografie non costruiscono un racconto nostalgico, ma restituiscono la densità di un’epoca che, pur lontana, continua a interrogare il presente.

Proprio nella sua capacità di unire rigore documentario e sensibilità poetica Sansone si distingue tra i fotografi del secondo dopoguerra. Le sue immagini, nitide e sincere, non illustrano soltanto una realtà: la attraversano. Ci invitano a riconoscere la dignità di ogni esperienza umana e a riflettere sulle trasformazioni che hanno segnato il nostro Paese.

L’Italia degli anni ’50 e ’60, raccontata da Sansone, è un Paese sospeso tra arcaicità e modernità. Le sue fotografie restituiscono l’essenza dei territori del Sud e delle loro comunità: volti segnati dal lavoro, donne vestite di nero secondo antichi rituali, bambini nei vicoli, gesti quotidiani che parlano di resilienza.

Allo stesso tempo emerge la trasformazione: le prime forme di consumismo, la moda, i nuovi desideri che arrivano dall’America, una società in bilico tra radici profonde e slanci verso il futuro.

La sua è una fotografia antropologica e partecipata: Sansone guarda l’essere umano con rispetto, attenzione e profondità etica. Iconica, in questo senso, l’immagine della donna abbracciata a un uomo su una Vespa, colti su un pontile quasi deserto. Una scena semplice e potente, simbolo di un’Italia che sogna e cambia.

“Come eravamo” diventa così un ponte tra memoria e contemporaneità, un percorso che non si limita a mostrarci chi eravamo, ma suggerisce e allude a chi siamo diventati.

L’autore:

Nicola Sansone nasce nel 1921 a Napoli da una famiglia di nobili origini proveniente dalla Puglia. Dal padre Gaetano, giornalista e direttore a Napoli del quotidiano cattolico “La libertà”, e dal fratello maggiore Nino, fondatore e direttore a Bari de “La voce del mezzogiorno”, eredita la sensibilità per l’osservazione del reale e l’interesse per il racconto sociale che lo porterà a percorrere le vie del fotogiornalismo seguito dall’altro fratello, Antonio.

Durante la seconda guerra mondiale Nicola viene deportato nei campi di lavoro in Germania. Alla fine del conflitto decide di dedicarsi completamente alla fotografia: acquista la sua prima Leica, utilizza parte dell’eredità familiare per finanziare i propri viaggi e inizia a realizzare reportage in diverse parti del mondo.

Nei primi anni ’50 si trasferisce a Roma, dove stringe un legame profondo con Caio Mario Garrubba, uno dei maggiori fotogiornalisti italiani dell’epoca. Nel 1952 Sansone, insieme a Franco Pinna, Caio Mario Garrubba e Plinio De Martiis, fonda la Fotografi Associati, cooperativa con l’obiettivo di tutelare i soci dalle incertezze della vita del freelance e di rompere col mondo delle agenzie prendendo a modello la celeberrima Magnum di Capa e Cartier-Bresson. La Cooperativa Fotografi Associati diventa una delle prime realtà italiane a proporre un fotogiornalismo indipendente, impegnato e attento alla dimensione sociale. Chiusa nel 1954, l’esperienza conduce alla nascita di Realphoto nel 1957, destinata a diventare punto di riferimento per il fotogiornalismo italiano.

Da questo gruppo nasce quella che sarà definita la “scuola romana”, contraltare a quella milanese del Bar Jamaica di Ugo Mulas, Mario Dondero e Uliano Lucas. Il gruppo della Realphoto – a cui si

aggregherà il fratello di Nicola, Antonio – è un insieme di fotografi che utilizza l’immagine come strumento di denuncia, libertà e partecipazione. Come scrive Uliano Lucas, si tratta di un giornalismo che «scopre il linguaggio delle immagini come strumento di rottura e indipendenza».

Sansone fotografa con una libertà assoluta, rispondendo prima di tutto ai propri ideali e alla propria onestà intellettuale, distinguendosi per uno sguardo autentico e partecipe: non osserva da lontano, ma condivide lo spazio, le emozioni, i ritmi di vita dei suoi soggetti. La sua fotografia è documento, testimonianza, responsabilità etica.

Oltre a documentare l’Italia del dopoguerra, Nicola viaggia per il mondo testimoniando realtà lontane, dal Giappone agli Stati Uniti, con un approccio che rimane immutato a prescindere dalle diverse realtà che si è trovato a raccontare.

Nel 1965 Nicola si sposa e ha due figli: Matteo e Lea. Dopo aver a lungo viaggiato, raccontando e testimoniando i grandi mutamenti dell’Italia del dopoguerra e dei paesi d’oltreoceano, Nicola muore a Roma il 1° luglio 1984, lasciando un patrimonio di storie e di umanità racchiuso nel suo archivio fotografico.

Per lunghi anni l’archivio di Nicola Sansone è rimasto custodito dalla figlia Lea come il suo “tesoro nascosto”. Solo nel 2020 il materiale viene riportato alla luce, studiato e organizzato da Lea grazie al prezioso contributo del direttore artistico del museo della fotografia di Brescia, Renato Corsini, permettendo una nuova lettura della figura del fotografo e del suo contributo al racconto dell’Italia del Novecento.

 

 

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