Fondi Pnrr, l’allarme di Confartigianato

29/11/2025 | Il domenicale, Notizie in evidenza

 

di Massimo Palozzi – Mercoledì l’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Rieti ha pubblicato un’interessante analisi sui progetti legati al Pnrr nel capoluogo. L’immagine che ne esce non è delle più confortanti, sia per quanto riguarda lo stato di avanzamento dei lavori, sia per l’effettivo ritorno degli investimenti fatti con i fondi europei.

L’Italia, ricorda Confartigianato, dispone di una dotazione di 194,4 miliardi di euro, di cui 71,8 (circa il 37%) a fondo perduto e 122,6 (circa il 63%) sotto forma di prestiti da restituire nel trentennio 2028-2058, maggiorati di interessi medi del 3% all’anno.

Il Comune di Rieti risulta attualmente attuatore di 16 progetti, per un importo complessivo di oltre 43 milioni di euro (per l’esattezza 43.256.000). Secondo i dati forniti da Open Pnrr e ripresi dagli esperti dell’associazione reatina, al 30 giugno 2025 i pagamenti effettuati da Palazzo di Città ammontavano a circa 10 milioni (9.936.000 euro), pari al 22,97% dell’ammontare totale.

A Rieti gli investimenti risultano sostanzialmente concentrati nell’edilizia pubblica e nella rigenerazione urbana. A fare la parte del leone sono infatti i progetti Qualità dell’abitare – Città Giardino con 15 milioni, di cui effettivamente spesi poco meno di 3 e mezzo (il 23,18%), e Ri-Centro per il recupero dell’ex Manni e dell’ex ospizio Cerroni, con una dotazione di 14 milioni e 690mila euro e uscite per 3 milioni e 200mila (21,8%). Queste due operazioni insieme impegnano oltre i due terzi delle disponibilità finanziarie del Comune, lasciando il resto alle altre 14. Tra i programmi in corso, quello relativo all’impianto sportivo in località Cinque Confini al Terminillo risulta destinatario di 2 milioni e mezzo di euro, a fronte di versamenti già effettuati per poco meno di 490mila (il 19,55%).

Per la Cittadella dello sport a Campoloniano e per il miglioramento del Campo Scuola, i pagamenti marciano invece a un ritmo molto più sostenuto. Il primo intervento, di complessivi 900mila euro, è stato coperto per il 61,72%, mentre del secondo, che gode di 600mila euro, si è già liquidato il 79,3%.

Per la realizzazione del nuovo asilo nido di via Renzo De Felice, sempre a Campoloniano, è stato versato mezzo milione di euro sul milione e 800mila totali (il 27,69%), mentre dei 3 milioni e 600mila euro impegnati per il restauro di Palazzo Javarroni in via della Verdura ne sono stati spesi poco meno di 600mila, vale a dire il 16,52%.

Sostanzialmente al palo resta il potenziamento della raccolta differenziata dei rifiuti. Se il relativo progetto gode di un fondo di quasi un milione di euro, finora ne sono stati impiegati appena 14mila, ovvero l’1,46% del totale.

Altri progetti minori seguono un andamento opposto. Per alcuni si è già saldato l’intero importo, mentre per altri non è uscito nemmeno un euro.

“Con meno del 23% pagato”, sottolineano i ricercatori di Confartigianato, “la sfida non è “restituire”, ma spendere bene e in tempo”.

In effetti le scadenze si avvicinano e con loro il rischio di non completare i lavori secondo il cronoprogramma stabilito con l’Unione europea. Per pagamenti e rendicontazione il termine è il 31 agosto 2026. Chi non raggiunge gli obiettivi sarà soggetto a definanziamento e ai relativi recuperi. Questo sul piano contabile. Su quello pratico, potrebbe materializzarsi lo spettro di cantieri lasciati a metà. Un’ipotesi da non prendere nemmeno in considerazione, alla luce degli immensi disagi arrecati a cittadini e imprese in questi mesi di lavori aperti in contemporanea.

Secondo Maurizio Aluffi, direttore provinciale di Confartigianato Imprese, “in un ipotetico riparto dei debiti, ciascun cittadino di Rieti avrebbe contratto un debito personale teorico di circa 438,5 euro più interessi al 3% annuo”, cui vanno aggiunti quelli derivanti dagli ulteriori 10milioni e passa investiti dal Comune nei progetti del Pnrr “che probabilmente sono prestiti contratti con le banche con durata e tasso d’interesse da verificare”.

Dal 30 giugno (data a cui si riferisce la rilevazione) ad oggi sono passati cinque mesi e ovviamente i dati andrebbero aggiornati per avere una fotografia attualizzata della situazione reale. Resta il fatto che, a nove mesi dalla scadenza dell’esercizio, si coglie un certo affanno, insieme al dubbio che la fretta possa essere causa di lavori fatti alla bell’e meglio. Concludere in tempo è un imperativo categorico, ma non meno importante è la qualità delle esecuzioni che dovranno durare ben oltre l’orizzonte politico della prossima campagna elettorale.

 

30-11-2025

foto R. Tofani

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