Dal passato il ricordo di una Rievocazione storica: l’incoronazione di Carlo D’Angiò

3/11/2025 | Notizie in evidenza, Storie e persone

di S. Santoprete – Tra storia, cultura e memoria cittadina, la rievocazione di Carlo d’Angiò ha rappresentato uno degli eventi più significativi per Rieti negli ultimi decenni. A raccontarne la genesi e lo sviluppo è Gianni Turina, promotore e protagonista della manifestazione sin dalle prime edizioni.

depliant rievocazione storica carlo d'angiò

“La prima edizione risale al gennaio 1998, quando, da consigliere comunale con delega al Giubileo, decisi di inserire la rievocazione storica di Carlo d’Angiò all’interno del programma. A ispirare l’evento fu il ritrovamento di un documento del cardinale Stefaneschi, tradotto da Tersilio Leggio, che descriveva nei dettagli il cerimoniale dell’incoronazione di Carlo II d’Angiò da parte di Papa Niccolò IV a Rieti: un patrimonio storico unico che non poteva restare in un cassetto. “29 maggio 1289, il giorno di Pentecoste, Papa Niccolò IV incoronò solennemente nella cattedrale Carlo II d’Angiò, re di Sicilia e di Gerusalemme”. La presentazione avvenne al Teatro Flavio Vespasiano. Successivamente Turina passò in Giunta come assessore ai Lavori pubblici e, ottenendo una delega specifica, organizzò la prima manifestazione.

“Già allora ragionai su un aspetto importante: i politici passano, ma le tradizioni devono restare alla città. Per questo fondammo l’associazione dei Cavalieri di D’Angiò, in modo che l’iniziativa non dipendesse da un singolo amministratore”.

La manifestazione prese forma anche grazie all’appoggio di realtà come il Gruppo medievale di Roccantica, nato da poco, la Giostra del Gonfalone di Poggio Moiano, la Compagnia Balestrieri di Assisi, i Cantori di Assisi, l’Istituto di Ricerche e Studi dell’Accademia di scherma tradizionale, e al contributo di personalità come Prospero Calzolari, presidente dell’ente Calendimaggio di Assisi, che portò esperienza, competenze organizzative e la sua inconfondibile voce fuori campo. Fondamentale fu il coinvolgimento dei terzieri di Porta Romana, Porta d’Arce e Porta Cintia anche per l’allestimento degli spazi del centro storico.

Dal 1998 al 2004 la rievocazione si svolse ogni anno, trasformandosi in un evento di tre giorni: accampamenti medievali, battaglie, falconieri, mercati in costume, laboratori artigianali e naturalmente la grande cerimonia dell’incoronazione davanti alla Cattedrale, con oltre 600 figuranti. “Era una manifestazione completa – ricorda Turina – che non si limitava al fatto storico, ma offriva anche spettacoli musicali e teatrali, visite guidate, enogastronomia, occasioni di artigianato. Coinvolgeva i quartieri, le scuole, le associazioni. Una nota a margine: oggi riutilizzare la piazza dinanzi alla Cattedrale per uno spettacolo di quel tipo non sarebbe più possibile, il progetto sviluppato non la rende fruibile come allora”.

rievocazione storica Rieti carlo d'angiò

“Successivamente – racconta ancora Gianni – entrai in Regione come consigliere e sostenni in tutti i modi l’iniziativa, finanziando l’ultima edizione con 70mila euro e affiancandola a convegni di alto livello. A uno di questi partecipò anche Franco Cardini, e nacque la proposta di un Centro dell’Araldica Medievale. Ma a un certo punto, per motivi politici, dovetti restituire la delega della manifestazione, e mi aspettavo che la città, i sindaci che si sono succeduti, i cittadini che avevano collaborato si facessero avanti. Purtroppo non è successo. È stata, a mio avviso, una crisi del sistema locale: se un dirigente di una scuola muore, la scuola non chiude. Qui invece, finita la mia esperienza amministrativa, si è fermato tutto”.

Turina fa un confronto con altre realtà. “In altre città le manifestazioni nate in piccolo sono diventate patrimonio collettivo. A Roccantica, ad esempio, la popolazione si è appropriata della rievocazione, creando gruppi storici che ancora oggi girano l’Italia. A Leonessa, l’allora sindaco Trancassini si rivolse a noi per un rilancio: oggi è una realtà solida. A Rieti invece, quando io non ebbi più la possibilità di seguirla direttamente, la rievocazione morì. Nessuno se ne è preso carico, nonostante l’entusiasmo iniziale. Nessun politico, nessun giornalista, nessun cittadino ha chiesto perché la rievocazione non si facesse più. Epure Rieti ha avuto l’onore di ospitare più di un re e addirittura un’incoronazione! Non può permettersi di dimenticarlo. Non si trattava di un fatto storico: attorno a quella rievocazione c’erano laboratori, artigianato, sartorie, mercati medievali, visite guidate, spettacoli teatrali, musicali… Era un’occasione di sviluppo culturale ed economico, creando dei percorsi e degli scambi”.

E i risultati si videro. Delegazioni straniere, come quella svedese, furono coinvolte nelle sfilate, e la manifestazione partecipò a fiere medievali fuori dal Lazio, come la Perdonanza di Prato. Nacquero gemellaggi suggestivi, come quello con Gravina di Puglia, dove due “Carlo d’Angiò” si incontrarono. Fu realizzato anche un volume fotografico che raccoglieva i momenti salienti delle varie edizioni.

rievocazione storica Rieti carlo d'angiò“Mi rimane l’amarezza – ammette – non solo per Carlo d’Angiò, ma per tante altre iniziative culturali che Rieti non ha saputo far proprie: il Festival del Musical, tre edizioni, un evento enorme, con gli Stati Uniti, tre serate su RaiUno di alto livello che si sono spente e amen. Oppure Generazione Anni ‘10… Purtroppo questa città ha una lunga lista di occasioni perdute, realizzate da singole persone. La colpa forse è anche nostra, che non siamo riusciti a passare il testimone, ma è soprattutto di una comunità che non è riuscita a farle proprie. Questa città dovrebbe essere culturalmente più ‘rivoluzionaria’: ci si limita a criticare, ma davanti alle grandi occasioni non entra in campo, non gioca”.

Negli anni più recenti, Turina ha tentato di riaccendere la fiamma. “Lo scorso anno abbiamo creato in sordina l’associazione Rieti Rievoca, rimesso intorno a un tavolo Roccantica e Prospero Calzolari, fatto un progetto che abbiamo presentato al Comune, alla Regione, alla Fondazione Varrone: completamente indifferenti. Così, per non illudere nessuno, abbiamo deciso di chiudere l’associazione”. Manca una visione a lungo termine? “I ragazzi che sono in Comune a governare sono giovani, pieni di entusiasmo, ma a volte non hanno alcuna conoscenza della storia recente. Se gli racconto di una Rieti protagonista con Gene Kelly, Garinei e tanti altri nomi illustri, non sanno di cosa parli. E questo è un problema: qualcosa del passato potrebbe tornare utile. Li invito nel mio studio-museo a Sant’Elia”.

Recentemente Gianni Turina è stato coinvolto dall’amico Giancarlo Carlone nella presentazione del Gruppo Storico Sabino “A lui consegnerò, se possibile, tutta la mia esperienza e il mio supporto, sperando che abbia più successo rispetto al passato”

 

Condividi su:

Format Rieti Maggio-Giugno 2026

Categorie

Archivio