di Massimo Palozzi – Nel 2018 Valentina Colarieti Tosti ha pubblicato per Funambolo Edizioni il libro “101 motivi per visitare Rieti”. Il volume contiene una sapida raccolta di luoghi da visitare in provincia, catalogati e descritti attraverso fonti storiche e letterarie, ma anche ricorrendo alla suggestione dei miti e delle tradizioni tramandate oralmente.
A leggere i resoconti cronachistici o anche solo i commenti dei lettori di quest’ultima settimana (come di quelle precedenti, del resto), in soli sette anni l’atmosfera sembra radicalmente cambiata. E non tanto, come è ovvio, per i siti segnalati nel volume di Colarieti Tosti, che mantengono intatta la fascinazione di sempre. La vera svolta, in negativo, sta nel progressivo arretramento del senso di sicurezza e vivibilità di cui soffre soprattutto il centro storico di Rieti.
A prenderli separatamente si tratta all’apparenza di episodi di piccolo conto: l’ubriaco che inveisce contro le forze dell’ordine, strani incontri a metà tra l’adescamento e il raggiro, tratti di strada impraticabili per l’odore di urina, risse sempre più frequenti tra giovani, fino ai postumi della malamovida con il ricco campionario di rumori, scazzottate e vomito sui portoni delle case.
Si tratta nell’insieme di tessere che vanno a comporre un mosaico inquietante, agevolato da una strategia di gestione territoriale senza sbocchi. Al punto che riesce difficile stabilire se lo sfilacciamento del tessuto socio-economico sia la causa o l’effetto di questa situazione. Mercoledì il Corriere di Rieti ha raccolto il grido di dolore del presidente di Confcommercio Lazio Nord Leonardo Tosti, secondo il quale i cantieri in centro hanno fatto calare del 40% il fatturato dei negozi. Sul banco degli imputati c’è in primis il caos generato dalla contemporaneità dei cantieri aperti in fretta e furia per non perdere i fondi sottoposti a rigide scadenze. Una scelta per certi versi imposta dalle tempistiche del protocollo europeo, ma che forse avrebbe potuto essere gestita con qualche disagio in meno.
In Comune si aspetta di passare la nottata, nella speranza che il ritorno alla normalità restituisca una Rieti abbellita e più funzionale con il conseguente recupero di consenso. Nel frattempo però la vita quotidiana non fa sconti: né ai commercianti, categoria pure parecchio ascoltata a Palazzo di Città, né ai residenti né a chi lavora nei quadranti interessati dai lavori.
La desertificazione commerciale del centro non è certo attribuibile a questi ultimi cantieri, ma tra la modifica delle abitudini di acquisto, i danni del terremoto e la città presa in ostaggio per la realizzazione delle varie opere finanziate dal Pnrr, sembra davvero la tempesta perfetta.
Le strade ripavimentate daranno senz’altro un aspetto migliore alla città e non solo dal lato estetico, sempre che alcune scelte piuttosto ardite si rivelino appropriate. La riduzione delle carreggiate a favore di marciapiedi o corridoi pedonali molto (troppo?) larghi avrebbe ad esempio avuto un senso qualora quelle strade fossero state chiuse alle auto e percorse solo da pochi autorizzati. La scelta di lasciare invece una Ztl ridottissima, per coerenza avrebbe dovuto suggerire un flusso veicolare più snello. Invece, si è optato per una soluzione ibrida che concettualmente fa il paio con i parcheggi striminziti realizzati in alcune zone dove risulta davvero complicato infilare la macchina. L’obiettivo di ricavarne il maggior numero possibile è evidente, ma anche in questo caso la scelta dimostra una certa incoerenza di fronte all’eliminazione massiccia di decine di posti auto e all’esiguità di quelli riservati ai residenti con le innovative strisce gialle comparse in questi giorni a marcare gli stalli.
Tornando alla perduta vivibilità della Rieti che fu, non si può non notare come una delle cause sia l’abbandono dell’ordinaria amministrazione. Nonostante le incessanti campagne autopromozionali, alla fine si scopre la perdurante mancanza delle condizioni minime per garantire standard sufficienti. Scarsa illuminazione, poca cura del verde, assenza di interventi sul patrimonio edilizio danneggiato dal sisma, abbandono del recupero delle ex aree industriali stanno lì a dimostrarlo. Di contro si favoriscono progetti più agili di cementificazione, peraltro gestiti in maniera piuttosto maldestra. Le recenti sentenze del Consiglio di Stato hanno infatti sancito in maniera definitiva l’insufficienza del semplice Piano Quadro approvato dalla precedente giunta e caparbiamente cavalcato da quella in carica per l’edificabilità delle Porrara: un difetto di prospettiva che segnala per lo meno una superficialità piegata alla mera coltivazione dell’immagine politica.
Il senso di malessere è ormai ampiamente diffuso tra la popolazione e non valgono a lenirlo le periodiche dichiarazioni rassicuranti dei responsabili dell’ordine pubblico. Le sempre più numerose operazioni antidroga per certi aspetti trasmettono sicurezza e testimoniano l’efficace presidio del territorio, ma dall’altro dimostrano il radicamento di fenomeni criminali che solo qualche anno fa erano pressoché sconosciuti, almeno in simili proporzioni.
Osservando infine la geografia del commercio nel cuore di Rieti, balza agli occhi la proliferazione di attività non proprio al servizio dell’eccellenza manifatturiera o della moda italiana. E anche in questo caso occorre interrogarsi sul modello imprenditoriale più adatto alla Rieti del ventunesimo secolo. Carte alla mano, pare essere quello della vendita di accessori a basso costo e oggettistica di scadente qualità da parte di operatori stranieri. Come poi questi negozi riescano a sostenersi mentre quelli tradizionali no, è un’altra questione meritevole di essere approfondita.
19-10-2025



