La notizia diffusa ieri dal consigliere comunale di minoranza Maurizio Vassallo ha sollevato un polverone dalle conseguenze politico-amministrative difficili da calcolare. Con una sentenza del 26 giugno, pubblicata il 26 settembre, il Consiglio di Stato ha infatti confermato in pieno la precedente decisione del Tar Lazio assunta a gennaio di ritenere illegittimo il permesso di costruire rilasciato a favore di una società privata nell’ambito del vasto programma di edificazione deciso per la zona delle Porrara.
La sentenza riguarda un singolo caso, ma i principi in essa contenuti hanno ovviamente portata generale. Il succo del provvedimento dei giudici di Palazzo Spada è che la trasformazione urbanistica di quella parte di territorio comunale dovrà necessariamente avvenire attraverso uno strumento attuativo (piano particolareggiato o lottizzazione) e non già tramite il ricorso a un semplice Piano Quadro preventivo predisposto dall’Amministrazione comunale.
Secondo il Consiglio di Stato, che ha così definitivamente risolto la questione, “occorre escludere che il Piano Quadro possa essere inteso quale equipollente del piano attuativo, contenendo esso previsioni meramente programmatorie, che dunque non possono di per sé consentire l’edificazione per il tramite di un permesso convenzionato”. Tale conclusione trova peraltro conferma in una nota rimessa già nel 2021 dalla Regione Lazio.
In assenza di uno strumento attuativo, insomma, in comprensori come quello delle Porrara sono consentiti soltanto interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, restauro, risanamento e ristrutturazione edilizia.
La possibilità di rilascio di un permesso di costruire convenzionato, non preceduto dall’approvazione di uno strumento urbanistico di dettaglio per tutte le situazioni nelle quali le esigenze di urbanizzazione possono essere soddisfatte con una modalità semplificata, è stata riconosciuta da un’innovazione legislativa del 2014 ed è a questa che il Comune di Rieti si è appigliato per procedere al piano di edificabilità delle Porrara. Il punto è che questa interpretazione non può essere applicata al caso di specie per due motivi: il primo è che il ricorso alla modalità semplificata introdotta dalla legge al posto del piano attuativo è ammissibile solo nel caso in cui lo strumento urbanistico non contempli la necessità del piano attuativo, mentre il Piano Regolatore Generale di Rieti lo prevede espressamente all’art. 31, comma 4, delle Norme Tecniche di Attuazione. Il secondo motivo è che, a dispetto delle pretese del Comune, le Porrara non possono essere considerate alla stregua di un “lotto intercluso”, vale a dire un’area compresa in una zona dotata di opere di urbanizzazione primaria e secondaria quali strade, parcheggi, scuole, fognature, reti di distribuzione del gas, dell’acqua e dell’energia elettrica. “Nel caso in esame”, scrive il Consiglio di Stato, “il comprensorio è quasi integralmente inedificato, tranne poche case coloniche sparse, e completamente privo delle necessarie infrastrutture”.
La sentenza sferra insomma un colpo durissimo non solo al procedimento tecnico-amministrativo, ma soprattutto alla politica del Comune di questi ultimi anni volta a consentire la cementificazione delle Porrara attraverso il ricorso a una indebita procedura semplificata, ignorando le tante obiezioni delle opposizioni che ora hanno richiesto la convocazione urgente della Commissione urbanistica.
Il verdetto del supremo consesso di giustizia amministrativa rischia infatti di impattare in maniera sostanziale sulle linee politico-programmatiche ostinatamente perseguite dall’ente, la cui credibilità esce fortemente ridimensionata da questa vicenda.



