Se cercavate una prova scientifica che il piccante smuove le coscienze (e i ministeri), eccola servita: alla Fiera Mondiale del Peperoncino di Rieti non mancherà nessuno. Altro che vertici internazionali, COP, G7 o summit economici: il vero epicentro del potere è il Chiostro di Sant’Agostino.
Tre ministri, sì, proprio tre, hanno risposto “presente!” al richiamo infuocato del re delle spezie, oltre ad autorità nazionali, regionali e provinciali. Da Roma a Rieti il passo è breve, soprattutto quando in ballo c’è un piatto fumante che ti cambia i connotati e ti fa piangere di gioia (e di dolore).
Apre le danze il Ministro dello Sport Andrea Abodi, probabilmente per verificare sul campo se il peperoncino possa rientrare tra le discipline olimpiche: resistenza, sudore e fiato corto ci sono tutti.
Non poteva mancare il ritorno del Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, qui per difendere il peperoncino made in Italy… ed anche quello reatino.
Chiude il trittico ministeriale Daniela Santanchè, Ministro del Turismo, in arrivo per il gran finale. D’altra parte, se il turismo gastronomico è il futuro, il peperoncino è il nostro biglietto da visita infuocato.
Gli organizzatori sono già al lavoro per il 2026, puntando a coinvolgere anche Esteri e Difesa: pare che l’odore del Diavolicchio abbia qualità dissuasive superiori al gas lacrimogeno.
In conclusione, a Rieti il peperoncino non è solo una spezia. È diplomazia, strategia e forse, a questo punto, anche arma non convenzionale. D’altronde, chi ha bisogno del G20 quando si può avere il P20: il Piccante 20?
ph M. D’Alessandro



