Aprile 2019

TERREMOTO

"VITE SOSPESE, DALL'INDIGNAZIONE ALLA PROGETTAZIONE PARTECIPATA PER NUOVI MODELLI DI RICOSTRUZIONE": CON DON LUIGI CIOTTI

ricostruzione

( di Simone Vulpiani) La Chiesa di San Domenico ha accolto stamattina il convegno “Vite sospese”, una iniziativa messa in campo dalla Chiesa locale insieme a Libera per andare “Dall’indignazione alla progettazione partecipata per nuovi modelli di ricostruzione”. Tante le autorità presenti sia civili che militari per un tema caro a questo territorio, le vite sospese sono infatti quelle di chi abita paesi distrutti dalle calamità che faticano a uscire dallo stallo successivo alla prima emergenza. Si allunga così il tempo delle soluzioni provvisorie, mentre l’orizzonte di una vera ricostruzione sembra sempre più lontano.  vertici della società reatina c'erano  tutti, attenti a capire cosa può esser fatto e migliorato: dal Prefetto per passare alle autorità delle Forze di Polizia e al Commissario alla Ricostruzione. La platea è stata formata in prevalenza dai ragazzi delle scuole locali e da una classe  del complesso scolastico di Amatrice invitati a presenziare. Tutti affascinati dalla figura di Don Ciotti, il prete sotto scorta,  invitato personalmente dall’ideatore dell’evento, il Vescovo Pompili. Non tutto per fortuna è fermo. Accanto ai rischi che l’immobilità e lo spopolamento portano sul territorio, nei diversi interventi che si sono susseguiti si è fatto il punto anche sulle cose che funzionano, sui progetti avviati, sugli interventi aperti o in fase di avvio. Affrontando principalmente quello che si dovrà fare nei prossimi anni per dare di nuovo dignità ai paesi così duramente colpiti dal sisma. “Un terremoto, prima che fisico, dell’anima, che ha duramente colpito ed irrimediabilmente cambiato il destino di diverse persone vicine a noi” ha detto in apertura il Vescovo.
E’ stato poi il turno di Farabollini, Commissario Straordinario di Governo alla ricostruzione, che ha voluto elencare i numeri di quanto comunque fatto, in un paese troppo spesso bloccato da lungaggini burocratiche  "Che non sia questo un alibi per aver fatto poco finora ma realmente i tempi si dilatano quando per apportare modifiche ad una legge occorrono emendamenti parlamentari e iter legislativi estenuanti, con un sisma di 6 gradi non possono e non devono esserci più morti” Questo il riassunto del suo intervento.
La dottoressa Cusano, procuratore capo di Rieti ha evidenziato invece quanto fatto dalla Procura sin dalle primissime ore dal sisma per accertare eventuali responsabilità penali di proprietari e costruttori degli immobili crollati e su quanto fatto in questi ultimi anni dietro il segreto istruttorio per scongiurare eventuali  infiltrazioni criminali nella ricostruzione post sisma. Toccante è stato l’intervento del papà di Filippo Sanna, morto sotto le macerie desideroso di coinvolgere le scuole in un progetto con la propria associazione nata nel nome del figlio. Ad attirare l’attenzione è stato  il monito alle istituzioni lanciato da Don Ciotti, fondatore di Libera, che ha spronato le autorità e i politici a non far disperdere la speranza che le popolazioni colpite dal terremoto hanno sin qui ritrovato.
“Bene il motto  qui coniato di una ricostruzione non identica ma autentica, però non scordiamoci delle persone, dei giovani. Perché una società che non si cura dei giovani è una società che non crede nel proprio futuro. E l’elemento cardine che deve sorreggere il tutto è il lavoro che dà dignità e speranza alle persone. Siano al centro i bisogni delle persone e sia elevata la speranza a bene primario al pari della dignità o della libertà. Abbiamo un debito di responsabilità verso chi è morto, ma anche verso chi è rimasto solo, verso i familiari rimasti. Dobbiamo essere noi a perseguire la memoria di chi se n’è andato ma anche ad accogliere il futuro di chi è rimasto in vita, senza mai dimenticare le cose belle, importanti e positive che vengono fatte, e ripartendo da quelle, non dall’indignazione, non dal lamento. Bisogna essere creatori di speranza altrimenti lasciamo lo spazio alle mafie che prendono il sopravvento in circostanze simili”
Un lungo applauso ha accompagnato queste parole. Un incontro molto proficuo quindi  che getta le basi per un futuro diverso della ricostruzione che sappia accomunare le persone e le aspettative della società.

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