Aprile 2019

PERSONE & PERSONAGGI

UN CAPPUCCINO DI COLLE SAN MAURO IN ESAME PER LA SANTIFICAZIONE

storia

( di Simone Vulpiani) E’ difficile dimenticare quel frate imponente, che arrivò a Rieti alla fine degli anni ‘70 e attirò curiosità e attenzione per il suo passato che sembrava una pagina di storia un po' romanzata.
Ufficiale nel Regio esercito, medaglia al valor militare a 21 anni per la campagna di Russia, dopo la guerra divenne generale di brigata dei Granatieri di Sardegna e rivestì incarichi di primo piano nelle scuole militari e in Alti comandi fra cui lo Stato maggiore dell’esercito.
Gianfranco Maria Chiti, fu ordinato a Rieti dal Vescovo Francesco Amadio e per diversi anni visse nel convento dei Cappuccini di Colle San Mauro. A volte scendeva a piedi dal convento, con i sandali e la bisaccia, per raggiungere la Chiesa di Santa Chiara dove spesso celebrava la messa pomeridiana, altre volte usava la piccola utilitaria della comunità religiosa, evitando di raccogliere consensi o attirare l’attenzione. Ma tutti lo conoscevano, era impossibile passare inosservati con un passato di così grande valore. Alto, testa china e sorriso gentile, sempre pronto a donare ai passanti il tradizionale saluto di "pace e bene". Era disponibile ad ascoltare e spesso confessava i fedeli proprio camminando per la viuzza che portava al Convento.
Padre Chiti è stato l’esempio di una saggezza antica, con lo sguardo rivolto al prossimo costantemente pronto ad una benedizione di pace. Questo frate eroico, nell’aprile del 1942 partì per la Russia, col 32° battaglione controcarro Granatieri di Sardegna e aveva sotto il proprio comando oltre 200 uomini. Durante la campagna in Russia riportò numerosissime ferite, che lo straziarono per tutta la vita. Fu ricoverato per congelamento, i medici decisero di amputargli un piede, ma egli si rifiutò per non abbandonare i suoi soldati. Quel piede fu un dolore costante, una vera ed autentica passione vissuta con una fede che già aleggiava nel suo cuore. Ricevuti in consegna dai tedeschi molti prigionieri russi – fra cui vecchi, donne e bambini – per l’esecuzione finale, li aiutò alla fuga.
Era dedito sostenere l’anima dei giovani soldati regalando le piccole cose che aveva in tasca, come qualche sigaretta, un tocco di marmellata o qualche biscotto, un modo di fare che non abbondonò neanche dopo aver indossato il saio. Lui donava senza se e senza ma. Era un uomo nato per confortare e sostenere gli uomini.  «Quando vedevo i corpi dei miei giovani compagni riversi senza vita – scrisse Chiti il generale buono in una sua memoria – mi veniva l’istinto di inginocchiarmi e baciarli, perché morivano per colpe di altri, perché erano stati strappati alle loro famiglie, portati in territorio lontano a morire. Vedevo in loro l’immagine del Redentore, perché anche la guerra è effetto dei peccati nel mondo». Disse in un’intervista rilasciata nel 2000: «Quando al mattino ringrazio il Signore per il dono della vita, lo ringrazio anche per avermi fatto fare il soldato, il cui compito non è, come pensa la gente, quello di sparare: il compito di un soldato è soprattutto educativo… è quello di difendere la pace, il diritto, la giustizia». E’ morto nel 2004 a 83 anni, per le ferite riportate in un incidente stradale e la salma è stata tumulata a Pesaro nella cappella di famiglia, accanto alla madre che tanto amò in vita, vestita con gli abiti militari sotto il saio cappuccino. A Orvieto, ha proseguito la sua missione dopo gli anni trascorsi a Rieti e le persone a lui legate hanno domandato l’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione, e così  il 30 marzo nel Duomo di Orvieto si è conclusa la fase diocesana della Causa di beatificazione del frate che ha percorso per tanti anni le strade della nostra città e dove tanto ha lasciato per la sua bontà, spiritualità e le sue omelie appassionate, sempre fatte con convinzione e rigorosità. Chiusa la fase diocesana della causa, la parola passa ora alla Congregazione per le cause dei Santi per l’esame della documentazione raccolta. E così Rieti avrà l’onore di aver accolto e goduto della presenza di un Santo, che dopo i gradi dell’esercito, seguendo la forte vocazione ha ricevuto quelli della Chiesa.

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