Aprile 2019

TARI & CONCORSONE, AL TAR NON SI COMANDA

amministrazione

(di Massimo Palozzi)  La sonnacchiosa settimana politica reatina ha avuto un brusco risveglio venerdì, quando le faccende domestiche sono state investite dal ciclone Tar.

L’altro giorno era convocato un importante Consiglio per discutere il bilancio di previsione 2019 del Capoluogo, atto fondamentale di suo e che in un ente in predissesto come il Comune di Rieti diventa un passaggio cruciale.

La prima notizia a filtrare ha riguardato l’aumento di oltre mezzo milione di euro della Tari, la tassa sui rifiuti, che per alcuni commercianti e artigiani è stata innalzata in maniera consistente.

A carico di supermercati, macellerie e generi alimentari, la giunta Cicchetti ha deciso un incremento di oltre il 16 percento, mentre per ristoranti, pizzerie, pub, bar, caffè, birrerie e mense gli aumenti rispetto all’anno scorso si sono attestati intorno all’8,6 percento, con sfumature diverse a seconda delle categorie interessate.

Facile immaginare la reazione critica delle opposizioni, pronte ad attaccare la giunta per un provvedimento che incide pesantemente sulla già asfittica economia cittadina e che prevedibilmente comporterà un innalzamento dei prezzi, con effetti negativi sui consumi, in un cortocircuito diabolico da cui si fa fatica ad uscire.

Nessun amministratore vorrebbe d’altra parte mai elevare tasse e balzelli a carico della popolazione che lo ha eletto. Per questo la replica del sindaco e dell’assessore al Bilancio Claudio Valentini è apparsa ineccepibile. Facendo riferimento a una sentenza del Tribunale Amministrativo del Lazio, i due hanno diramato una nota per spiegare come l’aumento della Tari non dipenda dalla volontà del Comune, ma sia una diretta conseguenza della maggiorazione delle spese sostenute per lo smaltimento dei rifiuti presso la discarica di Viterbo.

La vicenda parte da lontano. Nel 2012 la Regione adeguò le tariffe per il conferimento in maniera ritenuta però insufficiente dalla società che gestiva l’impianto viterbese. Contro la decisione venne quindi proposto ricorso al Tar che l’anno scorso ha accolto le ragioni dei ricorrenti, imponendo alla Pisana la rideterminazione di più elevati livelli remunerativi.

In attuazione della pronuncia, la stessa Regione non ha potuto far altro che calcolare le nuove tariffe, girandole ai Comuni che a loro volta sono stati costretti ad intervenire, inasprendo la fiscalità locale di loro competenza.

Mistero risolto, dunque? Non proprio. Perché subito l’opposizione di centrosinistra ha rinfacciato alla maggioranza come sia stato sbugiardato il recente atto di mantenimento a costi invariati dell’affidamento ad Asm del servizio di raccolta dei rifiuti da parte del Comune, messo sotto accusa anche per non aver esteso la differenziata al centro storico.

La seconda sentenza del Tar Lazio, resa nota sempre nel pomeriggio di venerdì, è invece quella con la quale è stato rigettato il ricorso di alcuni partecipanti al cosiddetto “concorsone”.

Nel 2016 il Comune di Rieti (giunta Petrangeli) aveva bandito una selezione per l’assunzione di 18 funzionari, regolarmente espletata fino alla pubblicazione della graduatoria (imposta anche questa dal Tar, attese le resistenze della nuova amministrazione cittadina).

A seguito delle elezioni della primavera del 2017, che sancirono l’uscita del centrosinistra da Palazzo di Città e il ritorno del centrodestra guidato dal sindaco Antonio Cicchetti, la procedura fu bloccata con una serie di atti, il più importante dei quali è la delibera di giunta n. 49 del 30 marzo 2018 relativa al “Programma triennale del fabbisogno di personale e conseguente ridefinizione della dotazione organica”, con la quale sono stati eliminati i profili che avrebbero dovuti essere ricoperti dai vincitori.
In pratica, cancellando i posti messi a concorso da quelli previsti al proprio interno, il Comune ha espresso la volontà di non avvalersi del personale classificatosi utilmente, ritenendo che quei nuovi dipendenti non servissero all’ente il quale, oltretutto, aveva già  dichiarato il predissesto ed era dunque soggetto a stringenti vincoli finanziari.

Lo stop suscitò la reazione sia dei vincitori, che reclamavano l’assunzione, sia degli idonei, inseriti in una graduatoria alla quale altre amministrazioni avrebbero potuto attingere. Ne sono seguite schermaglie legali, accompagnate da inevitabili polemiche politiche, fino appunto al ricorso al Tar di alcuni partecipanti al concorso che hanno promosso una causa particolarmente articolata, anche perché nel frattempo erano intervenuti provvedimenti del Comune all’apparenza confliggenti con la proclamata necessità di riduzione della pianta organica.

In sintesi, i concorrenti reclamavano il diritto ad essere assunti sulla base del fatto che le procedure concorsuali avevano rispettato tutte le regole con l’approvazione finanche della Funzione pubblica e che l’assunto della nuova amministrazione di ritenere superflua la loro immissione nei ruoli comunali cozzava contro le acquisizioni di personale operate per altre vie, attraverso la mobilità di dipendenti provenienti da altri enti, l’attribuzione di mansioni superiori ad alcuni interni e il reclutamento di personale tecnico.

Pur riconoscendo la particolare complessità della questione, al punto da compensare le spese, il Tar ha respinto il ricorso sostenendo il favore del legislatore per la mobilità tra enti pubblici che, da un lato, non comporta ulteriori oneri e, dall’altro, garantisce l’utilizzo di personale già formato da parte delle amministrazioni di destinazione.

Il Comune ha poi deciso di non procedere all’attribuzione delle mansioni superiori ad alcuni dipendenti, facendo così decadere l’argomento in sede giudiziale, mentre figure tecniche di particolare qualificazione, come quelle rientranti in un Protocollo d’intesa siglato con la Provincia, sono state giudicate avulse dall’oggetto del contendere in quanto a carico di altre amministrazioni (Regione e Protezione civile) e comunque riconducibili a circostanze eccezionali per far fronte ai danni dei terremoti del 2016.

Infine, neanche l’assunzione a tempo indeterminato di un assistente sociale, deliberata appena lo scorso novembre, ha inficiato la legittimità del blocco, visto che il profilo in questione non rientra tra quelli messi a concorso.

La vera e pregnante motivazione con cui il Tar ha rigettato il ricorso sta tuttavia nella riconosciuta legittimità di non procedere all’assunzione dei vincitori sulla scorta della riconsiderazione delle necessità di personale del Comune. Non un intervento in autotutela, specifica il Tribunale, ma una vera e propria nuova valutazione delle esigenze della macchina municipale, addirittura più aderente alle prescrizioni normative.

La ragione principale dell’inutilizzabilità della graduatoria, scrivono i giudici amministrativi, risiede nella insostenibilità per il Comune di Rieti della dotazione organica di 378 persone alla base dell’indizione del concorso stesso, sia dal punto di vista dei costi sia dal punto di vista dell’indice demografico (il numero dei dipendenti deve essere proporzionato alla consistenza della popolazione residente al biennio precedente).

Aggiunge poi il Tribunale un passaggio fondamentale, spiegando come la Commissione per la Stabilità finanziaria, lungi dal confermare la correttezza della dotazione organica sovradimensionata di 378 unità ha, anzi, evidenziato come la sua consistenza già ridotta a 324 dalla deliberazione della giunta del 30 marzo 2018 (che abbiamo prima ricordato e da cui è partito tutto) dovesse essere ulteriormente contenuta per arrivare ad un massimo di 315.

La conclusione è lapidaria: “la riduzione si imponeva dunque come doverosa per l’Ente Comunale, con conseguente assoluta impossibilità di utilizzazione della graduatoria”.

Dunque, vittoria piena per l’amministrazione Cicchetti e tanti saluti alle aspettative dei molti concorrenti (alcuni dei quali interni allo stesso Comune) che hanno affrontato le prove e che ora trovano parziale risarcimento nel fatto che dalla graduatoria stanno attingendo altre amministrazioni come il Ministero della Giustizia e quello del Lavoro. Sempre che un eventuale ricorso al Consiglio di Stato non ribalti la statuizione di primo grado.

La sentenza del Tar è stata salutata con ovvia soddisfazione sia dal sindaco sia dall’assessore al Personale Oreste De Santis. C’è però qualcosa che merita di essere considerato, almeno nella cronologia e nella sequenza degli interventi dei tanti soggetti coinvolti.

Il concorso viene bandito il 25 novembre 2016, quando il Comune versa già formalmente in predissesto.

Da oltre tre anni è stato infatti approvato il ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale con una delibera adottata dal Consiglio comunale il 4 febbraio 2013 e pubblicata solo ad aprile per guadagnare un po’ di tempo. Per legge la formalizzazione dello stato di crisi deve essere trasmessa entro cinque giorni alla Corte dei Conti e al Ministero dell’Interno, così da bloccare il possibile intervento della stessa Corte volto ad eccepire eventuali comportamenti difformi dalla sana gestione finanziaria in relazione al rispetto delle regole del patto di stabilità interno.

Dopo quattro mesi, l’11 giugno, il Consiglio approva anche il Piano di riequilibrio finanziario pluriennale.

In seno al Viminale opera la Commissione per la Stabilità finanziaria degli Enti locali richiamata nella sentenza del Tar, con il compito di esercitare il controllo proprio sui Comuni che hanno fatto ricorso alla procedura di riequilibrio pluriennale.

La Commissione approva o nega l’autorizzazione ai provvedimenti in materia di dotazioni organiche e di assunzione di personale entro novanta giorni dal ricevimento della relativa decisione. Secondo questa tempistica, il concorso avrebbe dovuto quindi essere fermato al più tardi tra febbraio e marzo 2017 (Cicchetti è stato proclamato sindaco solo mesi dopo, il 27 giugno).

Invece va avanti, ricevendo tutti i crismi di legittimità (i rilievi della Commissione recepiti dal Tar sono di parecchio successivi) che avrebbero condotto ad una pacifica assunzione dei vincitori se nel frattempo non fosse intervenuto il cambio di amministrazione. Per fortuna, verrebbe da dire alla luce della sentenza del Tar, che però lascia aperti molti interrogativi sulle modalità con le quali è stata gestita la complessa procedura concorsuale e sui contributi forniti dai vari attori chiamati a vario titolo in causa.

Alla fine resta il duplice paradosso, da un lato, di un concorso pagato dal Comune di Rieti (con l’ulteriore esborso di sostanziose spese legali) e di cui si stanno giovando altre amministrazioni. Dall’altro, di un ente che, non solo non arruolerà forze fresche, ma è destinato a perdere già nell’immediato i dipendenti che da interni avevano vinto il “concorsone” e che si stanno per trasferire altrove, seguiti nei prossimi mesi da quelli che andranno in pensione.

Sarà allora dura per il Comune, che tanto si è battuto per non dare seguito al concorso che aveva esso stesso bandito, farsi autorizzare nuove assunzioni.

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