Agosto 2022

SALUTE

SANITA’ E PRONTO SOCCORSO: CONSIDERAZIONI DELL’AVV. MARIASTELLA DIOCIAIUTI

salute, sanità

Riceviamo e pubblichiamo alcune considerazioni in materia sanitaria dell'avv.  Mariastella Diociaiuti, Foro  Rieti, scaturite a seguito della lettera aperta  del dottore Flavio Mancini,  Direttore U.O.C.M.e C. A. e U. O.G.P. Rieti pubblicata su Format, frutto anche di esperienza personale professionale.

"Nulla questio sull’ abnegazione, sull’ impegno, la dedizione, la” fatica”, le condizioni, non sempre ottimali, i ritmi pesanti, ed ancor più, la difficoltà e la delicatezza del lavoro,  che  gli operatori sanitari tutti, anche i volontari,  svolgono nel pronto soccorso.

Anzi, sono certa di rappresentare ed esprimere la gratitudine,  di tutti i malcapitati pazienti (ed anche dei cittadini),  per il lavoro che gli operatori sanitari svolgono,  ed anche,  e non di meno, talvolta sottopagati,  rispetto le prestazioni svolte. 

Appena abilitata,  nella mia città - ricorda l'avv. Diociaiuti -   mentre svolgevo  del volontariato,  in Ospedale, quale rappresentante della locale sezione della associazione dei consumatori,  ricevevo allo sportello una  anziana signora,  che non accettando il decesso del marito, disperatamente, perseguiva tale accusa. Il parere del  medico legale di parte,  esperto,  fu invece nel senso favorevole e di plauso, per il lavoro dei medici dell’ ospedale, che lo avevano curato.

Una signora,  lamentava un danno   nella clinica, ove ricoverata. La questione veniva invece risolta stragiudizialmente, con una lettera convincente al risarcimento,  per la clinica medica privata,  peraltro,  già attenzionata da diversi altri casi di malasanità, pur di prestigio.

Un giovane ragazzo, malformato alla nascita, mi  sottoponeva stragiudizialmente, il suo problema,   per un parere stragiudiziale. Ritenendo la responsabilità dei medici alla nascita,  aveva intentato in un Tribunale Italiano,  un giudiziale,  che pure lo vedeva sconfitto.

Reiterava le azioni giudiziarie,  persistendo, nella sua convinzione,  suffragata,  da perizie mediche,   di parte.

Con la  lettera stragiudiziale e la capacità di interagire  della struttura sanitaria,  una signora aveva il  risarcimento,  sebbene modesto, per una parte del corpo danneggiata.

Un caso recente.  Una persona affetta da un deprecabile stato depressivo,  con questioni legali.   

Stante che il trattamento sanitario obbligatorio  è assai rigoroso,  nei presupposti di applicazione pratica, quale estrema ratio,  ci si chiede perché un medico, o altro operatore sanitario,  nei casi difficili, in cui non sembra esserci uno strumento risolutivo, non riesce a segnalare a chi di competenza,  che probabilmente,  non ricorrendo un caso di  tutela, né  di interdizione, né di inabilitazione occorra,  invece un amministratore di sostegno,  anche per mediare le situazioni più delicate,  ingestibili per la persona!?

Simile riflessione,  mi si  è imposta anche nel  caso di un’ altra persona, che ha subito gli effetti negativi di un  contratto sottoscritto dal figlio,  pur malato depressivo grave. 

Non sempre le persone, non sempre i familiari,  hanno le adeguate competenze,  sensibilità, cultura,  per comprendere la opportunità della necessità di un intervento,  coordinato con il medico,  e  con la  nomina di una amministratore di sostegno, che forse può all’ uopo evitare danni più incresciosi. 

Come rappresentante della associazione dei consumatori  locale, poi,   sono giunte alla mia attenzione, anche diverse anomalie, disservizi,  e non da ultimo,  anche relative al pronto soccorso,  ed ahimè persino,  le ho constatate.  

Mi sovvengono, pertanto,  alcune riflessioni condivisibili,  elaborate, da giuristi competenti,  in un recente compendio, a cura di Michele Filippello (La Responsabilità sanitaria II Ediz. Editrice  Admaiora),  che sto leggendo per la mia formazione.

E’ proprio la Corte Costituzionale (sentenza  19.12.2012 n. 292)  che statuisce la necessità di assicurare gli indispensabili livelli essenziali di sicurezza e di qualità delle prestazioni.

La tutela della salute,  che è un diritto, si esplica quindi nella sicurezza delle cure, che,  a sua volta, dice la sentenza della Corte Costituzionale, si realizza mediante l’ insieme di tutte le attività finalizzate alla prevenzione e alla gestione del rischio,  connesso  alla erogazione di prestazioni sanitarie e l’ utilizzo appropriato di risorse strumentali, tecnologiche ed organizzative.

Non da ultimo, da più parte,  gli studiosi del settore,  non mancano di  richiamare e sollecitare la competenza e  l’ aggiornamento di tutti gli operatori sanitari,  rilevando la obsolescenza didattica della offerta formativa .

Il 26 marzo 2021 è entrato in vigore ufficialmente EU4Health, il nuovo programma di azione, della Unione Europea,  per il periodo 2021-2027, in materia di salute,  dei cittadini europei. Con una dotazione di più di 5 miliardi di euro,  mira peraltro,  al finanziamento  anche delle innovazioni nel settore sanitario.

La riforma  Gelli-Bianco, inoltre,  ha posto le basi per lo sviluppo di un sistema di indagine,  allerta e monitoraggio,  degli eventi avversi,  vantaggioso sia per gli operatori sanitari,  che per i pazienti.

Si prevede  anche il Garante per il Diritto alla Salute. Il quale, forse,  potrebbe costituire,  la soluzione migliore,  al posto delle associazioni dei consumatori (talvolta carenti o senza potere partecipativo), al posto degli approcci stragiudiziali, o di   altri strumenti processuali, a seconda delle fattispecie.

L’ art. 2 legge n. 24 dell’ 8 marzo 2017 prevede l’ attribuzione della Funzione di Garante, per il diritto  alla salute,  al Difensore civico, Regionale o Provinciale,  e l’ istituzione dei Centri Regionali per la gestione del rischio sanitario e la sicurezza del paziente.  Si è previsto anche un Fondo di Garanzia.

Dall’altra parte,  la legge di riforma,  incentra,  di più,  l’ attenzione sulla struttura sanitaria e la sua responsabilità. Alleggerendo, quasi,  il peso ed il ruolo del singolo operatore,  che ne agisce all’ interno,  senza ovviamente esonerarlo, dai poteri e dalle funzioni, sufficienti ad evitare, o quanto meno prevenire,  la verificazione di eventi lesivi  a carico dei pazienti.

La comunicazione con il paziente è la base di partenza per un apporto medico – terapeutico.

Non solo per il consenso, dunque, ma,  anche e soprattutto, per facilitare ed agevolare le cure, talvolta necessitate, appunto, in gravi situazioni di emergenza,  spesso anche incolpevoli.

Il cd. affollamento al pronto soccorso, anche per problematiche sociali, economiche, strutturali, è una  valutazione che, giustamente,  pone un aggravio di difficoltà gestionale e di lentezza nelle prestazioni di somma urgenza.

Ma  quando il medico di fiducia non risponde ....l’ utente come può fare ? !

….fintanto che non venga  istituito il  medico di quartiere!?

 Le soluzioni per il pronto soccorso,  le deve proporre, e appunto definire,  la struttura sanitaria, non certo interponendo taluni operatori, anche loro,  talvolta, incapaci di comunicare, talvolta ineducati,   non certo più o meno  giustificati,  o giustificabili, quanto il paziente,  occorso in loco,  non   per  lavoro, ma senz ‘ altro,  per ”malesseri” che  non vanno mai sottovalutati.

Chi sta al front office dell’ ospedale,  deve essere gentile,  educato e paziente...e se è sotto pressione…ferie!

Sono gli operatori sanitari,  che devono valutare il livello intellettuale lo stato emotivo e psicologico del paziente!! Non certo il paziente sofferente, spesso con pregressi non indifferenti….

Pure le carenze di organico e  strumentali,  mette  talvolta, nelle condizioni della medicina difensiva,  certo anche essa  da scongiurare, ma non certo,  possono ricadere sull’ operatore sanitario indefesso, né sul paziente,  tali inefficienze !

L’ accesso improprio, per motivi sociali ed economici, in piccole realtà,  va certamente demandata,  anche  alle istituzioni locali, ma non deve ricadere, né sugli operatori sanitari (salvo appunto amministrazioni di sostegno o casistiche interessanti i Tribunali), né sul paziente.

Ed anche ….le lunghe interminabili attese (come le file in genere),  non sono un problema dell’ utente/paziente,  ma sono un problema organizzativo  della struttura sanitaria, quando poi esse concorrano all’ aggravio delle condizioni della salute della  persona .e magari .si verifichino eventi correlati non imprevedibili…

Insomma,  senza tacciare alcuno di responsabilità: le continue lamentele delle persone che,  ob torto collo,  si recano ai  pronto soccorso,  degli  ospedali di Italia,  suggerisce la spontanea domanda:  ma chi è preposto, come gestisce il pronto soccorso? perché accade ciò, perché non si trovano adeguate soluzioni?

Evidentemente,  si palesano omissioni o carenze,  che non devono certamente ricadere sul paziente!

Forse la telemedicina potrebbe coadiuvare?! Ed anche il supporto del medico di fiducia di quartiere,  talvolta ancora oggi solo un burocrate? Ed evitare la” folla” in attesa dinanzi al pronto soccorso!!

E questo, ripeto, lo suggeriscono studiosi della materia...

Il medico deve essere posto nelle condizioni migliori per poter salvare la vita umana, dovrebbe solo  prendersi in carico del paziente, effettuare le interazioni decisionali, e curare;  il coordinamento clinico e organizzativo dovrebbe essere solo un in più,  in un lavoro di equipe. Il medico del pronto soccorso deve leggere le condotte del paziente, rispetto alle attenzioni diagnostiche,  necessarie o necessitate, intraprendere le scelte terapeutiche,  ed eseguirle con le terapie adeguate,  e già di per sé,  non è poco!!

Ed il paziente,   che oggi si autodetermina, e che ”non ha un santo in paradiso” (e che magari chiama vanamente i carabinieri, quando anche l’ ufficio dirigenziale è latitante)  stante le carenze organizzative, deve affidarsi alle cure sanitarie,  con la necessaria intelligenza,  che certo la delicatezza del momento può anche offuscare. Siamo tutti esseri umani diversi l’ uno dall’ altro e non robot, il paziente deve  uscire dal pronto soccorso…. guarito e…. vivo!

L’evento,  avverso,  rappresenta l’ epilogo di una catena di errori cd. modello del formaggio svizzero. La prevenzione e la gestione del rischio clinico non compete,  certo ai poveri pazienti.  Ed anche la recente legge Gelli, ne evidenzia aspetti meritevoli di approfondimento.

Più modestamente,  di recente su you tube ho avuto la possibilità di realizzare un video, anche con docenti universitari specialisti e di alto livello professionale, sulla recente riforma. 

Insomma in conclusione, cari operatori sanitari, e soprattutto dei pronti soccorso di Italia: il vostro lavoro è anche missione. Il reale compito non è l’ emergenza o  la urgenza.

MA LA PERSONA.

28_08_22

                                

 

 

 

 

                                                                              

 

                                                                                                                                                            

 

               

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