Agosto 2020

SALUTE

SANITÀ, NOME "L'ATTENZIONE PASSI DAI 'CONTENITORI' AI CONTENUTI'"

Si 'spegne' lentamente il Trasfusionale

politica

(di Nome Officina Politica) In tema di sanità, a Rieti, si è spesso sospettosi. Buone notizie come quella del finanziamento di due nuove case della salute, altrove sarebbero salutate con gioia e partecipazione. 

Ma a Rieti, bruciano ancora molte ferite, tra cui quelle lasciate dalla chiusura dell'ospedale di Magliano, dopo gli investimenti in sale operatorie, o l'inutilizzo di strumentazioni anche donate da privati.

E quindi, la approvazione del piano regionale per il potenziamento della rete sanitaria territoriale, che, domani, prevedrà due case della salute a Osteria Nuova e Sant’Elpidio, viene pesata, oggi, dai fatti che riscontriamo sulla organizzazione dei servizi sanitari territoriali. 

Come non citare le denunce dell'AVIS provinciale in materia di carenze di personale? 

O le denunce di sindacati e medici di base, che rilevano come le Unità speciali di continuità assistenziale (USCA) nate per “seguire” i servizi di assistenza domiciliare, non siano ancora attivate, quando a livello governativo non si fa altro che parlare di “nuova territorialità” dei servizi sociosanitari? 

E le questioni, sempre aperte, del declassamento del servizio trasfusionale, ad oggi semplicemente sospeso fino a Dicembre 2020? 

Proprio su questo tema, arriva l'ultima notizia, con pubblicazione della delibera ASL del 6 Agosto, che lascia l'amaro in bocca a quanti, come NOME, denunciano da tempo la carenza strutturale di personale in forza alla ASL di Rieti. 

Abbiamo già illustrato il fatto il personale infermieristico dipendente del SSN in forza alla ASL di Rieti sia, a livello pro capite, tra i più bassi d'Italia; per quanto riguarda la carenza di personale dirigente sono gli atti della ASL a certificarlo. 

Si tratta della convenzione con la ASL Roma1, per la "fornitura" di un dirigente medico, presso il servizio Trasfusionale, al costo (per la ASL di Rieti) di 60 euro l'ora, 480 euro al giorno (8 ore), oltre 100 euro di “rimborso forfettario”; il tutto per ovviare carenze di personale che, a quanto pare, non si scontano a Roma. E le dichiarazioni di principio sulla tutela e valorizzazione del Centro Trasfusionale, in assenza di atti conseguenti, non lasciano presagire altro che un cambio di strategia: spegnere lentamente piuttosto che trasferire tout court al San Filippo Neri. 

E’ giunta l’ora dei fatti, li attendiamo. Se la politica sanitaria non farà il passo di spostare la attenzione dai “contenitori” ai contenuti, dalle "scatole" alle persone, dai "finanziamenti" ai servizi, qualsiasi annuncio, odierno e futuro, non potrà che avere il sapore della illusione, od ancor peggio, della beffa.

 

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