a cura di Massimo Palozzi

Novembre 2020

IL DOMENICALE

SANITÀ, GRANDI MANOVRE AL VIA

politica

(di Massimo Palozzi) - Settimana complicata per la direzione della Asl. Non solo e non tanto per l’emergenza sanitaria legata alla pandemia, quanto per le ricadute che decisioni difficili prese negli ultimi giorni stanno avendo sui vertici aziendali. Il casus belli sono stati il trasferimento da domani delle attività chirurgiche a bassa intensità all’ex ospedale di Magliano Sabina e lo spostamento a Roma degli interventi di chirurgia complessa presso la controversa clinica privata Villa Tiberia. Per inciso, anche Radioterapia dovrebbe a breve migrare temporaneamente verso la capitale allo scopo di consentire l’installazione di nuovi macchinari e la ristrutturazione dei locali. Si tratta naturalmente di provvedimenti provvisori, della durata di qualche mese, assunti per il reperimento di posti letto destinati ai malati Covid. I pazienti in uscita saranno comunque seguiti dagli stessi medici che li hanno già in carico e riceveranno la necessaria continuità terapeutica.

Con queste misure la Asl tenta di dare una risposta alle patologie non Covid, che occorre trattare con uguale disponibilità ed efficacia nel momento in cui il de Lellis è in forte sofferenza a causa dell’enorme pressione dovuta al crescente numero di contagiati. Dopo la chiusura nel 2010 per mano dell’allora presidente della Regione Lazio Renata Polverini dell’ospedale di Magliano e la distruzione per il terremoto nel 2016 del Grifoni di Amatrice, per la cui riedificazione sono appena partiti i lavori, quello di Rieti è rimasto l’unico ospedale aperto in tutta la provincia. E non se la passa nemmeno bene, tanto che a luglio 2019 è stata finanziata la costruzione di uno nuovo, di cui però ad oggi non si conosce nemmeno il luogo dove dovrebbe sorgere.

Se non siamo alla trasformazione del de Lellis in un ospedale Covid, la delocalizzazione di interi reparti viene letta da molti al pari di una mossa avventata, che espone il nosocomio reatino, in passato già al centro di mille polemiche, al rischio concreto di declassamento. Nel migliore dei casi restano infatti i disagi per malati e familiari costretti a lunghi spostamenti, così come per i sanitari che dovranno fare la spola. Secondo i critici più trancianti non ne esce bene l’immagine dell’ospedale e dell’intero sistema sanitario provinciale, che dimostra di non saper reggere l’urto della pandemia. Da qui il suggerimento di ripristinare l’ex ospedale maglianese, riconvertito nel 2014 in casa della salute (cioè poliambulatorio).

La dislocazione delle attività in appoggio presso strutture periferiche risulta peraltro un’iniziativa isolata e anche per questo molto contestata. Collateralmente rimane aperto il fronte farmacie. La Regione Lazio ha stipulato un accordo con le associazioni di categoria per poter effettuare i tamponi rapidi, decongestionando così gli ospedali. Dall’Asm, che gestisce quattro farmacie (ancora) pubbliche, è invece arrivato un secco rifiuto motivato dal fatto che non sarebbero disponibili locali e personale adeguati. Pure il Consiglio comunale si è pronunciato contro una simile soluzione, scatenando le ire dei gruppi di opposizione.

Letti in un’ottica diversa, i provvedimenti della Asl potrebbero dare il senso di un opportuno pragmatismo da parte del management, che davanti a una condizione di oggettiva insostenibilità preferisce il realismo di scelte dolorose all’ipocrita difesa di uno status quo che evidentemente non garantisce più il mantenimento di standard minimi.

Comunque sia, la riorganizzazione in atto è coincisa con lo sprint finale per la nomina del nuovo direttore generale della Asl. Il mandato di Marinella D’Innocenzo, in carica dal 6 dicembre 2017 e prima ancora come commissario straordinario, scade infatti fra pochi giorni e sono quindi iniziate le grandi manovre per la sua successione. A ottobre è stato pubblicato l’elenco degli idonei selezionati per il posto: sulla carta sono ben 50 gli aspiranti ammessi, ma in realtà la candidatura maggiormente accreditata rimane al momento proprio la sua. La conferma dell’attuale dg da parte della Regione sembra l’esito più verosimile, sia per dare continuità al lavoro in un momento di transizione terribilmente complicato, sia per evitare a Nicola Zingaretti un atto che suonerebbe come un’implicita sconfessione del proprio operato quando tre anni fa la mise a capo della sanità reatina.

Questa è una delle ragioni per le quali sono cominciate a partire le prime bordate. Contro lo spostamento delle attività operatorie e radioterapiche si è scagliata prima la Cisl, poi la Lega e a ruota la Uil. I consiglieri di minoranza del Comune di Rieti Andrea Sebastiani, Giosuè Calabrese e Roberto Casanica hanno sonoramente bocciato il programma di trasferimenti varato dalla Asl, sospettata tra l’altro di voler marginalizzare i trattamenti oncologici (notizia poi seccamente smentita dalla direttrice di Oncologia medica Anna Ceribelli). Critica anche Sinistra italiana, che aveva addirittura suggerito l’utilizzo della caserma Verdirosi come presidio anticovid. Alcli e Lilt dal canto loro hanno auspicato un rapido piano di consolidamento e recupero dell’ospedale al termine dell’emergenza.

Allargando il discorso, il Pd ha poi richiesto la convocazione urgente della Conferenza dei sindaci, considerando che proprio loro sono i responsabili della sanità sui rispettivi territori.

Molto più duro, ma non senza un’originale sfumatura, sì è rivelato l’attacco di Fratelli d’Italia. Il partito di Giorgia Meloni fa comprensibilmente un’opposizione senza sconti alle politiche del centrosinistra che governa la Regione e, a cascata, le sorti della sanità nelle diverse province laziali. Il comunicato licenziato lunedì sui problemi di quella reatina elenca una lunga serie di ritardi e inefficienze, arrivando a chiedere senza mezzi termini le dimissioni della D’Innocenzo. L’elemento singolare è che la nota è stata emessa congiuntamente dal coordinamento regionale di FdI, guidato dal deputato Paolo Trancassini, e da quello cittadino, al cui vertice siede da qualche settimana la consigliera comunale e provinciale Claudia Chiarinelli. Mancava stranamente la partecipazione del coordinamento provinciale che, a rigor di logica, avrebbe avuto più titolo a pronunciarsi, dato che le competenze della Asl si estendono all’intera provincia. Un motivo di questa assenza potrebbe essere rintracciato in una sorta di garbo istituzionale, visto che il presidente del circolo provinciale di Fratelli d’Italia è il vice sindaco con ambizioni da primo cittadino, Daniele Sinibaldi: un affronto così netto avrebbe in effetti rimarcato una stonatura piuttosto pesante da parte di un esponente di spicco del comune capoluogo. Conoscendo i riti della politica, potrebbero invece aver ragione i maligni che interpretano la scelta di rimanere dietro le quinte come un modo per non drammatizzare o peggio pregiudicare i futuri rapporti nel caso di una riconferma della dg in scadenza.

Le dimissioni non le ha chieste, ma con altrettanta nettezza si è pronunciata per un deciso no al rinnovo dell’incarico anche l’associazione NOME, che in settimana ha diffuso un lungo e articolato cahier de doléances concludendo per un cambio di passo (e di dirigenza) ai vertici dell’Azienda sanitaria.

Insomma, molta carne al fuoco mentre l’emergenza rischia di passare in secondo piano rispetto alle manovre che preparano i futuri scenari elettorali. Il movimentismo di questi giorni è del tutto legittimo ma particolarmente insidioso. Cavalcare l’estrema volatilità del gradimento popolare espone infatti al rischio di perdere di vista l’obiettivo di contenimento della pandemia e di rafforzamento dei presidi a supporto delle altre necessità in campo medico-ospedaliero. Un prezzo che non ci possiamo davvero permettere di pagare.

 

29-11-2020

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