a cura di Massimo Palozzi

Maggio 2021

IL DOMENICALE

SABINA CIRCULAR DISTRICT, UN’IDEA PER RIPARTIRE

città, politica

di Massimo Palozzi  - Nella settimana in cui è stato firmato l’accordo quadro tra Regione Lazio e parti sociali per la gestione delle risorse destinate agli ammortizzatori sociali nelle aree di crisi complessa di Frosinone e Rieti ed è stato presentato il rapporto “Pensare il rilancio del territorio reatino al tempo del Covid 19”, stilato dal Censis su impulso della Fondazione Varrone, con gli interventi dello stesso cofondatore e presidente dell’istituto di ricerche Giuseppe De Rita, del curatore dello studio Francesco Maietta, del presidente della Fondazione Antonio D’Onofrio, del deputato e presidente della Commissione Bilancio della Camera Fabio Melilli, del sindaco di Rieti Antonio Cicchetti e del vescovo Domenico Pompili, sono cominciati a filtrare i dettagli relativi al “Sabina Circular District”. Definito come un “hub” di innovazione a supporto dei processi di sviluppo economico e di creazione di una specializzazione del territorio della provincia di Rieti focalizzata sui temi della transizione ecologica, dell’economia circolare e della “clean tech” (tecnologia pulita), il progetto è nato su iniziativa del Consorzio per lo Sviluppo industriale della provincia di Rieti e dell’Università della Tuscia sotto forma di società consortile partecipata al 70% da Marzotto Venture Accelerator e al 30% dal Parco Scientifico e Tecnologico dell’Alto Lazio.

Non è facile definirne in breve la “mission”, sia perché è decisamente articolata, sia perché ha l’ambizione di invertire una rotta che le due iniziative appena ricordate hanno drammaticamente confermato. I 28 milioni di euro stanziati tra mobilità in deroga (21) e cassa integrazione straordinaria (i restanti 7) rendono bene il senso delle difficoltà del mondo del lavoro. E lo stesso fa l’istantanea scattata dai ricercatori del Censis a proposito del disagio sociale e delle disuguaglianze, fattori cresciuti entrambi per effetto della pandemia. Se è vero che il 67,7% dei reatini non ha registrato perdite nei redditi percepiti e il 37,6% ha potuto addirittura incrementare i propri risparmi, con un aumento complessivo della liquidità finanziaria delle famiglie pari al 5,8% (oltre la media regionale del 5,2), di rimando in 34mila hanno dovuto ricorrere all’aiuto di parenti, a prestiti bancari o a sussidi pubblici. Quasi un terzo dei nuclei familiari (32,3%) ha subito un taglio degli introiti e nell’11,1% di questi almeno una persona ha perso il lavoro. L’emergenza sanitaria ha messo in crisi anche le attività secondarie: per il 7,6% dei reatini si sono interrotti i proventi da locazioni immobiliari e specularmente il 3,1% ha dovuto sospendere il pagamento delle rate di mutuo. Più in generale prevale un senso di sconforto, se non di ansia, per le tante incertezze sul futuro in un territorio con indici di vecchiaia sopra la media e in via di spopolamento, sebbene non manchino segnali di fiducia. Illustrando venerdì nella ex chiesa di San Giorgio i dati raccolti, il professor Maietta ha messo in evidenza come il 29% dei reatini pensi che le cose andranno comunque per il meglio e come il 21% dei concittadini mostri, nonostante tutto, una certa propensione alla resilienza.

A grandi linee il quadro socio-economico si presenta dunque nei termini appena descritti. Nelle intenzioni dei promotori, il Sabina Circular District dovrà allora diventare lo strumento di governo strategico e di gestione operativa di un bacino attento ai settori emergenti dell’economia circolare e dello sviluppo sostenibile delle aree interne, allo scopo di promuovere un sistema stabile di cooperazione tra i molteplici attori: università, centri di ricerca, start-up e Pmi innovative, grandi aziende nazionali e straniere, acceleratori d’impresa, venture capital (l’apporto di capitali di rischio da parte di fondi d’investimento per finanziare l’avvio o la crescita di attività ad elevato potenziale), istituzioni pubbliche e operatori economici già insediati nel comprensorio.

L’idea di fondo è di favorire l’affermarsi di competenze specialistiche e professionalizzanti, la promozione di nuovi filoni di ricerca industriale, l’allestimento di qualificati partenariati pubblico-privati per lo sviluppo sostenibile, la nascita e il consolidamento di imprese innovative e, infine, l’attrazione di investitori.

Grazie alle competenze, ai know-how e alle risorse tecnologiche e strumentali rese disponibili dai protagonisti di un ecosistema così delineato, Sabina Circular District si pone l’obiettivo di accompagnare le imprese in ognuna delle fasi tipiche del ciclo dell’innovazione aperta, dalla “scoperta” del mercato di riferimento alla capacità di trarre profitto dalle risorse e dalle realtà esistenti, passando per la migliore valorizzazione del capitale umano e organizzativo, con la garanzia di un’offerta di servizi di alta qualificazione (formazione, trasferimento tecnologico, sviluppo del business, supporto finanziario). Il tutto per operare nell’area reatina come “dimostrazione territoriale permanente” delle innovazioni di processo e di prodotto coltivate all’interno del meccanismo.

Cuore delle attività saranno i programmi di alta formazione specialistica e di ricerca e sviluppo condotti tramite la realizzazione di infrastrutture dedicate, insieme all’incubazione e all’accelerazione di imprese aperte al nuovo, in un itinerario valorizzato da progetti pilota all’avanguardia nella cosiddetta economia circolare, quella cioè concentrata su modelli di produzione e consumo attenti alla riduzione degli sprechi delle risorse naturali attraverso la condivisione, il riutilizzo, la riparazione e il riciclo al livello massimo possibile di materiali e prodotti.

Nei mesi scorsi Marzotto, in collaborazione con l’Università Campus Bio-Medico di Roma e importanti partner imprenditoriali, ha lanciato un bando per la selezione di idee innovative, premiando dieci proposte da impiantare nella zona. Tra i progetti a medio termine promossi si segnala la prima Energy Community Industriale per la riconversione sostenibile, il rafforzamento infrastrutturale e il miglioramento dell’offerta di insediamenti proprio nelle aree gestite dal Consorzio per lo Sviluppo industriale di Rieti.

Il Sabina Circular District punta in prima battuta ad accedere alle somme appostate per il prossimo triennio (15 milioni complessivi) dalla legge di Bilancio 2021 per il potenziamento dei centri di ricerca, il trasferimento tecnologico e l’ampliamento dell’offerta formativa universitaria nelle aree delle quattro regioni colpite dai terremoti del 2016. Ma non solo. Nel mirino ci sono infatti pure le ben più consistenti provviste finanziarie derivanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dalla nuova programmazione dei fondi europei per il periodo 2021-2027.

Per Maurizio Cardinale, amministratore delegato del Parco Scientifico e Tecnologico dell’Alto Lazio, “Sabina Circular District è una risposta concreta e ambiziosa alle nuove prospettive di rilancio del territorio reatino, basata su modalità innovative di partenariato pubblico-privato”, anche nell’ottica del particolare rilievo attribuito ai progetti di sviluppo orientati alla sfida della transizione ecologica. Di analogo tenore il parere di Roberto Guida, amministratore delegato di Marzotto Venture Accelerator, secondo cui “il progetto si inquadra in un territorio interessante dal punto di vista del potenziale di sviluppo. Qui c’è un tessuto industriale fatto da 350 aziende con un po’ di tutto: elettronica, agroindustria, trasformazione della plastica, componentistica industriale. Sabina Circular District è un banco di prova importante per testare concretamente la capacità degli attori istituzionali, economici, finanziari e della ricerca di fare sistema per produrre innovazione, crescita sostenibile e buona occupazione”.

Entusiasta, infine, la chiosa del commissario del Consorzio industriale reatino Angelo Giovanni Ientile: “Con questa iniziativa intendiamo mettere a disposizione del territorio tutte le competenze e le esperienze necessarie per promuovere e favorire i percorsi di rigenerazione imprenditoriale e produttiva. Insieme alla Sabina Universitas e al Parco Scientifico e Tecnologico dell’Alto Lazio, Sabina Circular District si candida ad essere nell’immediato futuro uno degli strumenti più importanti per l’attuazione delle politiche pubbliche di innovazione industriale e tecnologica in favore del tessuto imprenditoriale del territorio”.

L’avventura è oggettivamente audace ma non per questo velleitaria. Dimostra anzi una visione che finora è mancata nel ridisegnare le prospettive dell’economia locale, i cui indicatori sono sempre purtroppo preoccupanti. Per funzionare non basteranno tuttavia le pur notevoli competenze che si ha intenzione di dispiegare. Servirà infatti una controparte locale (intesa come sistema integrato di classe dirigente, forze produttive e rappresentanze sociali) capace di cogliere l’opportunità senza l’assillo di vetusti orpelli intellettuali e assistita invece da un moderno spirito del tempo, in grado di ridare splendore al più autentico genius loci.

                      

16-05-2021

 ph A. Agostini

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