Febbraio 2020

ROCCA SINIBALDA, CHIUDE LA FILIALE INTESA I SINDACI DELLA VALLE DEL TURANO UNITI PER CONVINCERE CHE NON È LA SCELTA GIUSTA

“Con poche righe Intesa San Paolo comunica la chiusura della filiale a Rocca Sinibalda con un taglio chirurgico, dimenticando e facendo pagare alle aree interne del Lazio uno scotto gravissimo. Costruiamo la Banca numero uno in Europa su basi e valori solidi recita l'istituto bancario nelle sue campagne pubblicitarie e di comunicazione. Del resto, San Paolo è un’impresa, e la vocazione dell’impresa è il profitto. Se Intesa San Paolo ha deciso di chiudere faremo tutto quanto è necessario per convincerli che non è la scelta giusta, che Rocca Sinibalda rappresenta in questa battaglia l’intera Valle del Turano, 11 comuni uniti e 4000 anime." - dichiarano, in una lettera inviata a Intesa San Paolo e per conoscenza alle Istituzioni di Governo, al Parlamento, alla Regione Lazio e alla Provincia di Rieti. il sindaco di Rocca Sinibalda Stefano Micheli e i sindaci dei Comuni della Valle del Turano - "Questo il bacino d’utenza reale della nostra filiale, 11 comuni che a partire da Rocca Sinibalda e fino a Turania, al confine con l’Abruzzo, hanno come unico riferimento la filiale di Rocca Sinibalda. Cittadini, imprese, commercianti correntisti e clienti, i Comuni che vi tengono le Tesorerie Comunali, anche se gestite altrove. Ma Rocca Sinibalda, come centinaia di altri piccoli comuni, è 'meno importante'. Essere piccoli si conferma ancora una volta una disgrazia, eppure è proprio quella popolazione così esigua che, resistendo nei nostri piccoli paesi, fa si che l’Italia possa ancora considerarsi una nazione, vantando nel mondo le sue bellezze artistiche, architettoniche e paesaggistiche, la qualità delle acque e delle sorgenti. In un momento storico in cui la tutela e il rilancio delle aree interne entrano con forza nel dibattito sul futuro dell’Italia, con fondi e strategie per contrastare lo spopolamento e rilanciare i territori, chiudere gli sportelli bancari per mere questioni di profitto rischia di assestare un colpo mortale alla fiducia e alle speranze di tutte quelle persone, imprenditori, commercianti, agricoltori, giovani, che nelle aree interne sono rimasti e vogliono costruire la loro vita e il loro futuro. Poi, da persone avvedute e che sanno come va il mondo, ci si ricorda della fondamentale distinzione tra realtà e propaganda e che Intesa San Paolo è impresa privata, che il suo scopo è il profitto e i dividendi per gli azionisti. E tutto torna. E allora tutte le belle speranze sulle aree interne, le considerazioni sul terremoto che è qui, a un passo da noi, che però il territorio ha un suo valore e che può crescere, se ci lavoriamo insieme, svaniscono. Rimane lo sconcerto, il vuoto. Alle amministrazioni locali e ai sindaci l’onere di celebrare il funerale, e l’accusa di non aver protetto i territori, di non aver fatto abbastanza. Noi, che abbiamo deciso di investire il nostro tempo a favore delle comunità, lottiamo ogni giorno per salvare il salvabile. A Vallecupola mica hanno gli stessi diritti di cittadinanza di qualsiasi cittadino in Italia. Stesso ragionamento fanno le banche. E come voleva fare Poste Italiane, prima che il governo e le regioni intervenissero. Ma i sindaci lottano, non si arrendono. Io non mi arrendo, perché oggi il problema è il nostro, domani del comune vicino e dopodomani dell’intera Provincia. La nostra è la battaglia di tutti, di tutta la Provincia di Rieti. Di tutti i 2450 comuni, piccoli e piccolissimi che Intesa San Paolo vuole chiudere. E a tutti, a tutti i livelli istituzionali, associativi e sindacali chiediamo di sostenere le nostre ragioni e la nostra battaglia. Se quelli di Intesa San Paolo sono manager accorti come affermano di essere, dovrebbero capire che restare è un invito al futuro, prima ancora che un onere di bilancio. Per questo invitiamo Intesa San Paolo, i suoi vertici, a ripensare la loro scelta, a restare, a venire a trovarci, per capire cosa è realmente essere un paese di 800 anime sull’Appenino e non solo un puntino su una carta geografica aperta su una scrivania di Torino o Milano”.

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