Giugno 2019

LibrIncipit

ROBERTO MARINELLI E I TERRAZZANI

storia

(di Domenico Di Cesare)  Roberto Marinelli / Memoria dei “terrazzani”. Appunti sull’evoluzione dei paesaggi in Sabina.

 

L’Incipit:

Taccuini di pietra. Gli abbandoni ciclici. Ci sono dei taccuini d’appunti da cui prendere le mosse, con disegni, rilievi di siti, indicazione di documenti d’archivio, codici, piante, libri e segnalazione di reperti, che trattano delle antichità di questi luoghi. Sono quelli redatti da me – come a voler tracciare gli archetipi paesaggistici – in tanti anni di indagini; ma forse è meglio dire di immersione nei diversi territori che compongono il Reatino; area di transizione tra il Lazio, l’Abruzzo, l’Umbria e le Marche. Immersioni compiute anche in collaborazione con l’amico Ivano Festuccia, già ispettore onorario della Soprintendenza archeologica per il Lazio. Immersioni effettuate (soprattutto in inverno) con carta, bussola e altimetro, tra i maggesi, sui colli, nei fossi, nelle forre, nella macchia, tra i rovi, sui valichi montani e sulle cime, agli ingressi delle grotte e sulle cenge dei balzi rocciosi; con un poco di spirito di avventura, sfruttando reminiscenze alpinistiche. 

La rivista semestrale “Proposte e ricerche”, con il titolo “Economia e società nella storia dell’Italia centrale”, ha pubblicato lo scritto dello studioso reatino Roberto Marinelli: «Memoria dei “terrazzani”. Appunti sull’evoluzione dei paesaggi in Sabina». Prendiamo spunto da questo lavoro per fare delle domande all’autore, e nel contempo per elencare i lavori di uno scrittore che è tra i massimi conoscitori del territorio dellItalia centrale. 

 

«I problemi delle più antiche comunità rurali, della loro costituzione fondiaria e sociale, delle loro origini e della loro evoluzione, sono tra quelli nei quali ogni studioso di storia e di cose agrarie si è scontrato, almeno una volta, nel corso delle sue ricerche». È così anche per lei? 

L’origine di ogni legge umana, del diritto in genere, prende le mosse dalle consuetudini, che a volte hanno una data certa del loro inizio, spesso però ci portano così indietro nel tempo che sembrano condurre il ricercatore storico come sull’orlo di un abisso, di cui non si vede il fondo. La documentazione attesta con una certa precisione usi e leggi agrarie fino all’epoca romana arcaica. Quella documentazione però, in genere, fa riferimento ad un mondo molto più antico, le cui consuetudini per quanto misteriose, rimangono però ancora leggibili, nei testi antichi e in certe costituzioni fondiarie successive. Le terre soggette agli usi civici, le comunanze agrarie, oggi regolate da leggi specifiche, affondano la loro origine nella documentazione medievale, trovando riscontri nel mondo romano e a volte anche nel mito, descritto dai testi dell’antichità; e possono leggersi ancora oggi nei criteri di sistemazione dei terreni. Il paesaggio è un libro scritto con le lingue di mille culture diverse.

 

«Comunque li si voglia identificare e classificare, i montanari chiamati terrazzani sono stati tra gli artefici del modellamento delle pendici delle colline e dei monti, a scopo di coltivazionee allevamento, da tempo immemorabile».
Cosa si intende esattamente con il termine terrazzani?
Quali emozioni vive nel calpestare i terrazzamenti e quindi la storia e le storie dei nostri antenati? 

I terrazzani erano quelli che per coltivare la terra dovevano crearsi la base di appoggio. La gente di montagna o di media collina, tagliava il pendio e lo bloccava a valle per tenerselo da conto, usando muri a secco, senza malta, con grosse pietre, che consentivano anche il deflusso delle acque in eccesso. Dove il pendio era meno accentuato erano e sono sufficienti i ciglioni, ossia il riempimento di terra erbata sulla scarpata. Naturalmente anche in passato nulla è stato immutabile, anche il paesaggio terrazzato si è modificato nel tempo, secondo le diverse interpretazioni dell’agricoltura. I segni del passato però restano e si possono interpretare, come si interpreta un documento antico, magari scritto in una lingua diversa da quella attuale.

L’emozione che si prova nell’osservazione attenta del paesaggio è la stessa che dovrebbe provare e godere chiunque sappia apprezzare la bellezza del paesaggio non sconvolto da interventi distruttivi (a volte indispensabili per la nostra esistenza, ma non sempre…). Il paesaggio agrario lavorato a regola d’arte, di oggi e del passato, offre l’emozione dell’armonia, intesa come un equilibrio perfetto, anche se non immutabile, codificato secondo le stesse leggi che regolano i movimenti degli astri nel firmamento, per dirla con le concezioni dell’antichità classica.

Riscoprire terrazzamenti murati, trascurati, abbandonati, nascosti dalla vegetazione, al di là della loro età, fa riflettere sul patrimonio che il lavoro dei terrazzani di un tempo ci ha lasciato in eredità. Quei vecchi muri a secco con pietre di diverse dimensioni ci ammoniscono anche sul rischio dell’abbandono delle campagne e soprattutto della montagna, con il pericolo di gravi dissesti idrogeologici, a cui dobbiamo assistere troppo spesso. Quei muri e quei terrazzi ci insegnano anche una strada possibile  per il recupero e la salvaguardia del territorio. 

 

Terrazzamenti e ciglioni, muri di sostegno a secco, sono sempre stati uno dei cardini della bellezza del paesaggio italiano; quanto ne è ricca la nostra provincia? 

Il paesaggio terrazzato in Italia è sempre stato considerato una delle nostre meraviglie, fin dai tempi dei grandi viaggiatori internazionali del Seicento e del Settecento. Le alte colline della Sabina, le zone più impervie della mezza montagna della Conca Velina, della Valle del Velino, dell’alta Valle del Turano, della Valle del Salto, conservano un patrimonio veramente notevole di terrazzamenti, murati e no. Un paesaggio speciale, spesso difficile da individuare percorrendo le strade provinciali. Bisogna lasciare le vie maestre e osservare i dettagli, lì dove l’abbandono non ha ancora sepolto le tracce di quell’enorme prodotto del lavoro umano tra le pendici dei monti. Un paesaggio godibile, come esempio, è quello che offrono ancora gli oliveti terrazzati tra Città Ducale e Antrodoco. 

Si era già occupato di terrazzamenti nei suoi precedenti scritti? 

Spesso mi è capitato di dare la parola ai sassi, per testimoniare il lavoro umile e sapiente, di chi ha costruito in passato il nostro presente, senza che ce ne rendiamo conto; e i terrazzamenti, i muri a secco, più o meno antichi, mi hanno sempre fornito documentazione preziosa, per esempio, sull’individuazione dei tanti insediamenti medievali e pastorali abbandonati; sugli antichissimi percorsi tra i nostri monti, di cui mi sono occupato in diverse occasioni.

 

Roberto Marinelli è uno storico, un ricercatore e autore di molti volumi che raccontano in modo particolare le meraviglie del  nostro territorio, ed elencarli tutti sarebbe compito arduo. Ricordiamo tra le sue opere:

Nobili e bifolchi; Gli archivi e la storia delle idee e della cultura del Novecento; Il Terminillo, storia di una montagna; Malinconiche dimore; La bonifica reatina; Gli zanni nelle danze armate del Reatino; I territori dell’olivo in Sabina; Le confraternite reatine; L’esperienza provinciale di Domenico Petrini; L’uomo selvatico in Italia; Memoria di provincia. Le fonti storiche della regione sabina; Il palio di Rieti, con Vincenzo Di Flavio; Le terre contese, sui territori di confine tra Regno di Napoli e Stato della Chiesa; Il castello di Arpagnano; Sui modelli interpretativi di Alberto Mario Cirese; L’ingegno festivo. Il contado e la piazza; I Potenziani, da mugnai a nobili imprenditori ; Loreto Mattei e la tradizione sabina nella cultura folklorica; Massoneria e liberalismo a Rieti e in Sabina; Le Suore Clarisse di San Fabiano Papa; Francesco De Marchi esploratore, ingegnere militare alla corte di madama Margherita d’Austria in Abruzzo; Identificazione della Sabina nelle valutazioni storico geografiche e politiche degli anni Venti del Novecento; La fabbricazione dei laterizi alle porte di Rieti; Il ballo e il rogo: la “pupa” d’Abruzzo e la “pantasima” sabina; Il fondo archivistico di Maria Carloni.

condividi su: