a cura di Massimo Palozzi

Ottobre 2023

IL DOMENICALE

RIETI E IL BEN VIVERE PERDUTO

di Massimo Palozzi - Sabato scorso, al Festival nazionale dell’economia civile di Firenze, è stato presentato il Rapporto sul ben-vivere delle province 2023, a cura di Leonardo Becchetti, Dalila Di Rosa e Lorenzo Semplici. Giunto alla quinta edizione, lo studio è il frutto del lavoro congiunto tra Federcasse, ricercatori di Next – Nuova economia per tutti e il quotidiano Avvenire.

Volendo sintetizzarne i risultati, siamo di fronte a una complessiva battuta d’arresto per l’Italia. Nell’anno che ha segnato il definitivo superamento della pandemia, tutto il paese mostra di soffrire un diffuso arretramento, che interessa tanto il Nord quanto il Centro e il Sud. Ovviamente in forme e con numeri diversi. E tra chi se la passa male, in questa dinamica ribassista spicca proprio Rieti, che dall’ultima rilevazione ha perso in un solo anno addirittura 20 posizioni, facendo segnare la peggiore prestazione su scala nazionale, passando dal 33° al 53° posto.

Detto del quadro generale piuttosto fosco, dai segnali provenienti dai vari territori emergono ulteriori dati che da queste parti dovrebbero aumentare la preoccupazione. Se Bolzano mantiene prevedibilmente la testa della classifica pur perdendo un po’ di terreno rispetto al 2022, ci sono province che sono state capaci di invertire la tendenza, mettendo a segno recuperi a volte vistosissimi. È il caso ad esempio della confinante Terni, che in un anno scala ben 15 posizioni, pur avendo sofferto i danni del Covid in maniera forse più drammatica rispetto ad altri comprensori a causa di una struttura produttiva ed economica meno capace di adattarsi ai cambiamenti epocali in corso ancor prima della crisi sanitaria.

Beninteso non ci si deve impiccare ai risultati di una singola ricerca, che poi potrebbero essere corretti e reinterpretati da un’altra, prendendo magari a riferimento parametri diversi. Gli elementi considerati nel Rapporto sul ben-vivere sono comunque importanti. Il volume si basa infatti su criteri “ibridi” di economia circolare, ambientali e sociali, sviluppati tenendo conto di fattori come il benessere soggettivo, la partecipazione e l’invecchiamento attivo.

In tutto gli indicatori sono 77, dalla cultura alla legalità, dalla salute all’ambente, e offrono uno spaccato credibile, essendo stati definiti rielaborando i dati ufficiali forniti dall’Istat, dal ministero dell’Interno, dalla Banca d’Italia e quelli raccolti nei rapporti di Unioncamere, Legambiente e Bes sul benessere equo e sostenibile.

Nel dettaglio, nelle province con le variazioni in positivo più marcate, sono due le dimensioni sempre presenti: i servizi per la persona e i marcatori di demografia e famiglia. Al contrario, in quelle con le discese più nette, i principali fattori negativi sono la tendenza a ritrarsi dall’impegno civile e il peggioramento della sicurezza.

A Rieti deve aver pesato soprattutto quest’ultimo elemento. I cittadini si sentono insicuri. Ed è una percezione basata non soltanto sull’aumento dei reati e la diffusione della criminalità più o meno organizzata, quanto sul senso di incertezza che porta a sfiducia e scetticismo.

Sul fronte dell’impegno civile, l’opera di volontari e attivisti caratterizza da sempre un tessuto sociale solidaristico e accogliente, perfino quando le iniziative non hanno un lieto fine. La cronaca recente ci racconta ad esempio della sistemazione nei locali dell’ex Seminario della Mensa Santa Chiara, che può essere presa a modello per la determinazione e lo spirito caritatevole di chi la conduce. L’attualità ci confronta invece con lo sfogo raccolto venerdì dal Messaggero per la chiusura nel silenzio pressoché generale della Comunità Emmanuel dopo trent’anni di attività per il recupero dei tossicodipendenti.

Fondata nei primi anni Novanta in un casale di famiglia nella Piana da don Paolo Blasetti, oggi parroco della Cattedrale, la Comunità è attualmente retta dal nipote psicologo Luca Urbano Blasetti. Ed è proprio lui a ricordare con molta amarezza come per una struttura basata sul volontariato sia diventato difficilissimo fronteggiare i problemi economici, in un contesto anche normativo sempre più rigido dove nemmeno il pubblico ha saputo o voluto fare squadra: “spesso quanto fatto moriva con l’amministrazione successiva e Rieti non è stata per nulla recettiva”, denuncia sconsolato Blasetti. Se non è un epitaffio, poco ci manca: non solo e non tanto sulla Comunità Emmanuel, quanto sul modo di interpretare il ruolo delle istituzioni in una città come la nostra.

Tornando al Rapporto sul ben-vivere, molto interessante è pure la graduatoria sulla “generatività”, cioè sull’impatto atteso delle azioni della cittadinanza. E anche in questo caso le cose per Rieti vanno decisamente male. La nostra provincia precipita infatti al 95° posto, perdendo ben 44 posizioni rispetto al 2022, con Bolzano che si prende ancora una volta il primato. Non si tratta di un dettaglio di contorno. Come scrive Becchetti nell’introduzione, “il nostro rapporto è stato il primo a provare a tradurre la generatività in indicatori di territorio capaci di misurare la capacità di creare le condizioni per la fioritura della vita (tra le quali opportunità di lavoro, capacità di creare imprese ed organizzazioni sociali)”. Cose concrete, dunque, e non l’elaborazione intellettuale fine a sé stessa di un gruppo di ricercatori.

Al netto di ogni sopravvalutazione dello studio, il panorama che viene delineato per Rieti risulta declinante in misura superiore a qualsiasi fisiologica flessione. La retorica dell’isola felice mostra ormai da tempo la corda. Non prenderne atto sarebbe colpevolmente irresponsabile, ma non basta. A quando contromisure rapide, efficaci e di prospettiva?

 

08-10-2023

 

 

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