a cura di Format

Giugno 2021

#ORGOGLIO REATINO

RIETI DA CENERENTOLA A PRINCIPESSA

Un tesoro in mano ad un nuova generazione

agricoltura

(di Stefania Santoprete) - A Rieti manca un sano campanilismo che a volte aiuterebbe. Capita invece che siano gli ospiti a lasciare buone recensioni osservandoci con occhi nuovi: non esiste per loro città più bella al mondo. Ogni persona che giunge sulla nostra terra lascia commenti entusiastici: inglesi, olandesi, tedeschi, americani, a volte decidono di abitarvi (vale l’esempio di Casperia). Oltre ai noti Raoul Bova e Carlo Verdone, molti sono gli attori che hanno casa in Sabina, nella massima discrezione. E’ addirittura un reatino d’adozione, innamorato della nostra terra, a mostrarcela con uno sguardo inusuale “Nello slow food fino a dieci anni fa, quando esisteva il presidio reatino, eravamo considerati ‘il cecio’ dell’alimentazione mondiale - racconta Carlo Stocco - Il nome era dato dall’immagine che appariva dall’alto e non esiste altro posto dove ci sia questa varietà di elementi! In 30 km di raggio si va dalla ciliegia, pesca e limone (Sabina), a castagna, porcino, tartufo, e poi spostandosi un po’ al borbontino e al fagiolo a pisello di Colle di Tora, infine, verso i Monti Sibillini troviamo tutto ciò che è inerente al mondo della pastorizia. Abbiamo una ricchezza talmente varia dal punto di vista agronomico che basterebbe un piccolo studio: così come compreso dai fratelli Serva che hanno fatto delle colture e delle erbe spontanee del loro ambiente, alimenti da valorizzare. A Rieti non ci sono solo porchetta e fregnacce. Lo insegnano in un locale che è il terzo in Italia: 3 Forchette e 2 Stelle Michelin, fenomeni. Sandro e Maurizio hanno un livello gastronomico altissimo, ponendosi come rappresentanti di eccellenza di un territorio dove convivono grandi professionalità, anche se non da tutti riconosciute”.

La varietà delle tipologie presenti, si diceva, non ha eguali.

“Se dico castagne e limone l’ho già  provato - rilancia Carlo Stocco - Dire che da noi il cocomero non si può coltivare è un’eresia, così come altri hanno smentito il luogo comune del vino-acetella (sono La Foresta, Magliano, Poggio Mirteto). La scusa del contadino era la nebbia: ricordo che uno dei vini più famosi d’Italia è il Nebbiolo. La pruina della nebbia aiuta la conservazione, l’acidità, chi ha studiato l’enologia sa di cosa parliamo. Antonio Di Carlo, figlio di quella coppia che tanto tempo fa lavorava la vigna e vendeva il vino sfuso, nel 2011 decide di far rinascere quell’attività, ristrutturando e rimodernando completamente la cantina e la produzione. Oggi, avvicinandosi ad un giovane enologo altrettanto bravo, si permette di fare il Traminer e lo fa a Castelfranco! Come definire queste persone se non come dei ‘coraggiosi’? C’è una nuova generazione che ogni giorno smentisce vecchie convinzioni aprendosi a mondi nuovi: non siamo solo quelli delle ‘patate’. E comunque anche quest’ultime, con le rape, sono di altissimo livello, quindi se per produrle sfrutti selenio e magnesio devi riconoscere la presenza di mineralità, base su cui puoi coltivaretutto!

Chiedetelo a Riccardo Santarelli che oltre alle patate rosse, viola, ottiene pomodori datterini, violetti, gialli, il kale (il cavolo nero riccio), i pomodori ovalone, la melanzana bianca caletta o i peperoni a corno di toro: è lui a seguirne la crescita, capace di raccontarne la storia. Ma potrei continuare portandovi come esempio tante belle sperimentazioni: attraverso un agronomo come Rando sono riuscito ad ottenere  l’aronia, il mirtillo piccolo che si usa nei paesi freddi: uno degli alimenti con le più alte proprietà antiossidanti, che potremmo coltivare ed avrebbe un incredibile valore come le bacche di Goji , lo zafferano… “

Dunque l’agricoltura, una delle vocazioni naturali a cui eravamo legati e che abbiamo abbandonato pensando di poter sostituire con altro, può oggi, con le tecnologie e la capacità di selezione e preparazione agronomica, dare forte rilancio al nostro territorio. Si va verso la perfezione. Questo è noto da circa 30 anni ma è sempre mancata una presa di coscienza e la parola ‘coraggio’:

“Il vino veniva ottenuto con la ribollita: cuocendo l’uva non avevano grandi possibilità di riuscita - puntualizza Stocco -  Se a una pianta di ciliegie chiedi uno sforzo sovrumano di produzione, saranno sempre asprigne: se abbassi le richieste otterrai un prodotto buonissimo; così come non serve sovraccaricare una vite. Nel corso degli anni alcune delle forme di allevamento tipiche della nostra penisola sono state abbandonate e attraverso la potatura Guyot si è ottenuta meno uva ma di qualità. Si tratta di selezioni ottenute tramite più piante rispetto al passato. Applichiamo questo ragionamento a tutto. Quando si è parlato di peperoncino alcuni hanno trasecolato, chiedendosi cosa avesse a che fare con noi: non esiste terreno migliore. Lo dico con orgoglio, basta affidare analisi ad un vero agronomo per comprendere che queste escursioni termiche ci permettono la qualificazione agricola”

 

Dobbiamo puntare quindi sulla forza propulsiva dei giovani come insegna Ferrari Farm con il suo pomodoro idroponico. E come dimenticare il progetto Kentucky Rieti, che punta all’obiettivo di riportare la coltivazione del tabacco nel territorio reatino, a sostegno del quale recentemente è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra Comune di Rieti, Compagnia Agricola Sabina, Manifatture Sigaro Toscano, Università di Perugia – Centro appenninico del Terminillo ‘C. Jucci’, Coldiretti e Confartigianato? Alla base di tutto c’è studio, formazione, consapevolezza, sacrificio ed un grande rispetto per il consumatore finale attraverso una buona dose di umiltà. Perché l’ultima fase, quella dell’offerta, del rapporto con il cliente, è quella che più ci rappresenta e che creerà o meno la fidelizzazione, la buona recensione, la voglia di tornare.

 “Il mio mentore, il dott. Giacomo Ficco, ricercatore presso il CREA del Ministero delle politiche agricole e Forestali ed esperto zootecnico ed in olivicoltura, ora si è dedicato alla pastorizia nella tenuta di San Biagio a Ponticelli: fu lui a portare gli yak a Colle Aluffi. Dà l’importanza giusta a tutto il monde caseario e a dimostrazione della ricchezza del comparto, oltre all’ottima Centrale del Latte rilanciata da Lorenzoni e all’Azienda Valle Santa, negli ultimi 15 anni sono nate 10 aziende casearie, tra cui Mariantoni, che  a Chiesa Nuova riesce ad ottenere  un gelato ed uno yogurt ottimi. Quello che voglio dimostrare è che c’è una qualità nella produzione, disconosciuta persino ai residenti, magari però apprezzata fuori le mura (come accaduto per il marrone antrodocano). Preserviamo queste potenzialità, soprattutto portiamole ad un punto di eccellenza tale da caratterizzarci, da farlo diventare il top: non accontentiamoci. Il nostro tartufo bianco è buonissimo per qualità territoriale, così come quello nero, pregiato: tutti i produttori, i famosi cavatori, che convergono sulla storica azienda Urbani, vendono anche in proprio questo prodotto. Pensate che il 4 dicembre, alla Fiera di Santa Barbara, i cavatori in stile carbonari stabilivano, anni fa, il prezzo valido ovunque dello scorzone”.

Occorrerebbero anche dei buoni narratori, capaci di riportare alla mente un po’ della nostra storia, per accendere fiammelle di curiosità capaci di alimentare la scintilla creativa. Format è a disposizione, come sempre, per accogliere le vostre esperienze virtuose.

 

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