Giugno 2019

RECUPERO DELL'EX ZUCCHERIFICIO

Le ragioni del si e quelle del no

zuccherificio

(di Stefania Santoprete) La storia dello Zuccherificio di Rieti e del suo recupero parte da lontano, talmente lontano che un dato balza subito agli occhi: questa città non sa decidere (o forse non vuole). Tentennando tentennando, di anni ne sono passati circa una quindicina (solo dall’acquisizione della Coop), periodo durante il quale altre città anche limitrofe sono andate avanti, e ovunque sono spuntati a decine altri centri commerciali. Quando ci sono ex aree industriali da recuperare (pensiamo a Snia, Montedison, Zuccherificio, quest’ultimo persino bonificato) ed esistono piani regolatori che ne hanno stabilito la destinazione, diventa inevitabile e costruttivo passare alla fase successiva. E’ uno stimolo per tutti, è elemento attrattivo per altri imprenditori, uscire dalla fase di stallo rappresentata dalla presenza ingombrante di quegli scheletri industriali ormai inglobati nella città, testimoni muti ed immobili, quasi monito di una possibile ulteriore sconfitta.

 Cosa fare allora di quell’area? Le idee sono chiare ed il piano regolatore lo ha contemplato: area commerciale, direzionale privato e pubblico, uffici, residenziale.  L’unico elemento controverso e ancora non definito è la superficie da destinare alle attività commerciali.
Per meglio comprendere vorremmo ascoltare le ragioni di tutti, dando voce anche a chi finora non l’ha avuta e che ricorda come attualmente comunque il centro storico reatino si trovi in un momento di grande crisi a prescindere dalla Coop, non ancora arrivata.
Difficilmente, ci dicono, qualcuno avrebbe tenuto uno dei più bei siti dell’industria saccarifera fermo per circa 40 anni. In qualunque altra parte d’Italia e d’Europa avrebbero tempestivamente valorizzato (abbiamo decine di esempio in tal senso) tale eredità.

 

Le ragioni del SI
Chi difende il progetto Coop parla di un ‘parco commerciale’ di alto profilo, con la presenza di grandi nomi, firme di elevata caratura disposte ad essere coinvolte solo in vista di progetti di questo tipo. Ampi spazi attrezzati in cui diventi piacevole intrattenersi perché non aperti al traffico,  con strutture ricettive e ricreative, dove si avrebbe la possibilità di assistere a diversi eventi durante l’anno.  Non si tratterebbe di un normale ‘centro commerciale’ simile a molti altri: dimensioni, qualità e fruibilità ne farebbero un polo attrattivo di richiamo per le città vicine, un po’ come avvenne nei tempi d’oro dell’Emmezeta quando in molti affrontavano un viaggio pur di trovare varietà di articoli, possibilità di scelta e prezzi convenienti. In questo caso però le persone sarebbero disposte a passarvi la giornata e, secondo chi perora questa ipotesi, facilmente potrebbero decidere di visitare e vivere la città, grazie ad un collegamento pedonale che costeggerebbe la vecchia ferrovia utilizzata per il trasporto delle barbabietole nei tempi passati e che domani potrebbe anche trasformarsi in un tapis roulant sull’esempio di altri centri, lasciando comodamente l’auto nel parcheggio sottostante lo Zuccherificio.  Tutto questo con un programma che Coop concorderebbe con l’Amministrazione per incidere su una riqualificazione del vecchio centro storico. In poche parole contribuirebbe ad un progetto di interesse per la città (la mente arditamente va immediatamente all’ex ospedale seppure di proprietà della Regione Lazio), basta avere le idee chiare e la visione giusta per avanzare richieste.
Il fatto che le parti coinvolte ed interessate cerchino con i loro suggerimenti ed indicazioni il trasferimento delle esigenze, supportate da iniziative, è positivo. La cosa forse che non tutti sanno è che non è stato ancora realizzato un progetto esecutivo: occorrerebbe per farlo un impegno economico non indifferente, e la Coop ne darà mandato solo quando sarà stato stabilito come i contenuti già previsti debbano poi declinarsi in quello spazio. Dal viale Maraini, secondo l’ipotesi di progetto, avremo ancora la visione dell’ampio piazzale e il nucleo con le costruzioni principali, quelle che realmente appartengono all’ex area industriale storica, subiranno un restyling anche dal punto di vista dell’ambientazione, che rispetta storia e tradizione della struttura: da vecchia fabbrica in disuso a moderno centro di aggregazione. Questi edifici saranno destinati a spazi museali, aree congresso o quant’altro sarà possibile evocare in questo momento di riflessione e scambio, sperando sia il più costruttivo possibile. Sta nella capacità di mediare avere il risultato più vantaggioso per la collettività.
L’investimento parte da 60 milioni di euro. E se il Comune può pronunciarsi fino a 2.500 mq. di superficie commerciale, spetterebbe alla Conferenza dei Servizi in Regione autorizzare la ‘variante’ per arrivare ai 10mila mq. complessivi di superficie netta di vendita, divisa appunto tra ipermercato, ristorazione, marchi e negozi di franchising su cui avrebbero priorità i commercianti reatini con delle facilitazioni previste. Variante che, una volta autorizzata, dovrà tornare in consiglio comunale per l’approvazione definitiva. Si parla di un’ipotesi che coinvolgerebbe circa 250 lavoratori che, uniti a quelli di servizio, sarebbero destinati ad aumentare.
Inutile dire che ancora una volta i tempi si dilatano e in un momento storico in cui tutto procede alla velocità della luce occorrono menti che rapidamente sappiano avere la visione della Città del domani. Senza la capacità di una visione complessiva si rischia di non porre le domande giuste e di rimanere ulteriormente distanziati da città simili alla nostra ma con maggiore coraggio.
La Coop in queste ore sta nuovamente interloquendo con il Comune per avere l’assicurazione del placet necessario alla presentazione: chiara deve essere la superficie commerciale indicata, così come chiaro è il disinteresse per spazi ridotti che inficerebbero la grandiosità del recupero

 

Le ragioni del NO
In tutti questi anni l’associazione che più si è battuta contro l’utilizzo dell’area da destinare anche alla grande distribuzione è la Confcommercio convinta che la crisi abbattutasi sui commercianti sia peggiorata con il proliferare dei centri commerciali.
Nando Tosti, Presidente dell’Ascom da noi contattato ha ribadito “La nostra posizione è la stessa di 4 anni fa. Dai dati si evince la sovraesposizione che la nostra Città e Provincia ha sulle medie regionali e nazionali relativamente alla grande distribuzione.

Ciò che ci preme sottolineare è che non esprimeremo un parere positivo o negativo fin quando la Coop non presenterà il progetto attualizzato. Se rientra nei canoni istituzionali ed in ciò che era stabilito al momento dell’acquisto non ci sono problemi. Noi stiamo cercando di dare notizie su quello che realmente rappresenta l’estensione  della grande distribuzione sul nostro territorio, ognuno potrà così avere una posizione rispetto alla necessità o meno di realizzare queste mega strutture.” Ed è Confcommercio a presentare i dati raccolti:“Nella città di Rieti nel 2008 erano attivi 600 esercizi di commercio al dettaglio; nel 2016 502; nel 2018 484. In un riassunto dell’analisi “l’Evoluzione del terziario nel Lazio” pubblicata a novembre 2017 si legge “se il dato regionale mostra segnali negativi, soprattutto per quanto riguarda il commercio, scendendo al livello provinciale tali segnali assumono livelli emergenziali nel reatino...” “se il saldo sulla nati mortalità di impresa evidenzia chiaramente una profonda difficoltà del settore commercio, quando si passa ad esaminare i dati dei livelli occupazionali, il quadro assume un aspetto ancora più drammatico per quanto riguarda gli addetti alle imprese della provincia di Rieti” Nel settore commercio in Provincia di Rieti nel 2011 erano 5245 mentre nel 2014 diventano 4419 con una variazione negativa del 15,7%.
Poniamo l’attenzione sull’incidenza della GDO (grande distribuzione organizzata) nella nostra Provincia.

Al 31.12.2017 i dati (rapporto sul sistema distributivo MISE) sono i seguenti:
in Italia la superficie in metri quadrati della GDO ogni mille abitanti era di 408,2;
nel Lazio era di mq 236,9;
a Rieti era di 880 mq ossia un valore superiore di quattro volte la media regionale e di oltre due volte la media nazionale.

Una riflessione sull’andamento demografico: al 31.12.2017 la popolazione residente in Provincia di Rieti era di 156.554 in costante flessione dal 2014. I dati elencati rafforzano la nostra convinzione che per una provincia a vocazione turistica come ambisce essere la nostra, i centri storici sono tradizionalmente i poli di attrazione, che in assenza dei negozi perdono buona parte del suo interesse. Se essere considerati una lobby, come ci ha definito l’assessore Emili, significa salvaguardare il commercio di vicinato e l’attrattività turistica dei centri storici, la Confcommercio si vanta di esserlo”.

 

 

Intanto in Comune si rimane in ascolto...
“Il tema della riconversione delle ex aree industriali è il banco di prova della capacità di questa Città di rilanciare se stessa - rilancia l’assessore all’urbanistica Antonio Emili - anche in visione di quelle aree come un comprensorio unico che dovrebbe consentire di impiantare quelle funzioni di cui oggi manca. La situazione è assai diversa: da una parte abbiamo Montedison ed ex Snia che necessitano di un avviamento o di un completamento di bonifica, dall’altra uno Zuccherificio in cui è stata completata dai privati e si presta ad immediato utilizzo. L’amministrazione ha pensato quindi di avviare un confronto ed intensificare il dialogo con Coop Centro Italia e la proprietà privata che ne hanno titolarietà. La nostra intenzione è creare una sintesi, la più virtuosa possibile, tra i loro interessi e quelli pubblici. Ad iniziare dalle opere da noi richieste che riguardano la nuova viabilità per la parte sud del Viale Maraini o il collegamento che dovrebbe esserci tra quell’area e il centro storico, stiamo ragionando su quanto potrebbe essere poi investito da Coop su un progetto destinato a riqualificare un edificio del centro storico, concordiamo che c’è si l’ipotesi ex ospedale, ma c’è un'altra pendenza che grida vendetta: l’ex mercato coperto.
In questa fase dovremmo tutti evitare atteggiamenti pregiudiziali aprioristici e confrontarci senza posizioni lobbistiche che hanno frenato in molti casi lo sviluppo e la crescita di questa città anche in anni passati. Quando ti trovi a governare un fenomeno come questo, oggetto di proprietà privata e di legittimi interessi, o sei tenuto a confrontarti oppure hai la forza economica necessaria a riacquisirla: non siamo in quest’ultima condizione, ovviamente. Conoscendo l’attività svolta da Coop Centro Italia è facilmente intuibile comprenderne la volontà di impiego, stiamo ragionando su tutto. Ora si impegna ad elaborare un nuovo progetto tenendo conto dei vincoli presenti architettonici ed ambientali (bosco urbano in via di perimetrazione e il fosso per il quale è prevista un’area di rispetto non edificabile). Verrà esaminato attentamente e lo verificheremo dapprima in consiglio comunale, la procedura è ormai cambiata rispetto al passato. Per quanto riguarda le altre aree non possiamo non pensare a tanti altri servizi utili alla città e soprattutto al problema ‘scuole’ prioritario nell’area del cratere.”
La Commissione Urbanistica sta intanto lavorando sullo stato delle cose fino ad oggi, per consegnare una relazione completa agli amministratori. “Abbiamo raccolto quanto fatto dalla commissione Tigli, incontrato Monte Paschi, preso atto dell’interesse ancora in essere di Coop Centro Italia e sentiremo anche Rena per fare il punto di quella che era la loro proposta. Spiega il Presidente Matteo Carrozzoni “L’ex Snia Viscosa credo sia la zona maggiormente vocata a portare sviluppo, un’area in cui realizzare qualcosa di veramente importante, che sia centro convention, fieristico, congressuale, luogo di aggregazione, tutto ancora da focalizzare. Vorremmo estendere la bonifica fino in tabella A così che sia vivibile completamente dalla città e porti sviluppo, indotto ed attrazione. Con il Monte dei Paschi si sono aperti vari scenari, alcuni anche molti vantaggiosi per l’Ente, siamo però in una fase interlocutoria. Lo Zuccherificio merita molta attenzione e monitoraggio continuo, sono leggermente scettico sull’aumento della cubatura commerciale a cui dovrebbe a sua volta corrispondere un enorme ritorno per la città. Ma questa perplessità non preclude l’andare avanti in un percorso progettuale di conoscenza fino a valutare quali siano le oggettive convenienze da parte nostra e da parte dell’investitore.  Non freno a priori perché farlo oggi sarebbe da pazzi, bisogna arrivare a focalizzare i vantaggi per la città. Non è nemmeno un anno che  finalmente ci siamo potuti dedicare anche a quest’argomento: sono questioni pluridecennali, ora non metteteci fretta!”

06-2019

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