a cura di Massimo Palozzi

Aprile 2024

IL DOMENICALE

QUANDO LE RECIPROCHE DELEGITTIMAZIONI DANNEGGIANO L’IMMAGINE DELLE ISTITUZIONI

città, politica

di Massimo Palozzi - Chiariamolo subito, a scanso di equivoci: in questa storia non c’è un’emergenza democratica né si intravedono rigurgiti di autoritarismo. Però è vero che quanto andato in scena lunedì in consiglio comunale non è una cosa da lasciar passare come normale. Tanto più considerando che è accaduta alla vigilia del 25 aprile, data nella quale l’Italia festeggia la liberazione dal nazi-fascismo.

I fatti: ad inizio settimana il consiglio comunale di Rieti è convocato per discutere vari punti all’ordine del giorno. I principali sono l’approvazione del Bilancio di previsione 2024-2026 e del Documento unico di programmazione contenente gli obiettivi strategici e le linee programmatiche per i prossimi tre anni.

Le delibere predisposte dalla giunta passano con i soli voti della maggioranza, mentre le opposizioni abbandonano l’aula per protesta.

Lo strappo è già di suo eclatante, ma ad accendere ulteriormente la polemica sono i commenti del presidente della massima assise cittadina, Claudio Valentini, e dell’assessore al Bilancio, Andrea Sebastiani.

Se il primo si limita ad assumere una postura istituzionale ed esprime “rammarico per la scelta della minoranza di abbandonare l’aula, privando l’assemblea della discussione su un argomento così importante come il bilancio”, con l’auspicio che “in seguito si possano trovare le condizioni per riprendere un confronto costruttivo tra maggioranza e opposizione”, sono le parole di Sebastiani ad incendiare il dibattito. Secondo l’assessore, la presenza dei consiglieri di centrosinistra avrebbe costituito infatti l’occasione per “un confronto costruttivo nell’interesse dei cittadini che tutti rappresentiamo su scelte in materia di società partecipate, di recupero dell’evasione tributaria, di indirizzi strategici sul patrimonio immobiliare, a partire dall’impiantistica sportiva. Avremmo dibattuto, pure se da opposte sponde, sulle opportunità che questa città avrà nel prossimo triennio, grazie alle risorse del Fondo Complementare Cultura e degli eventi che caratterizzano la stagione culturale, sportiva e turistica dopo l’attribuzione all’Aquila, che Rieti condivide, della possibilità di fregiarsi della nomina a Capitale italiana della Cultura 2026 e dopo aver ottenuto la possibilità di ospitare i Campionati mondiali di volo a vela. Sarebbe stata anche l’occasione per anticipare le prossime delibere di affidamento della gestione della cura del verde urbano e dei servizi cimiteriali alla nostra società municipalizzata (Asm, n.d.r.)”. Invece, è la conclusione al veleno, “le opposizioni hanno scelto di far mancare il loro contributo su tematiche di questa rilevanza, venendo così meno al mandato elettorale assegnato dagli elettori”. Considerazioni avallate e rilanciate da tutti i gruppi di maggioranza che hanno anzi alzato il tiro sullo scarso senso delle istituzioni dimostrato dai colleghi di centrosinistra, accusati di aver agito “disattendendo il mandato di chi, con il proprio voto, li ha delegati proprio a questo importante compito democratico”.

Come era prevedibile, il duro attacco della destra non è passato sotto silenzio, scatenando anzi l’ira della minoranza consiliare. Con un comunicato diramato a stretto giro, i protagonisti del clamoroso gesto hanno spiegato le loro motivazioni. “Di nuovo questa maggioranza oltraggia il rispetto delle regole su cui poggiano la cornice democratica e il funzionamento istituzionale”, hanno tuonato Carlo Ubertini, Maurizio Vassallo, Elena Leonardi, Paolo Bigliocchi, Gabriele Bizzoca, Simone Petrangeli, Gilberto Aguzzi, Rossella Volpicelli ed Emiliana Avetti. “Non rispettare i tempi previsti per la pubblicazione delle delibere ha il significato di estromettere la partecipazione dei cittadini ai processi istituzionali, andando ad incidere sulla vita concreta di ognuno. Per queste ragioni, ancora una volta, la minoranza si è trovata costretta ad abbandonare l’aula al fine di non avallare una convocazione illegale e un comportamento immorale”. A corredo, i nove consiglieri hanno inviato al prefetto e alla Corte dei conti una nota esplicativa per illustrare i motivi del loro dissenso. In sintesi, la criticità risiederebbe in un aspetto ben preciso: i provvedimenti relativi al Documento unico di programmazione e al Bilancio di previsione non avrebbero potuto essere posti in discussione in quanto i programmi allegati ad entrambe le delibere non erano stati resi pubblici per almeno 30 giorni, come prevede la legge, dopo la loro adozione da parte della giunta lo scorso 9 aprile. La contestazione investe pure l’interpretazione contraria a questo orientamento fornita dal segretario generale, in forza della quale la maggioranza ha proceduto con l’esame e la successiva approvazione delle delibere.

La questione è molto tecnica ma contiene delle forti implicazioni politiche. La minoranza accusa infatti la giunta di amministrare Palazzo di Città facendo “scempio delle regole”, senza minimamente considerare il ruolo del consiglio e delle commissioni. Si tratta di un addebito gravissimo, meritevole di essere approfondito ad ogni livello. Ma tanto la maggioranza quanto l’opposizione si sono prestate ad un gioco al massacro di delegittimazione reciproca che equivale alla delegittimazione del consiglio comunale stesso.

L’abbandono dell’aula da parte di singoli consiglieri o di interi gruppi è sempre un’iniziativa dirompente, perfino sul piano etico. Non è la prima volta che viene presa e non sarà nemmeno l’ultima, a prescindere dal colore politico dei protagonisti. Il tema del rispetto dei principi e delle norme nel quadro dell’articolazione costituzionale definita in una democrazia matura resta però centrale e in questa circostanza ad uscirne piuttosto malconcia è proprio la sacralità delle istituzioni.

Alla fine saranno organi tecnici a dirimere la controversia sul piano dello stretto diritto. Ai cittadini rimane invece il senso dell’ennesima occasione mancata per un concorso da fronti distinti (e finanche contrapposti) nell’esclusivo interesse della collettività. Che nel caso specifico ha capito poco e male le dinamiche di una vicenda piena di sgrammaticature non solo politiche.

 

28-04-2024

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