Maggio 2021

MOSTRE

'OLTRE UNA SORTE AVVERSA' INAUGURATA LA MOSTRA DELLA RINASCITA

ricostruzione, sisma

Questa mattina inaugurazione della mostra “Oltre una sorte avversa. L’arte di Amatrice e Accumoli. Dal terremoto alla Rinascita” nel centralissimo Palazzo Dosi, allestita nel piano nobile del palazzo sotto la direzione dell’architetto Mauro.

La mostra nasce da un accordo territoriale tra la Fondazione e tre soprintendenze, la Soprintendenza Archeologia Belle Arti Paesaggio dell’area metropolitana di Roma,  la Soprintendenza per le Aree colpite dal sisma e  la soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, con la Diocesi di Rieti e con alcuni Comuni simbolo del cratere (Rieti, Amatrice, Accumoli e Cittareale), relativamente alle opere depositate dopo il terremoto a Cittaducale. Frutto di quell’accordo è stato il Varrone Lab, aperto nel gennaio 2020 nella piazza centrale della città, dove è stato restaurato un importante lotto di opere d’arte conservate nella Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale, e il volume Ai piedi della Laga. Per uno sguardo d’insieme al patrimonio culturale ferito dal sisma nel Lazio, pubblicato da Mondadori Electa nel dicembre 2019.  “Questi opere – ha spiegato, inaugurando la mostra, il presidente della Fondazione Varrone Antonio D’Onofrio - sono una parte del vissuto della popolazione. Erano quasi tutti presenti nelle Chiese, il loro valore artistico è superato da ciò che rappresentano: le immagini davanti alle quali si pregava, il segno della tradizione. Lo stesso Festival delle Ciaramelle che finanziammo, era un modo di tener ben salde le radici: se si perdono questi contatti, viene meno l’unione con il territorio. Per questo è straordinariamente importante il lavoro avviato, frutto della stretta collaborazione tra pubblico e privato, che restituisce queste opere dopo un accurato intervento conservativo.” 

“Abbiamo voluto fortemente questo titolo ‘Oltre una sorte avversa’ – precisa la soprintendente Paola Refice  - segnala un passaggio rispetto a tutti i lavori fatti in precedenza: deve segnare l’uscita dolorosa, necessaria dal momento dell’emergenza segnando la progettualità: cosa avverrà di queste opere una volta salvate fisicamente?  Il restauro andrà di pari passo con gli edifici in cui saranno collocate? Questo è il grande tema da affrontare.”

“Avevamo a disposizione opere di carattere religioso - puntualizza il dott. Giuseppe Cassio -  abbiamo ritenuto opportuno non seguire un criterio cronologico, ma dividere la mostra per grandi tematiche, partendo da alcuni frammenti di identità recuperate dalle macerie nobili di Amatrice ed Accumoli, insieme al frammento di un’opera fuori catalogo ma simbolica, il modellino ideale di Amatrice in pietra recuperato dalla chiesa del Suffragio, che il terremoto ha strappato dalle mani di Sant’Emidio, dividendola in sei sezioni per un totale di 65 opere tra dipinti, sculture, arredi sacri, reperti recuperati da Accumoli ed Amatrice dalle Unità di crisi del Mibact grazie all’intervento di Vigili del Duoco, Forestali, Carabinieri, protezione Civile".

Il vescovo Domenico Pompili si è soffermato sul titolo della mostra: “Oltre la sorte avversa ci fa pensare non solo a quello che nella storia le comunità di Amatrice e Accumoli abbiano subito ma lo slancio che ogni volta è servito per rimettersi in piedi. E’ uno sforzo che sostiene anche la Diocesi, che sta lavorando alla ricostruzione di 84 chiese: ridaremo a queste opere d’arte una casa dove tornare”. “Dopo i primi anni di andamento lento la ricostruzione sta finalmente entrando nel vivo – ha detto il vice sindaco di Amatrice Massimo Bufacchi – presto partiranno i cantieri di San Francesco e di Sant’Agostino. Ma anche rivedere queste opere in mostra è un segno di come la ricostruzione sia finalmente realtà e di questo non ringrazierò mai abbastanza la Fondazione Varrone e la Soprintendenza”. 

Alcuni manufatti sono stati interessati da interventi conservativi promossi e curati dalla stessa Soprintendenza, dall’Istituto Centrale per il Restauro di Roma e delle Gallerie Nazionali Barberini e Corsini. Da qui proviene l’opera simbolo del Rinascimento a Configno, la celebre tavola d’altare della chiesa di Sant’Andrea che raffigura la Madonna con il Bambino in braccio che dialoga con San Giovannino e i santi Andrea e Sebastiano, di Pierpaolo da Fermo. Opera affine ad altre composizioni realizzate tra Quattrocento e prima metà del Cinquecento tra Toscana, Umbria e Marche.

Il culto a Sant’Emidio, protettore del terremoto, era così radicato da meritarsi una sezione a parte: tra le diverse rappresentazioni l’olio su tela del secolo XVIII di Sant’Emidio con la città di Accumoli, su cui il terremoto si è particolarmente accanito e sul quale il restauro è stato particolarmente incisivo.

Ancora più ampia la sezione alla pietà popolare, dove ritroviamo Via Crucis e Bambinelli, statue e tele, come pure la sezione dedicata alle oreficerie e agli arredi sacri.

Nel catalogo che accompagna la mostra (edito da Il Formichiere) c’è ampio riferimento al lavoro di restauro e di studio che ha preceduto la mostra: una pubblicazione ricchissima di contenuti, anch’essa a cura di Paola Refice e Giuseppe Cassio ma aperta al contributo di molti autori, a cui si deve una migliore conoscenza delle opere, delle circostanze che ne accompagnarono l’esecuzione e delle vicende storiche attraverso le quale sono giunte a noi. Questo studio ha consentito di passare da generici riferimenti ad una “cultura appenninica” di ambito marchigiano-abruzzese alla individuazione di una specifica produzione artistica riconducibile “ai piedi della Laga”. Un contributo storico e scientifico che potrà tornare utile ora che sta entrando nel vivo il lavoro di ricostruzione e rinascita dei borghi.

La mostra sarà aperta al pubblico a partire da sabato 22 maggio. L’orario di apertura è dalle 17 alle 20, tutti i giorni tranne il lunedì. L’ingresso è gratuito ma è necessaria la prenotazione, sulla piattaforma eventbrite.  

21_05_21

condividi su: