a cura di Massimo Palozzi

Settembre 2020

IL DOMENICALE

MEETING DI ATLETICA, QUEST’ANNO SAREBBE STATA LA CINQUANTESIMA EDIZIONE

atletica, storia

(di Massimo Palozzi) Lo svedese Armand Duplantis ha stabilito giovedì il nuovo record del mondo di salto con l’asta nel corso del Golden Gala a Roma. 6 metri e 15 l’altezza superata, con la quale ha scavalcato di un centimetro l’ucraino Sergej Bubka, dominatore di questa specialità tra gli anni Ottanta e Novanta e tra i grandi protagonisti del Meeting reatino di atletica leggera. Già, il Meeting. Se non si fosse estinto nel 2015, quest’anno sarebbe stata la cinquantesima edizione e chissà che festa. Senz’altro stralunata per salutare una kermesse senza pubblico, castigata dalle misure sul distanziamento sociale e sottomessa ai riti della sanificazione e della disinfezione. Ma forse meno imbarazzante di quella preparata vent’anni fa per celebrare la trentesima, quando Provincia e Comune si fecero i dispetti, con la prima ad organizzare una cena di gala con tutti gli atleti a Villa Potenziani e il secondo promotore in contemporanea di un concerto in piazza per presentare i protagonisti della giornata di gare.
Sul piano sportivo avrebbe magari superato la sequela di trionfi dell’edizione del quarantennale nel 2010, quando il kenyano David Rudisdha batté il record mondiale degli 800 metri piani e caddero pure due record europei e cinque nazionali.
Il 13 settembre 2015 andò invece in scena l’ultima edizione. All’epoca nessuno pensava che si fosse arrivati ai titoli di coda, ma col senno di poi i segnali c’erano tutti. Quello stesso anno coincise infatti con l’estinzione della Cassa di Risparmio, le cui insegne vennero definitivamente rimosse dalle filiali a novembre, dopo essere stata assorbita da Intesa Sanpaolo. La Cariri era stata da sempre vicina all’atletica reatina, sostenendo sul piano finanziario e organizzativo tutto il movimento, Meeting compreso. Le difficoltà dovute alla carenza di fondi erano peraltro una costante e diverse edizioni rischiarono di saltare proprio per mancanza di soldi. Alla fine, però, Sandro Giovannelli, ideatore e plenipotenziario della manifestazione, riusciva puntualmente a metterla in piedi, garantendo la partecipazione di atleti di primissimo piano e di sponsor di pari fama. Non è un caso che al camposcuola siano stati stabiliti ben otto record mondiali e decine di altri minori, soprattutto sulle medie e lunghe distanze, tanto da fare del “Raoul Guidobaldi” una sorta di tempio del mezzofondo.
Quarantacinque anni di successi e di prestigio regalato alla città sono dunque legati indissolubilmente al nome di Sandro Giovannelli. Le responsabilità di averli interrotti sono invece diverse e ognuno può farsi un’idea sui demeriti da attribuire.
La storia inizia nel 1971. Dal 10 al 15 agosto Helsinki ospita i Campionati europei di atletica leggera. Giovannelli a quel tempo è il responsabile tecnico della nazionale femminile. Il presidente della Fidal Primo Nebiolo gli chiede di organizzare un appuntamento di alto livello a distanza di pochi giorni, vista la rinuncia di Sassari. Dalla capitale finlandese i principali protagonisti degli Europei sbarcano così a Rieti per dare il via a una splendida tradizione che per nove lustri porterà il capoluogo sabino alla ribalta internazionale.
L’annuale parata di stelle e gli straordinari risultati che da quel 28 agosto 1971 vengono conseguiti mobilitano ogni volta sempre più giornalisti italiani e stranieri e spingono la Rai a dare ampia copertura all’evento, fino alle lunghe dirette televisive.

Cinquant’anni fa il camposcuola è solo il lontano parente dello stadio che vediamo oggi.
La pista è in terra battuta, le corsie sono delimitate da fettucce, i posti vengono assegnati con i bastoncini, mentre il pubblico si accomoda su una scarna tribunetta.
Eppure già in quella prima edizione cadono tre record italiani. Da allora è un susseguirsi di sfide emozionanti. Alcune, come nel salto in alto, devono fronteggiare l’oscurità incipiente della sera. L’impianto di illuminazione non è certo pensato per rimpiazzare il sole e l’imprevista durata delle gare aggiunge una sfumatura di provinciale romanticismo al pathos della competizione.
Sul prato, sulla pista, sulle pedane del “Guidobaldi” passano i personaggi più affermati, celebrati e pagati del mondo. Anche questo è un mezzo miracolo compiuto dall’inossidabile patron. Il fatto che ci sia lui di mezzo fa superare le complicazioni connesse alle alte (a volte stratosferiche) pretese economiche degli atleti, che a frotte vengono invece a Rieti in omaggio all’amico Sandro e, perché no, cedendo al timore reverenziale nei confronti di una figura di tale spicco all’interno della Federazione internazionale.
Tra la fine di agosto e i primi di settembre tutta la città viene coinvolta in un magico rito collettivo, fatto di decine di volontari, campagne stampa e manifesti che via via assumono una definitiva fisionomia quando viene creato il logo della manifestazione. E il pomeriggio della giornata di gare, finalmente al camposcuola a tifare ed esultare.
Il Meeting di Rieti non è mai stata una semplice passerella per atleti stanchi e demotivati dopo un’olimpiade, un mondiale o un europeo. Al contrario, è stato il palcoscenico scelto da sportivi di ogni continente per mostrare il loro valore e dare senso al finale della stagione agonistica.
Quest’anno il Meeting internazionale di atletica leggera avrebbe tagliato il traguardo del mezzo secolo. L’ultima edizione si tenne invece il 13 settembre 2015. L’anno successivo fu annullato in segno di lutto per le vittime del terremoto del 24 agosto. Una motivazione sicuramente vera e seria, che comunque “risolse” i soliti problemi causati dalla mancanza di finanziamenti. Problemi come si è detto antichi e che ogni anno si ripresentavano più gravi, come del resto ha dimostrato l’epilogo. Attenuatasi inevitabilmente la spinta propulsiva del professor Giovannelli (classe 1936), nessuno ha saputo assumerne l’eredità per prendere in mano le redini di una manifestazione importantissima nel mondo dell’atletica e in grado di dare lustro e rinomanza alla città di Rieti.
Come molti altri eventi, anche il Meeting ha goduto dell’eccezionale impulso, dell’autorevolezza, della rete di relazioni e delle capacità personali di un singolo, scontando però i limiti che l’implacabile trascorrere del tempo comportava. È mancata insomma la capacità del territorio di rendere patrimonio stabile e comune un tesoro manageriale, prima ancora che sportivo, il cui merito resta nei fatti circoscritto alla straordinaria figura di Sandro Giovannelli. E questo è sicuramente fonte di rammarico.
Presi come siamo da ben altre preoccupazioni, salutiamo questo settembre 2020 senza pensare che avrebbe dovuto coincidere con l’edizione del Meeting numero 50. A scorrere i nomi che hanno calcato il camposcuola di piazzale Leoni vengono i brividi e monta una nostalgia canaglia che nemmeno Al Bano e Romina. Invece niente.
L’epidemia da coronavirus ha spazzato via pure i rimpianti e forse non è un male, considerando l’aria di mestizia che si sarebbe respirata. Ma anche no. In fin dei conti, sarebbe stato meglio rammaricarsi per delle nozze d’oro celebrate in forma minore, ma con la speranza di glorie future, piuttosto che lasciare all’oblio la missione di cancellarne persino il ricordo.


20-09-2020

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