Febbraio 2019

STORIE

L’ALTRO È RICCHEZZA E LA DIVERSITÀ FA PARTE DI NOI

formazione

(di Domenico Di Cesare) Tareke Brhame vive a Roma, dove è presidente del Comitato 3 ottobre, organizzazione non profit, fondata all’indomani del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, quando 368 persone persero la vita.

Preso il microfono Tareke è un fiume in piena e racconta la sua storia senza pause, ripercorrendo il suo viaggio di ieri, che diventa oggi. Studenti e studentesse sono come ipnotizzati, è un altro viaggio.

Esordisce così Tareke: «Il novanta per cento delle persone non sanno chi sei ma ti danno etichette. Io posso essere sì il vostro nemico, ma prima conoscetemi: Io cerco un dialogo».

Poi parla dei sogni dei giovani e racconta i suoi: «Io volevo diventare un pilota; mi piaceva la chimica e la fisica, ma ora faccio qualcosa che non avrei mai immaginato e cioè girare l’Italia e L’Europa per parlare di diritti».

Ricorda il saluto di sua madre quando lo ha fatto fuggire dal suo paese, e parla del suo stupore nel ricordo di una madre che dandogli tre caramelle gli sorride dicendogli: «Vai figlio mio, non fermarti, tu arriverai dove vuoi».

Il ragazzo eritreo sa di non poter tornare nel suo paese, perché è fuggito e quindi è considerato un traditore della propria patria; ora è cittadino italiano e ricorda il suo viaggio: «Quando esci dal tuo paese, il tuo passaporto è il trafficante; diventi un traditore, anche se sei scappato per salvare la tua vita. Diventi un prodotto, uno schiavo».

È ancora tutto più difficile per le donne: «Hanno ancora meno diritti e anche se accompagnate da marito o figli, diventano merce e sono umiliate, picchiate e stuprate».

Si parla di esseri umani, di vite di speranze e Tareke è un esempio, così come ha evidenziato la Dirigente Scolastica dell’Istituto di istruzione superiore Savoia, professoressa Maria Rita Pitoni, che ha organizzato l’evento: «Gli obiettivi della scuola sono fare istruzione, educazione e cultura. davanti ai piccoli problemi ci fermiamo e la storia di Tareke ci insegna che dobbiamo spostare l’ostacolo e andare avanti, con caparbietà, passione e entusiasmo. Utopia non significa mai, ma non ora, non in questo momento: mai smettere di sognare».

Questo bellissimo evento ha visto la partecipazione degli studenti dell’IIS Savoia, del Liceo Artistico, Sisti, Ricci e di rappresentanti delle scuole paritarie. L’organizzazione è stata supportata anche dalla diocesi e in rappresentanza del vescovo, dalla responsabile ufficio scuola diocesi, professoressa Simona Santoro: «Siamo cittadini del mondo e la scuola deve formare i giovani sulla conoscenza e sui veri valori, che devono rappresentare una chiave di lettura sul contesto sociale. L’altro è ricchezza e la diversità fa parte di noi. Ogni fragilità va sostenuta».

Chi scrive ha intervistato tanti migranti che sperano in un futuro migliore e sentire Tareke, che ce l’ha fatta, da valore a ogni singola storia, a ogni singolo essere umano, risvegliando anche quella sensibilità troppo spesso soffocata da paure e pregiudizi».

Da oggi siamo tutti più ricchi: grazie Tareke.

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