Ottobre 2019

L'editoriale di Stefania Santoprete

Tessere

Una volta si chiamavano 'case chiuse', cancellate proprio 60 anni fa con una legge che portava il nome della firmataria Lina Merlin. Luoghi in cui ciò che avveniva rimaneva al riparo di 4 mura, ben protetti, nella discrezione totale.

Oggi si ha la stessa necessità di protezione in luoghi che, per antonomasia, dovrebbero essere i più social possibile, quelli a disposizione nella rete.

Ad esempio risulta quantomeno incomprensibile come dinanzi ad un dibattito di estrema importanza per la vita cittadina quale ‘sottopasso sì / sottopasso no’ riferito alla volontà di Ferrovie di sovvenzionare un progetto per la soppressione del passaggio a livello del Viale Maraini, i promotori della posizione avversa abbiano deciso di ritirarsi su Facebook in un ‘gruppo chiuso’ con la seguente motivazione: “ritengo che la migliore medicina per far desistere gli amministratori dall'idea di realizzare il sottopasso sia quella di raccogliere sempre più adesioni di cittadini contrari, ripeto di cittadini contrari, quindi per cortesia non inseriamo persone che potrebbero disturbare la compattezza del gruppo.” Ora, al di là degli schieramenti e delle ragioni (Format ha dato ampio spazio come sempre ad entrambe le posizioni), siamo sicuri che ‘rintanarsi’ in area protetta ci renda più lucidi ed efficaci? Non è dallo scambio che nascono posizioni bel strutturate ed inattaccabili? Parlo di questo esempio ma come dimenticarne altri? PostTribù con il Comune di Casaprota ha indetto una conferenza per illustrare i due ricorsi presentati al Tribunale dell’Acqua (di cui vi spieghiamo dettagli su questo numero). Sulle scale del Palazzo comunale ho incontrato un consigliere. Alla mia domanda a proposito dello svolgimento dell’incontro. ha risposto di non sapere nulla perché... “Noi’ faremo una riunione la prossima settimana”. Cosa vuol dire? Non sarebbe stato di arricchimento portare in dote quanto detto anche in quella occasione? #ioCIsto ha assunto il compito ingrato di portare in città un argomento scottante, lo ha fatto a pochi giorni del pronunciamento della Consulta a proposito del ‘fine vita’ ospitando la professoressa Assuntina Morresi dell’Università di Perugia e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica. Quante persone tramite tastiera hanno mostrato di interessarsi alla vicenda di dj Fabo, Eluana Englaro, Piergiorgio Welby? Quante erano effettivamente a quel dibattito? Quanta conoscenza si ha di un argomento per poter assumere una posizione? Quanta distanza c’è tra il nostro ‘sentire’ ed il ‘partecipare’ alle scelte che regolano la nostra e l’altrui vita? E’ triste dirlo ma spesso a determinare le presenze ad una iniziativa sono ‘i colori’ di chi le organizza (presunti o reali), quelli di sinistra nel loro ambito, quelli di destra nei loro luoghi: comfort zone in cui rafforzare semplicemente le proprie convinzioni senza accettare realmente la sfida, senza scoprire di avere punti in comune su cui poter lavorare. Aspetto preoccupante in un momento in cui tutto è ‘in divenire’, in cui questa città (dal macro al microcosmo) si accinge a trasformarsi inevitabilmente e ad accogliere occasioni importanti, a fronte delle quali sarà bene invece  lasciarsi ‘contaminare’ ora come non mai!

A partire dall’accordo di programma de ‘Il Cammino di Francesco’ in previsione del bando che, prossimamente, dovrebbe essere emesso dalla Regione per arrivare alla trasformazione dell’ex Manni, dalla felice intuizione per la realizzazione di una ‘metropolitana ciclo-turistica’, all’organizzazione dei Campionati Europei U18 d’Atletica ‘Rieti2020’ fino ad arrivare all’appena avvenuta proclamazione di Rieti Città Europea dello Sport 2021: c’è da tessere relazioni, cucire contatti, accorciare le distanze!

 

 

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