Dicembre 2019

L'editoriale di Stefania Santoprete

Schegge di Infinito

Entrare in punta di piedi è doveroso. Sono giorni meravigliosi o disperati secondo punti di vista. C’è chi attende queste prossime feste come un dono che si rinnova ogni anno e c’è chi lo fa con il cuore gonfio dinanzi ad una tavolata in cui qualcuno manca o a mancare è il lavoro, la salute, un amore... Chi “vorrei essere già al 7 gennaio” e chi ha deciso quest’anno, ancora prima del solito, di mettere fuori addobbi e trasformare la propria casa dandole quell’aura diversa da renderla quasi fatata.

Illusioni... diranno i più razionali, quelli che aspettano uno stipendio rimasto indietro, una cassa integrazione non firmata, un bonifico dai clienti o che sia approvato quel benedetto preventivo che restituirebbe un po’ di ossigeno all’azienda. Quelli che attendono un’autorizzazione sospesa o sperano sia sempre sabato per non ricevere l’ennesima telefonata dalla banca... Quelli seduti, immobili, in attesa di una chiamata, di un colloquio, di un’indicazione per conoscere la strada da percorrere... Quelli che mandano giù pasticche per riempire il buco che tutto ingoia... Quali parole scegliere per non offendere o rischiare di essere superficiali? Cosa si può augurare ad una umanità che rischia di smarrirsi ogni giorno, tra divisioni e ideali in frantumi, incattivita dalle delusioni?

Non c’è nulla di peggio che far sentire le persone non comprese nei propri bisogni, nelle proprie fragilità. Quindi un solo augurio, quello di vivere l’essenza del Natale. Per definirla uso una frase detta da Domenico, il nostro vescovo (mi piace chiamare per nome questa persona entrata a far parte immediatamente della nostra terra), frase che mi ha colpito molto “Il Natale è un’esperienza immersiva di Bellezza”. Sì! E’ l’unico linguaggio rimasto per attraversare questo momento complicato, in cui facciamo fatica ad intenderci e a trovare qualcosa che ci accomuni. ”La bellezza, quando capita di incontrarla, ci prende di soppiatto, ci spiazza, disorienta, ci fa sussultare”.

E non volendo, in questo mese, vi conduciamo per mano in un percorso, mostrandovi la bellezza dei volontari che tentano di dare una risposta emergenziale ai bisogni di molti, tra le parole di capitano Ultimo da cui trapela un amore incondizionato che lascia incantati, oppure tra le opere d’arte sottratte dalle macerie del terremoto, fino a giungere a quel presepe, esaltato da Papa Francesco “permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità” principio identificativo d’amore.  Ecco, di questo abbiamo bisogno tutti! Di essere presi alle spalle, in uno di quei momenti in cui la razionalità guida ogni gesto ed essere travolti dall’emozione, di rimanere a bocca aperta con gli occhi che ridono e guardano dentro altri occhi, come fossimo dinanzi ad uno specchio e dall’altra parte ci fosse il noi-bambino di ieri. La Bellezza può salvarci, può essere rifugio confortante in cui ritemprarsi prima di tornare in battaglia. Bellezza intesa come connessione diretta alla nostra natura umana, alla nostra profonda spiritualità, capace di generare scintille creative ed illuminare dandoci possibilità di definire i contorni della nostra esistenza, i particolari più preziosi. Non per nulla in questo periodo si segue la Stella, obbligati a sollevare lo sguardo e cercare nel cielo una scia. Attendendo un segnale che arrivi sino a noi (“Dall’alto in basso” come indica la nostra copertina).

Ecco, vi auguro di perdervi... Di smarrire voi stessi e le vostre certezze dinanzi ad un paesaggio, ad un tramonto, ad uno scorcio, ad un sorriso, alla voglia di stringere mani. Vi auguro di ‘perdere tempo’, di andare a cercare quella bellezza ovunque possiate stanarla: che sia in un’opera d’arte o nel catturare un’immagine disegnata dalle gocce di pioggia su di un vetro. Percepirla, respirarla, introiettarla. Schegge di infinito giunte sino a noi per sanarci l’anima.

“Sono convinto che alla fine di questa vita ad ognuno di noi verrà chiesto: quanto amore e quanta bellezza c'è in più dopo il tuo passaggio su questa terra?" (cit. S. Cristicchi)

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