Agosto 2019

L'editoriale di Stefania Santoprete

Like & Vita Vera

 

Di Bibbiano non ne parliamo? Ma bisogna avere grande competenza per trattare certi temi e farlo con notizie di seconda, terza, quarta mano, non è approccio adeguato. Si rischia di cadere nei luoghi comuni de ‘il sistema è tutto marcio’ e contemporaneamente colpire professionisti che con grande sacrificio affrontano tematiche importanti e delicate. Professioni che implicano coinvolgimenti su diversi piani con risvolti etici e umani: se ben svolte comportano scelte sofferte.

Qualche mese fa ebbe grande successo una fiction basata su una storia vera ‘L’amore strappato’. Un racconto raccapricciante che suscitò indignazione: per colpa di una falsa accusa di pedofilia lanciata contro suo padre, Angela la protagonista, a soli sei anni, viene prelevata da scuola da un’assistente sociale e da due carabinieri, e rinchiusa in una casa-famiglia milanese. Da momento del suo ‘rapimento’ a scuola, per oltre 11 anni Angela non vedrà più i suoi genitori e subirà un’ingiustizia senza fine nonostante l’assoluzione del padre.

Avremmo voluto credere che questo errore giudiziario rappresentasse l’eccezione. Ed invece oggi scopriamo che - elementi su cui è basata l’indagine - alcuni bambini sarebbero stati sottratti sistematicamente alle famiglie sulla base di dichiarazioni e relazioni manipolate, per poi essere affidati ad amici e conoscenti dei soggetti coinvolti, per perseguire scopi economici. Ma la vicenda è più complessa e non tutti gli aspetti sono ancora stati chiariti. Si ha la sensazione di aver scoperchiato il famoso vaso di Pandora in cui anche il più piccolo anello della catena sembrerebbe colluso. Le notizie si susseguono e a volte con risvolti clamorosi, altre senza alcun fondamento. Insomma tutto è ben lontano dall’essere chiaro ed invidiamo molto i ‘giustizialisti da tastiera’ coloro che annusato un fatto di cronaca riescono nell’immediato a stabilire da che parte stare nonostante la Storia sia piena di clamorosi scoop sgonfiatisi nel giro di qualche mese. Non mettiamo in dubbio che qualcosa debba essere accaduto ma esattamente cosa? Con quali responsabilità? Chi sono gli artefici senza scrupolo di questa vicenda? Le testimonianze dei bambini sono state manipolate? E chi prende l’impegno di passare al setaccio giorno dopo giorno le numerose fake (false notizie) sull’argomento? Gli audio in rete sono tutti autentici? I genitori che si espongono come testimoni sono completamente attendibili?

I più attenti erano già al corrente di qualcosa di simile avvenuto in Italia grazie all’audioserie di Pablo Trincia e Alessia Rafanelli ‘Veleno’ uno dei format giornalistici più innovativi degli ultimi anni, realizzato con grande impiego di mezzi, poi trasformatosi in libro. Vent'anni fa, in provincia di Modena, sedici bambini tra i comuni di Massa Finalese e Mirandola furono allontanati per sempre dalle loro famiglie, accusate di far parte di una setta di satanisti pedofili. L’ex Iena nelle sette puntate pubblicate da Repubblica.it dall’autunno 2017, ricostruiva i fatti, mettendo in luce i molti dubbi sul ruolo svolto da assistenti sociali, psicologi e ginecologi durante le indagini, criticandone i metodi e ponendo pesantissime domande sulle conclusioni. Quegli stessi professionisti sono finiti oggi nell’inchiesta “Angeli e Demoni” condotta dai carabinieri di Reggio Emilia, “carabinieri che ci hanno ringraziato, perché abbiamo fornito loro una chiave investigativa che prima non avevano” ha scritto su Facebook Trincia. Che questa vicenda ci insegni a vigilare sempre, a fare in modo che controllati e controllori non coincidano, ad usare enorme cautela nel delegittimare un istituto nato proprio per salvaguardare minori che si trovano in grave disagio. Inevitabile pensare a tutti i soggetti coinvolti sull’intero territorio nazionale, oggi al cospetto con atroci dubbi sulla reale fondatezza dei provvedimenti presi in questi anni. Bene ha fatto chi, come a Bologna, sta riaprendo fascicoli su fascicoli seguendo uno scrupolo di coscienza e riesaminando ogni caso. E’ per questo che bisogna usare accortezza, non perché schierati secondo un colore di appartenenza ma perché in mezzo c’è vita vera.

condividi su:
Gli altri editoriali