Giugno 2020

STORIE

“L’OSPEDALE VECCHIO” DI RIETI

dal 1337 nel CUORE della città

città

(di Enzo Marzi) Il complesso dell’ospedale vecchio e l’annessa chiesa di s. Antonio Abate sorgono al centro della città, in una posizione caratterizzata dal fortissimo dislivello, dove fino al Basso Medioevo le mura romane di Reate delimitavano il confine del centro abitato. Ancora oggi si possono notare i grandi blocchi di travertino riutilizzati - quando ormai avevano perso la funzione originaria a causa dell’espansione verso nord-est della città - come muro di sostegno per la costruzione dell’edificio sacro.

La fondazione dell’ospedale risale al 1337, allorché si insediò in città una comunità dell’ordine ospedaliero degli Antoniani di Vienne; il recente ritrovamento, in un’antica casa torre vicina all’ospedale, di un antico affresco raffigurante s. Antonio Abate, patrono dell’ordine, è una presumibile testimonianza del primitivo insediamento.      

Nei secoli passati, a Rieti come altrove, l’assistenza ai malati era affidata a comunità religiose, ed in città per molto tempo coesistettero diversi ospedali, ognuno gestito da una propria confraternita.

Nel XVI secolo si attesta un accentramento dell’attività assistenziale attorno all’antico hospitale di s. Antonio Abate, dove anche altre comunità offrivano la propria opera caritativa.

Intorno alla metà del secolo, allorché gli Antoniani abbandonarono la città, la gestione dell’ospedale venne assunta dalla confraternita reatina del Ss.mo Sacramento, che si fece carico dell’ampliamento degli edifici e della ricostruzione della chiesa.

Nel 1619 la Compagnia del Sacramento cedette il governo dell’ospedale e della chiesa all’Ordine Ospedaliero di s. Giovanni di Dio (c.d. Fatebenefratelli o, come li chiama Loreto Mattei nel suo Erario Reatino, i Bonfratelli); ad essi l’ospedale rimase affidato anche dopo l’Unità d’Italia, pur passando sotto l’amministrazione statale della Congregazione di Carità.

Nel 1901 si affiancarono ai frati, per poi sostituirli del tutto quando questi lasciarono Rieti nel 1904, le Figlie di San Camillo, la cui congregazione era stata da poco fondata da Giuseppina Vannini. La Madre Fondatrice (canonizzata nel 2019) fu presente a Rieti per seguire da vicino la neonata comunità reatina, ancora oggi operante nel nuovo Ospedale che ha preso il nome proprio dal Santo patrono dell’istituto religioso.

Nel 1937 l’ospedale passò alle dipendenze dell’Ente comunale di assistenza, e due anni dopo all’Ente comunale degli Istituti Riuniti di Ricovero, cui competeva anche l’amministrazione dell’Ospizio Cerroni per convalescenti, dello Ptocomio Manni e dei due orfanotrofi cittadini. Nel 1972, dopo dieci anni di preparativi, si completò il trasferimento dell’ospedale nel nuovo complesso di Campoloniano, ma rimase traccia della sua vecchia collocazione nel nome della strada che collega il complesso edilizio a via Garibaldi: “via dell’Ospedale”, appunto.

Per diversi anni l’ex ospedale, divenuto di proprietà della Regione Lazio, fu convertito ad uso scolastico per l’Istituto d’Arte e l’Istituto Alberghiero, e rimase così un luogo familiare per molti reatini.

La chiesa di s. Antonio, oltre ad essere funzionale al nosocomio, era anche il luogo dove si manifestava la devozione popolare verso il Santo Abate: qui si invocava la sua protezione per gli animali domestici, e da qui iniziava ogni anno, il 17 gennaio, il Carnevale (e la tradizionale sfilata dei cavalli infiocchettati trae origine proprio da queste celebrazioni). Colui che nel 1570 ne disegnò la pianta, conforme al gusto manierista e ai dettami liturgici del Concilio di Trento, dà il nome alla ripida strada da cui vi si accede: Giacomo Barozzi da Vignola (spesso riportato come Jacopo Barozzi, e noto ai più come “il Vignola”): egli, capo architetto della basilica vaticana, e già da molti anni al servizio dei Farnese, anche in precedenza aveva lavorato per la città di Rieti, mettendo mano al palazzo dei priori (l’odierno palazzo comunale) e al palazzo del podestà, destinato a diventare sede dell’istituendo seminario.

Morto il Vignola nel 1573, i lavori procedettero assai lentamente, e solo verso il 1611 venne scolpito il maestoso portale dal lombardo Gregorio Fontana, sembra sotto la direzione del grande architetto suo conterraneo Onorio Longhi.

Insediatisi nel 1619 i Fatebenefratelli, si decise di non attendere oltre, e l’anno successivo il vescovo Pier Paolo Crescenzi consacrò la chiesa; ciò dovette affievolire l’interesse al prosieguo dei lavori, tanto che la facciata non fu mai ultimata.

Oggi, a seguito degli ultimi eventi sismici, la chiesa risulta inagibile, e dal 2009 la struttura dell’ex ospedale è caduta in disuso; ma è forse proprio per questo che l’intero complesso potrà essere interessato da una profonda ristrutturazione che gli restituisca il valore che merita.

Una mobilitazione su base volontaria può fare la differenza per il recupero dei beni storici dismessi, e restituire alla città questo tesoro di storia e arte: il Gruppo FAI di Rieti invita a votare l’Ospedale Vecchio e la Chiesa di Sant’Antonio Abate per la campagna Luoghi del Cuore sul sito

www.fondoambiente.it/luoghi/ospedale-vecchio-e-chiesa-di-sant-antonio-abate?ldc

In tutta Italia concorrono tantissimi luoghi, e il Gruppo FAI si rivolge ai reatini affinché anche la nostra città possa arrivare ad un numero di voti sufficiente a partecipare al bando per un contributo del Fondo Ambiente Italiano. Per votare è sufficiente accedere alla pagina web e registrarsi (la registrazione è richiesta a garanzia della validità del voto). VOTATE! 

Se avete una storia, un ricordo o un aneddoto legato al nostro LUOGO DEL CUORE e desiderate condividerlo, o volete prenotarvi per le prossime aperture straordinarie dell’Ospedale Vecchio, scrivete a:

rieti@gruppofai.fondoambiente.it

 

 

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