a cura di Massimo Palozzi

Marzo 2022

IL DOMENICALE

LA VITTORIA DI PETRANGELI ALLE PRIMARIE E LA RISPOSTA DEL CENTRODESTRA

elezioni, politica

di Massimo Palozzi - Nel dibattito pubblico seguito alle primarie del centrosinistra per la scelta del candidato sindaco di Rieti, l’onda lunga dei commenti è durata meno di quanto fosse preventivabile. Merito anche del centrodestra, che in settimana ha piazzato con grande abilità diversi colpi ad effetto per distogliere l’attenzione dall’evento.

L’avvio del (lungo) iter per la riapertura del distaccamento della Polizia locale al Terminillo, deliberato mercoledì dalla giunta comunale, è uno di questi. L’altro riguarda la partenza il prossimo 16 marzo di alcuni corsi di laurea della Sabina Universitas nei locali ristrutturati di Palazzo Aluffi. In questo caso è stato il presidente della Provincia Mariano Calisse a dare l’annuncio che la ex caserma dei Carabinieri in via Cintia diventerà presto la nuova sede dove verranno ospitate le lezioni per gli studenti di ingegneria e professioni sanitarie.

Non bastasse, venerdì è arrivato in città addirittura un ministro, quello del Turismo Massimo Garavaglia, per un’iniziativa elettorale della Lega a sostegno di Daniele Sinibaldi in Provincia.

Il vero coniglio dal cilindro lo ha comunque tirato fuori ancora il Comune, con la poderosa opera di asfaltatura delle principali strade cittadine negli ultimi giorni: prima il lungovelino Don Giovanni Olivieri, poi viale Canali e, a seguire, via Molino della Salce e via dei Flavi, nel quadro di un vasto programma di interventi che proseguirà nelle prossime settimane.

All’accusa di strumentalizzazione preelettorale, sindaco e assessore ai Lavori pubblici hanno risposto stizziti e numeri alla mano che si tratta di una mera coincidenza. Pur con ciò, non bisogna essere particolarmente maliziosi per notare la singolare sovrapposizione. La bitumatura delle strade è del resto un classico di ogni strategia di fine mandato, benché stavolta potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Se all’amministrazione va infatti dato atto di aver messo in campo uno sforzo significativo per risistemare alcune disastrate vie cittadine, dall’altro essa ha dovuto subire le lamentele dei residenti in molte altre zone della città non toccate dall’operazione di maquillage.

La larga vittoria di Simone Petrangeli su Claudio Di Berardino ha in ogni caso lasciato irrisolti nodi politici piuttosto intricati. Ad uscire peggio dal test è stato senza dubbio il Pd per aver scelto e appoggiato l’assessore regionale nella competizione che lo vedeva opposto all’ex sindaco. Emblematici i commenti a caldo dopo lo spoglio sia del segretario cittadino Vincenzo Di Fazio, sia del capogruppo in Comune Alessandro Mezzetti, il cui tono di forte autocritica era venato dal palese smarrimento per la secca sconfitta. Un atteggiamento a dire il vero fin troppo severo e mirato ad enfatizzare assai poco saggiamente la spaccatura interna tra le due opposte fazioni, invece che a valorizzare l’impegno per dare ai cittadini l’ultima parola sulla designazione dello sfidante di Sinibaldi.

La filosofia che ispira le primarie è d’altronde quella di far scegliere al popolo il candidato sul quale tutti poi dovrebbero convergere. A parole, entrambi i contendenti hanno affrontato la prova con questo spirito. Poi però ci sono i numeri. Le quasi 700 preferenze di scarto pesano parecchio sull’economia dei futuri rapporti e i dem sono comprensibilmente preoccupati di non riuscire a mantenere il ruolo di primus inter pares all’interno della coalizione, avendo puntato su un candidato (peraltro d’area, visto che Di Berardino è espressione di Articolo uno e non del Pd) non in grado di intercettare il favore degli elettori di casa né di pescare più di tanto in ambito Cgil, di cui è stato segretario regionale.

La sfida lanciata da Petrangeli era del resto apertamente diretta proprio al Partito democratico, che fino all’ultimo ha tentato la carta di una figura in grado di aggregare l’intero raggruppamento, in nome di quel campo largo preso come stella polare per le prossime amministrative. Solo la ferma determinazione dell’avvocato ex Sel ha costretto la compagine progressista ad affrontare le primarie, facendogli alla fine eguagliare il record di candidature detenuto da Antonio Cicchetti. L’attuale primo cittadino si è infatti proposto tre volte alla guida del Comune nel 1994, 1998 e 2017, vincendo in tutte le occasioni. L’ultima cinque anni fa, per soli 99 voti al termine di un drammatico ballottaggio contro lo stesso Petrangeli, il quale fa ora il tris dopo la candidatura strappata alle primarie del gennaio 2012 e la conferma come uscente nel 2017.

La cosa ha inciso profondamente sugli equilibri che si andavano a fatica componendo nel centrosinistra. Dalla preselezione si sono infatti subito sfilati il Movimento 5 stelle e il resto del cosiddetto Terzo polo, composto da Psi, Nome officina politica e Uniti per Rieti (la lista del consigliere ex leghista Andrea Sebastiani e dell’ex assessore della giunta Cicchetti Elisa Masotti, dimessasi per insanabili divergenze politiche a maggio del 2020). Le tre formazioni insistono sulla candidatura dell’ex assessore socialista e consigliere uscente Carlo Ubertini. Più sfumata appare invece la posizione dei grillini, che in settimana hanno ribadito l’intenzione di non cercare intese con nessuno ma di essere pronti ad ascoltare eventuali proposte. L’abboccamento potrebbe arrivare per esclusione da Simone Petrangeli, alla luce del veto pentastellato su accordi con il polo conservatore. I prossimi giorni diranno se si sia trattato di parole di circostanza o di una seria apertura.

Il centrodestra dal canto suo marcia spedito nella formazione delle liste di appoggio a Sinibaldi, approfittando delle ambasce del rivale più accreditato. Lo sforzo di Petrangeli nelle prossime settimane sarà allora tutto concentrato su un’opera di ricucitura e allargamento alle forze politiche (ma anche civiche) che fanno riferimento al mondo progressista o che comunque aspirano a un cambio di rotta nel quasi trentennale dominio della destra su Palazzo di Città, interrotto proprio dalla parentesi di cui fu protagonista nella scorsa consiliatura.

Per motivi non solo di cabala, i sostenitori dell’ex primo cittadino utilizzano questo argomento per dimostrare di aver puntato sul cavallo vincente: da quando è in vigore l’elezione diretta del sindaco, l’unico esponente del centrosinistra in grado di battere il centrodestra è stato infatti Petrangeli e non può essere quindi che lui la personalità con le maggiori opportunità di vittoria alle elezioni di primavera.

La tesi è all’opposto criticata dagli scettici, ribaltando esattamente il ragionamento: un candidato che si è già misurato con l’elettorato dopo un’esperienza di governo ed è stato bocciato alle urne non avrebbe la credibilità necessaria per riproporre un’idea innovativa della città. Non a caso, il primo commento di Sinibaldi dopo la vittoria di Petrangeli su Di Berardino ha inteso evidenziare l’incapacità degli avversari di proporre un volto nuovo.

Il rilievo offre lo spunto per cogliere le diverse analogie esistenti in realtà tra le due candidature, a cominciare proprio dalla sostanziale mancanza di rottura con il passato che le caratterizza. Sinibaldi è vicesindaco e assessore uscente con deleghe pesanti alle Attività produttive e al Turismo. Politicamente si pone quindi in stretta continuità con le precedenti esperienze amministrative, in una posizione rafforzata dal ruolo di coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia. La matrice di destra che ha contrassegnato le giunte Cicchetti ed Emili resta dunque un riferimento saldo ancora nel 2022.

Discorso analogo può essere fatto per Petrangeli, la cui militanza nelle formazioni di sinistra (Rifondazione comunista prima, Sel poi) non lo caratterizza certo per l’ispirazione moderata. La sua collocazione politica non è d’altro canto estranea alle difficoltà relazionali con il partito di maggioranza della coalizione. In effetti, il rapporto conflittuale con il Pd non nasce in queste settimane intorno alla disputa sulle primarie. Ad agosto 2013 i democratici aprirono addirittura una crisi di maggioranza, accusandolo di eccessivo personalismo. Petrangeli rispose minacciando le dimissioni che rientrarono a seguito di un rimpasto, con l’ingresso in giunta di Vincenzo Giuli (oggi tra i suoi fedelissimi pure in queste primarie) e la redistribuzione delle deleghe tra altri assessori.

La corsa si farà insomma sulle ali tra due esponenti per molti versi ancorati al recente passato politico della città, senza per questo sminuire il ruolo che Ubertini per il Terzo polo o gli eventuali altri candidati, tra cui quello del Movimento 5 stelle, potranno svolgere nel corso della campagna elettorale. Ma si sa, la politica si basa sui numeri e i numeri in questo momento dicono che a giocarsi la carica di sindaco saranno loro due.

13_03_2022

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