Febbraio 2018

RIETI MISTERIOSA

LA FONTE MEDICAMENTOSA

S.Eleuterio da riscoprire

storie

A volte sono storie con fondamento, altre sono semplici provocazioni ma raccoglierle vuol dire rimettere in moto ‘la ricerca’ e sentirsi protagonisti in una caccia al tesoro che potrebbe avere risvolti interessanti. Rieti Misteriosa con la puntata dedicata a Sant’Eleuterio colpisce Paolo Toffoli che decide di mettersi sulle tracce dei resti di cui ci ha parlato una delle abitanti della zona e trovandoli, diventa nostra guida in questo strano percorso dietro il Cimitero di Rieti. Forse gli studiosi ben sapranno di cosa si tratta, ma farlo ‘dal vivo’ rende tutto più suggestivo, donando un’aura particolare ai luoghi che attraversiamo.

La Fonte Medicamentosa
La Fonte di Sant’Eleuterio è il primo obiettivo della nostra escursione. Ci appare poco dopo aver imboccato Via Turilli, coperta dai rovi e in stato di abbandono. A protezione s’intravede un cancello destinato a racchiudere probabilmente un pozzo. Un’edicola sacra con una piccola vasca. “Sarebbe bello poterla recuperare - dice Paolo - l’interno potrebbe essere affrescato.” E’ lì, sotto gli occhi di tutti, sicuramente conosciuta da chi è sempre vissuto in zona ma ignorata dalla maggior parte degli abitanti di Rieti. Era il luogo in cui il Vescovo Primo battezzava i bambini ed insegnava la religione cristiana. Qualcuno ancora oggi la ricorda come ‘medicamentosa’, non sappiamo se per le caratteristiche naturali o per particolari storie di guarigione miracolose ad essa legate.

“La fonte portava lo stesso nome della Chiesa per essere stata compresa nel complesso catacombale di S. Eleuterio realizzato dove è oggi la chiesa dell’attuale cimitero come spiega Roberto Marinelli in una pubblicazione che dovremmo avere tutti per il grande valore che rappresenta (‘Malinconiche dimore’) – racconta Paolo.
Nell’area racchiusa tra l’antica Chiesa e la Fonte i reatini, il 19 agosto giorno della ricorrenza, erano soliti far merenda e offrire cibo ai poveri, secondo quanto ricorda anche Vincenzo Boschi nel suo saggio del 1902.

 Chi era Eleuterio?
Eleuterio nacque a Roma, sua madre Anzia vide ancor vivo l’apostolo Paolo e forse fu la prima dama romana ad abbracciare la fede cristiana. L’imperatore Adriano imprigionò il vescovo Eleuterio che godeva di molto credito nel popolo ormai stanco di libidini e sangue e, dopo averlo sottoposto a numerose torture a cui, miracolosamente, riuscì a resistere a lungo, arrivò ad ucciderlo. Anche l’anziana madre Anzia, accorsa a raccogliere in una sindone le spoglie del figlio, fu assassinata. Le salme di questi due martiri furono gettate ed abbandonate inumate. Furono raccolte segretamente da Primo, vescovo di Rieti, e seppellite in un campo fuori le mura. Tra il quarto e il quinto secolo fu eretta in quel luogo una chiesa in onore dei due santi martiri che passò in seguito in custodia a dei monaci agricoli. Qualcuno del luogo indica i resti visibili fuori dal Camposanto come resti di quella abbazia, o nei pressi della Chiesa, all’interno.
Alla presenza d’Innocenzo IV, dopo qualche tempo, le ossa vennero traslate dentro la città nella chiesa di S. Giovanni detto in Statua (per il simulacro che vi sorgeva dell’antica Rea) e ritenute responsabili di infiniti prodigi furono meta di pellegrini.
Ora la maggior parte di queste preziose reliquie è conservata in Cattedrale. S. Eleuterio fu il solo martire vescovo affidato alla custodia dei cristiani reatini.

 Un piccolo Monastero?
“Ma c’è un’altra traccia assai importante in questa zona – aggiunge la mia guida – potrebbe trovarsi una porziuncola di San Francesco  o un piccolo monastero su un colle in corrispondenza del Colle S. Basilio.” Riflettiamo mentre percorriamo una strada ormai asfaltata, al bivio è ancora possibile osservare quelle originale. I vecchi sentieri avevano come caratteristica la presenza di querce. 
Saliamo verso la zona della Foresta: abbiamo Colle Sant’Arcangelo e Colle S. Basilio alla destra. Da indicazioni offerte da un abitante del luogo, abbiamo saputo dell’esistenza di un pianoro che vorremmo esplorare.  “Pare che oltre la casa o chiesa di Sant’Eleuterio, ci fosse anche un monastero.” Ci troviamo in una proprietà privata di cui quindi non possiamo dare indicazioni precise. Forse sotto ai nostri piedi c’è un tesoro o forse no, ma già godere di questo silenzio e di questa passeggiata nel bosco ci fa sentire più ricchi. La spianata arriva all’improvviso, dopo un ‘gradone’ sul terreno, regala una vista a 360 gradi: come fosse uno spazio occupato da qualcosa che non c’è più, come ci fosse un vuoto rispetto anche alla vegetazione. A terra sparsi sassi, tegole piane, mattoni che a volte la natura ha inglobato, segnali dell’esistenza di un manufatto: non sappiamo ovviamente di quale epoca. E poi appaiono i resti di quello che noi ipotizziamo possa essere un muro. Ma c’è di più: altre tracce  scendono sotto il pianoro e tra i rovi appaiono tre nicchie, tre piccole rientranze che sembrerebbero volute, potremmo immaginare delle edicole, ci lasciamo suggestionare ed affascinare dall’ipotesi dell’esistenza in quel luogo di un agglomerato antico. Saranno gli studiosi a dire se si tratti di solo fumo. In fondo questa rubrica non ha il dovere di basarsi su dati scientifici ma su leggende, dicerìe, racconti…
E allora perlustriamo ulteriormente anche se non tutto, per ora, può essere detto.

Lasciateci approfondire…

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