Agosto 2020

SALUTE

LA BIOTECNOLOGIA AL SERVIZIO DELL’UOMO

Coronavirus: due i test sierologici

salute, sanità

 

(di Silvia Di Donna*) Questo tempo inaspettato e strano ha reso tutti consapevoli del mondo microscopico che ci circonda risvegliando anche nei non addetti a lavori una sete di conoscenza fuori dall’usuale. Quell’incertezza e quel dinamismo naturale che cerchiamo di comprendere nella sua stessa evoluzione è difficile da decifrare ed accettare per chi soprattutto nel mondo occidentale si sente ormai da tempo a riparo da malattie infettive che non lasciano troppo scampo e non danno il tempo di prendere coscienza della propria vulnerabilità come quelle croniche che sono la cifra del nostro tempo.

Eppure l’uomo ne ha fatta di strada, gli strumenti a nostra disposizione sono tanti, sempre in evoluzione e più accurati per monitorare il nostro stato di salute e prenderci cura di noi stessi. Il nostro sangue costituisce le spie della nostra macchina, è per noi consueto misura glicemia, colesterolo e una serie innumerevole di parametri sempre meglio standardizzati perché si possa evitare di rimanere in panne.

Ed è proprio nel nostro sangue che possiamo trovare le tracce di un contatto con Il Virus Sarccov 2 (il coronavirus che causa la malattia COVID-19), il nostro avamposto può registrare questo passaggio e darci preziose informazioni. Quando veniamo in contatto con antigeni esterni come i virus infatti il nostro corpo può produrre anticorpi che sono rilevabili nel nostro sangue e permangono in esso per un periodo di tempo più o meno lungo, anche ad avvenuta guarigione. L’analisi con test sierologici ci permette di valutare la presenza degli anticorpi e la loro tipologia (IgA, IgMIgG) raccontandoci la storia dell’infezione. Le IgA sono la prima barriera di protezione contro i patogeni presenti nel sangue e sulle mucose come quelle respiratorie e costituiscono insieme alle IgM indicatori della fase acuta. Le IgM compaiono precocemente nel corso dell’infezione e la loro presenza ci suggerisce con alta probabilità che è ancora in corso. Le IgG sono le immunoglobuline della memoria e se presenti da sole nel sangue indicano che il paziente è entrato in contatto con il virus in passato e che è potenzialmente immunizzato. Su quanto tale presenza possa essere protettiva e sulla persistenza degli anticorpi nelle persone che sono entrate in contatto con il Virus SARC-COV2 gli studi sono ancora in corso e molto importanti saranno i dati che si stanno raccogliendo per delineare un quadro più preciso. Studi sulla sindrome respiratoria acuta grave (SARS) e la sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS) hanno dimostrato la presenza di anticorpi specifici contro questi virus nell'80–100% dei pazienti a 2 settimane dopo l'insorgenza dei sintomie primi risultati pubblicati su ‘Nature’ indicano che la risposta immunitaria contro SARS-CoV-2 si sviluppa entro 19 giorni dall’insorgenza dei sintomi con una positività per IgG del 100% nei pazienti arruolati ma, come accade per i coronavirus del raffreddore, alcuni lavori sembrano evidenziare una durata breve, pari a qualche mese.

Esistono due tipi di test sierologici: quello capillare che ha le caratteristiche di rapidità e velocità e fornisce un informazione qualitativa stabilendo la presenza degli anticorpi e quello su prelievo venoso che ci dà un informazione anche sulla quantità degli anticorpi (semiquantitativo). Secondo i protocolli oggi in vigore una positività porterebbe ad un ulteriore approfondimento atto a verificare la presenza del virus.

Com’è noto, l’accuratezza dei test diagnostici consente l'identificazione di persone che potrebbero aver bisogno di cure o che necessitano di isolamento per impedire la diffusione dell’infezione da SARS-CoV-2.I test più affidabili sono quelli che associano caratteristiche di sensibilità (che permette individuazione di soggetti realmente positivi) e specificità (ovvero la capacità di un test di individuare i soggetti realmente sani) allo stesso tempo, evitando elevate percentuali di falsi positivi e negativi che porterebbero all’errata identificazione di un probabile infetto o la mancata rilevazione degli anticorpi/virus e conseguente diffusione dell’infezione.

Un risultato negativo agli anticorpi potrebbe inoltre essere dovuto al fatto che potremmo trovarci nel cosiddetto periodo finestra cioè la fase di incubazione del virus o una nella quale essi non sono più presenti perciò non si può completamente escludere che l’infezione sia in corso o sia avvenuta.

Considerato che l’infezione può manifestarsi con sintomi lievi o addirittura assenti, si ritiene che l’utilizzo dei test sierologici, seppur con i limiti diagnostici legati alla ricerca, possano essere utile alla rilevazione dell’eventuale contatto con il virus SARS-CoV-2ed alla valutazione della diffusione dell’infezione, anche inapparente, nella popolazione. L’esecuzione su larga scala ci può aiutare a stimare quante persone siano entrate a contatto con il virus e stratificarle per età, regione geografica, dandoci importanti informazioni sulla modalità di diffusione del virus oltre che come strumento di prevenzione.

Il rilevamento degli anticorpi specifici nel sangue non è l'unico elemento su cui si basa la possibilità di essere protetti da una successiva reinfezione e recenti studi scientifici sono concordi nel ritenere un ruolo importante delle cellule T e la loro capacità di identificare e distruggere le cellule infette. Enormi sforzi sono indirizzati nello studio delle interazioni di questo agente patogeno con l’uomo da quando è venuto in contatto con la nostra specie e queste conoscenze produrranno strumenti sempre più capaci di interpretare ed analizzare con accuratezza questa convivenza che siamo obbligati ad accettare cosi come abbiamo fatto con l’HIV, HPV, i virus dell’epatite o quello del semplice raffreddore.

*Biologo PhD

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