Aprile 2019

LA BATTAGLIA È ORA, NON DOMANI

10mila firme raccolte per il De Lellis  

ospedale

La cosa più triste è non potersi fidare di nessuno. E quando le istanze riguardano la Sanità ciò è ancora più chiaro. Al di là delle parole e dei numeri ci sono le persone, le attese, i loro mali, la paura del peggioramento, il clima in cui una buona assistenza potrebbe essere preclusa. Lavorare in un ospedale non è cosa semplice e doppiamente colpevole è chi con i fatti, nonostante le parole, rende difficile farlo. Il nostro Ospedale non chiuderà domani, ma certamente sta mettendo in forse il permanere di molte buone professionalità che, come spesso accaduto in passato, rischiano di prendere il volo attirati da condizioni più favorevoli.

Non si può rimanere sotto scacco per sale operatorie senza il necessario personale (qualificatissimo, ma con numeri insufficienti), non si può rimanere in sospeso per mesi non sapendo se saremo o meno chiamati per essere sottoposti a quel benedetto intervento. I chirurghi spalancano le braccia, ignari quanto noi di risposte da darci in attesa di smaltire nomi e nomi in lista d’attesa. Capita spesso che la preospedalizzazione sia assai distante dal momento effettivo dell’operazione e non si vive bene aspettando una telefonata. Tutto questo per caso è propedeutico ad un disegno ben preciso?

Dicevamo:non potersi fidare di nessuno perché atti concreti non ne vediamo, eccezion fatta per gli quelli che risultano ufficialmente ovvero l’interrogazione al Ministero della Salute dell’on. Gabriele Lorenzoni e la mozione al Consiglio regionale del consigliere Loreto Marcelli.

Leggendo alcune dichiarazioni sui media locali poi, diventa sempre più confusa l’opinione dei cittadini sulla questione.. Due tipi di comunicazione contrastanti: una, allarmata, denuncia un pericolo imminente di declassificazione di alcuni servizi che a cascata provocherebbe la frana dei servizi connessi, un’altra, rassicurante, rivendica la fine di un lungo periodo di “austerity”: nuove assunzioni di personale ed il rilancio, o riapertura, di alcune strutture periferiche. Quindi  “Se il nosocomio provinciale non è a rischio - come taluni dicono - perché mai dovremmo raccogliere firme o, come esorta a fare il Sindaco, ipotizzare una grossa manifestazione?”. Torniamo quindi al problema principale e non di poco conto: l'applicazione dei decreti. Oltre 10.000 cittadini hanno già sottoscritto la petizione in difesa del nostro nosocomio, ben consapevoli e correttamente informati sulle richieste avanzate alla Regione Lazio. Nonostante questo, dopo la seduta del Consiglio comunale, dopo le interviste e gli articoli apparsi in questo lungo periodo, riteniamo importante fare chiarezza, ancora una volta, sui punti fermi che porta avanti il Coordinamento Diritto Salute e Politiche Sociali: semplicemente si chiede di rispettare, e quindi applicare, le leggi che tutelano i nostri Servizi sanitari.

- Sospensione degli effetti della legge Lorenzin n. 70/2015 per la Sanità reatina, analogamente a quanto ha fatto la Regione Abruzzo per il sisma dell'Aquila,

- Revoca dei decreti emanati dalla Regione Lazio relativi al laboratorio analisi, al centro trasfusionale, e blocco di quello in via di emanazione dell'anatomia patologica che depotenziano qualitativamente le strutture citate a vantaggio del S. Filippo Neri.

- Applicazione, da parte della Regione Lazio, dell'art.17/bis inserito nel decreto Legge per le aree terremotate n. 8 del 9.2.2017 convertito in legge il 7 aprile 2017 n. 45, dove è scritto chiaramente che non si applicano le disposizioni del decreto ministeriale Lorenzin n. 70/2015 che ci lascia in balia del “piano di rientro”, e di conseguenza con limitazioni di risorse professionali e Decreti che trasferiscono a Roma le nostre prestazioni, con conseguente declassamento dei Servizi interessati.

Non sulle chiacchiere è quindi basata l’attività del Coordinamento ma su Decreti scritti e quindi, purtroppo, da applicare.

“Non abbiamo fatto quindi “allarmismo” o “sfascismo”,  ma solo una corretta e trasparente informazione con una civilissima assemblea, ove l'ospedale non è stato minimamente criticato. Chi ha partecipato lo ha apprezzato, chi non ha partecipato forse non è stato ben informato.

Precisiamo che non stiamo chiedendo un “ospedale in zona disagiata” o un “ospedale per zone interne”, sapendo bene che, nell’equivoco lessico tecnico della legislazione attuale, ciò penalizzerebbe la Sanità ratina.

Non abbiamo mai detto che l'ospedale stia chiudendo o chiuderà, essendo l’unico della Provincia, tantomeno siamo entrati nel merito del suo funzionamento, non oggetto di questa campagna. I cittadini sanno bene come funziona, poiché ne usufruiscono tutti i giorni. Conosciamo gli sforzi che la Direzione ASL fa, sempre a corto di risorse, proprio a causa del piano di rientro previsto dalla legge Lorenzin.

Continuiamo a non comprendere perché il Presidente della Regione Lazio e lo stesso Assessore alla Sanità, si ostinino a non voler applicare la legge che riconosce ai cittadini di Rieti di avere un ospedale con tutti i Servizi che ha avuto negli anni passati, considerando che è l'unico ospedale rimasto.” Questo dichiara il Coordinamento reatino Diritto alla Salute e Politiche Sociali, in cui sono presenti rappresentanti dell’Alcli, Amar, Anmic, Assoc. Partecip-azione, Avis Rieti, Cittadinanzattiva Tribunale Diritti del Malato Rieti, Rieticuore.

Alcuni stanno ‘giocando’ in queste ore ad equivocare le richieste, definendolo confuse. Come avrete letto però le associazioni che si muovono in favore della tutela del nosocomio provinciale, chiedono semplicemente l’applicazione dei decreti che prevedono la sospensiva di qualsiasi depotenziamento dei servizi sanitari nelle aree terremotate del Cratere sismico, Rieti compresa, dal 2017 al 2020. I compagni di sventurata sorte in fatto di sisma, aquilani, chiesero ed ottennero dalla regione Abruzzo quanto oggi si chiede alla Regione Lazio: non la creazione ex novo di un impianto volto al salvataggio, ma banalmente una firma per applicare quello che già esiste, previsto dalla legge, che aderisce alle specifiche già in possesso della città di Rieti. La questione è chiara, univoca e al riparo da fraintendimenti: c’è la volontà della Regione Lazio di firmare i decreti per salvaguardare il San Camillo de Lellis?

Nel momento in cui saremo in stampa si starà organizzando una conferenza stampa per fare il punto sul numero di firme raccolte alla data del 31 marzo, in relazione anche alle risposte ricevute da tutte le Istituzioni sollecitate, tenendo conto della delibera del Consiglio Comunale con cui ci si impegnava a chiedere audizione all’assessore alla sanità D’Amato, esortando tutti i Comuni della Provincia ad entrare in questa battaglia già rappresentati dallo stesso Presidente della Provincia Mariano Calisse che, condividendo le iniziative del Coordinamento e pur non avendo responsabilità diretta in tema di Sanità, aveva promesso di farsi parte attiva verso la Regione Lazio ed i Sindaci per sensibilizzarli ed impegnarli nella salvaguardia dei Servizi sanitari per il territorio tutto. In definitiva: l’Assemblea dei Sindaci dov’è??

condividi su: